Cronaca

L'ESPERTO - Non è una crisi classica ed è difficile trovare la via d'uscita

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NARDO' - La crisi attuale del sistema moda e la ripercussione sulle piccole e medie imprese nella nostra Città e nel Salento.

La crisi del sistema moda che stiamo vivendo non è la “crisi classica” fatta di discese e risalite alle quali siamo abituati da anni.                                                                                                                                                    

Questa volta la crisi attuale ha un insieme di cause concatenate e imprevedibili interne ed esterne al sistema che rendono difficile prevedere una via d’uscita.                                                                                                        

In primo luogo abbiamo il problema delle guerre che creano un’incertezza globale, unita a un futuro che non è né chiaro, né nitido.                                                                      

A questo si aggiungono l’inflazione elevata, i dazi, i prezzi alti del lusso, la diminuzione del potere d’acquisto del ceto medio e il fatto che le aziende si trovano ad affrontare la necessità di una trasformazione strutturale per adattarsi a un nuovo e continuo contesto di mercato.        

A questo si aggiunge l’invasione del Fast Fashion e l’impatto economico e ambientale senza precedenti  che sta producendo in Europa e nel Mondo.                                                                         

Nessuno ha la ricetta giusta e nell’attesa l’unica medicina è non stare fermi, continuare a migliorarsi, stare costantemente al timone e interrogarsi se ciò che era assodato ieri è ancora valido per il mercato di oggi.                                                       

In un momento critico e di forte cambiamento il vero rischio è l’immobilità e occorrono provvedimenti urgenti e visioni di lungo respiro per evitare che l’industria moda italiana, secondo comparto produttivo del paese, possa subire la stessa ingloriosa fine dell’automobile.                                                                                                                                                    

L’ incremento dei prezzi del lusso portando a una diminuzione dei pezzi venduti  ha penalizzato la nostra manifattura locale che dipendendo soprattutto dai grossi brand sta subendo una crisi finanziaria e occupazionale.
Questa è la causa principale della attuale sofferenza delle nostre aziende dell’abbigliamento e il calo dei volumi delle commesse in questi mesi   sta portando alla chiusura o al ridimensionamento dei terzisti, che sono la spina dorsale del sistema salentino.                                                                            

Nessuno oggi sa quale sarà la situazione nei prossimi mesi e ci rimane la fiducia di avere un tessuto di aziende sano che ha dimostrato in passato grande capacità di adattamento e di rivitalizzazione, ha virato verso i segmenti del lusso e del pronto moda e ridotto a sue spese tempi e costi di produzione.                                                                                                                                                                    

Lo spazio potrebbe esserci ma la ricetta è complessa e le nostre aziende piccole e medie non ce la possono fare da sole.

Certamente il settore abbigliamento nella nostra città e nel Salento non potrà rivivere  i fasti degli anni ’80 o ’90  e  la sfida per le  nostre aziende  sarà quella di essere sempre più  flessibili , adattarsi a dare prodotti e servizi sempre diversi e avanzati, fare sinergia tra di loro e con  il territorio e non trascurare  un migliore rapporto di partnership strategico continuo  con il cliente  difendendo e facendo valere  la propria  capacità creativa e artigianale.             

Contemporaneamente pensare con le organizzazioni rappresentative del settore, l’università e la scuola a come attrarre i giovani in un settore vitale e sfidante che richiede non  solo più manualità artigianale ma competenze tecniche trasversali diverse dal passato e padronanza delle tecnologie e degli strumenti.                                                                                       

Compito anche delle istituzioni è quello di dare un deciso contributo per tutelare questo patrimonio di creatività e laboriosità che per anni ha dato un forte contributo all’economia e all’occupazione del nostro territorio  non solo con aiuti fortemente mirati  ma creando le condizioni per la sua attrattiva e il suo rilancio.   

Pantaleone Pagliula