NARDÒ - Una nota di Maurizio Leuzzi. Lucida? Impietosa? Devastante? Ripartiamo dall'aggettivo che troverete voi lettori.

Oggi si apre a Nardò la Festa dell’Unità provinciale. Già... l’Unità! Ma di quale Unità stiamo
parlando esattamente?
Perché leggendo il post di Stefanazzi, più che di Unità nel PD pare si parli di un “patto” di
potere (che si è rotto) in forza del quale la casta difende se stessa. Il cerchio magico in cui ognuno è impegnato a difendere la propria
postazione di potere, e l’unico cambiamento può essere al più una rotazione degli stessi sulle diverse poltrone disponibili. Insomma il partito ridotto a uno strumento di potere riservato a pochi, che se
ne servono come fosse “cosa loro”, in collaborazione coi dirigenti che loro stessi hanno
scelto.
E quindi a Nardò quale Unità festeggiamo? Quella di un circolo da anni asservito a quel
cerchio magico, al quale certo non interessa che a Nardò il PD cresca e diventi una forza
tale da reclamare a buon diritto presenza nelle segreterie o nelle candidature che contano
(indispensabili per rappresentare il nostro territorio e farlo crescere), restando invece un
semplice contenitore di voti da distribuire per la rielezione degli uscenti di altri territori?
E d’altra parte che il PD di Nardò, con la complicità di chi oggi lo rappresenta, sia asservito
a quel cerchio magico, lo dimostra il fatto che l’attuale segreteria sia nelle mani di
Stefanazzi. Lo stesso che, per giochi di potere e interessi elettorali dei vertici regionali, ha
distrutto una coalizione vincente di centro sinistra, mortificato una intera classe dirigente e
consegnato Nardò alla peggiore destra rappresentata da Mellone. Lo stesso che poi da
candidato in parlamento (dopo essere stato scaricato da Mellone) fece ammenda in una
cornice preparata dal Siciliano di turno, il quale invitò il popolo del PD locale a dimenticare
per incanto quanto accaduto, e a votare per il proprio carnefice redento.
Sicchè di quale Unità parliamo? Perché sembra difficile potersi riconoscere in questa Unità
(intrisa di ipocrisia) sbandierata dai dirigenti locali i quali, invece di preoccuparsi di
cambiare condotta e di recuperare i tanti militanti e simpatizzanti che si sono allontanati,
sfruttano l’evento solo per fare vetrina approfittando della presenza di De Caro.
Sarò forse un romantico, ma ho sempre pensato che per fare politica e per avere la
credibilità necessaria ad aggregare, ciò che è indispensabile è il buon esempio... Ed io in
questo PD di buon esempio ne vedo ben poco. E invece si dovrebbe ricominciare proprio
da lì!