Cronaca

Il racconto della Resistenza

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La Resistenza tra letteratura e storiografia. Combattere, vivere, raccontare
Incontro – dibattito
Nardò, 14 maggio 2025 
Biblioteca comunale “Achille Vergari”- Ore 17:30
     Al di là delle celebrazioni ufficiali, il 25 aprile suscita ben poco interesse, apparendo a molti un residuo ideologico del vecchio Novecento che qualche nostalgico si ostina a riesumare. Niente è mutato in occasione della ricorrenza degli Ottanta anni dalla Liberazione, mentre c’è chi fa affidamento proprio sulla manipolazione o sulla perdita della memoria: operazione facile in “un tempo senza storia” (Adriano Prosperi).
     “Meno grappa e vino e più libri di storia”: è un monito sarcastico ma incisivo espresso in un commento social da Marco Miccoli nei confronti di un raduno degli alpini che, tra i fumi dell’alcol, è degenerato in canti fascisti e razzisti. Sicuramente leggere di storia è un antidoto contro simili derive (l’autore ricorda il gran numero di vittime proprio tra gli alpini durante la campagna di Russia e cita al proposito i racconti di Nuto Revelli).
       La Resistenza, se si lasciano da parte pregiudizi, falsi miti e retoriche assorbite più o meno passivamente, riserva grandi sorprese. Si tratta di seguire la via dei libri e della lettura: diari, racconti, memorie, poesie. La letteratura resistenziale non è assolutamente letteratura minore: è letteratura, a volte di grande valore e, come tale, consente al lettore di assumere uno sguardo privilegiato per rivivere un’esperienza unica, che Guido Quazza considerava “il solo titolo di merito che può vantare il nostro Paese”.  
     “Vinci l’ostilità di una ennesima storia partigiana e leggi fino in fondo questo manoscritto”: è l’invito rivolto da Franco Fortini a Cesare Pavese in una lettera nell’estate del 1949, citata da Gabriele Pedullà. Da quel momento, afferma  Pedullà, “… il flusso di narrazioni non si sarebbe più interrotto, facendo del romanzo (assieme al memoir) la forma privilegiata della rielaborazione dell’esperienza della guerra civile italiana”.
     Gabriele Pedullà è l’autore del saggio “Raccontare la Resistenza”, da cui è tratta la citazione precedente, che fa parte del volume collettaneo, a cura di Santo Peli e Filippo Focardi, “Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943-45)”, Carocci, Roma 2025. Il volume raggruppa i diversi contributi in tre sezioni: “Combattere-Vivere-Raccontare. A tale ripartizione, che mira a mettere insieme aspetti complementari dell’esperienza resistenziale, si ispira anche il nostro incontro. 
     Negli anni la storiografia sulla Resistenza si è arricchita non solo per l’accrescersi quantitativo degli studi ma anche per i nuovi campi d’indagine che restituiscono la complessità di un’esperienza con varie sfaccettature: una resistenza plurale che tiene conto della molteplicità dei soggetti coinvolti(basterebbe ricordare il rilievo che ha assunto negli ultimi decenni lo studio relativo agli IMI), delle differenze geografiche, dei  diversi progetti e aspettative, in una prospettiva non solo nazionale.  Anzi, la dimensione internazionale rappresenta al momento un filone di studi di particolare interesse: tanti stranieri, anche tedeschi, hanno combattuto in Italia nelle bande partigiane, mentre tanti italiani si sono ritrovati a combattere all’estero partecipando ad altre resistenze.
       Si tratta di dare voce a chi non ne ha avuta: “Vi sono resistenti che non hanno mai parlato e che non parleranno mai(...). Sarei ben contento se essi potessero riconoscersi, anche in piccola parte, in ciò che ho scritto”, afferma Claudio Pavone nella “Premessa” al suo celebre saggio del 1991 (“Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza”), un’opera di grande rigore, che ha segnato una svolta negli studi sulla Resistenza.
     Certamente tra ricerca e senso comune esiste uno squilibrio, che va a scapito della consapevolezza su quanto è accaduto: E’ auspicabile che il divario venga per quanto possibile colmato, visto il carattere fondativo che il fenomeno della Resistenza ha per il presente. Particolarmente pregnante è a questo proposito il titolo che David Bidussa ha dato a una raccolta di scritti di un grande testimone e artefice quale fu Vittorio Foa: “Il futuro si fa solo partecipando. La Resistenza come opportunità per pensare nuovi percorsi di libertà”. Ritroviamo lo stesso Foa che il 23 agosto 1943, uscendo dal carcere di Castelfranco Emilia, regala a un  suo amico la “Scienza nova” di Vico con una dedica tratta dallo stesso testo vichiano: “per varie e diverse vie , che sembravano traversie ed eran infatti opportunità”(citazione di Claudio Pavone all’inizio del primo capitolo, “La scelta”, dell’opera citata).
     Vittorio Foa ha a lungo meditato sulla sua esperienza nella Resistenza. Per lui, come per tanti altri, si è trattato di un percorso di formazione mai ostentato con toni di esaltazione.
     Il rifiuto dell’autocelebrazione, senza nessuna indulgenza per il vittimismo o per la retorica, caratterizza le migliori testimonianze di un processo per molti iniziato l’8 settembre del 1943, dopo l’analfabetismo politico del ventennio fascista. Pochi, invece, il fascismo lo avevano combattuto sin dal suo nascere, pagandone le conseguenze.
     Gli aspetti richiamati sono solo esempi. Se decidiamo di inoltrarci nella ricchissima produzione storiografica e letteraria che riguarda il passaggio dal fascismo alla Repubblica, scopriamo tesori che ci riguardano più di quanto riusciamo ad immaginare.
     Per noi si tratta di porre al centro la lettura collettiva come pratica in divenire, come ricerca che intreccia il dialogo con gli autori con quello interno al gruppo.  Riflettere e ragionare insieme con i libri sulla Resistenza è ciò che proponiamo a chi vorrà unirsi a noi mercoledì prossimo, alle 17: 30, presso la Biblioteca comunale “Achille Vergari”.
                                                                                            
                                                                                     Genoveffa Giuri
                                                                             “Letture in Via Gabellone”