NARDO' - Domani le studentesse e gli studenti della scuola media “Dag Hammarskjöld” varcheranno la soglia della nuova scuola di piazza Giulio Pastore, nel cuore della zona 167.
Dalle finestre, l’orizzonte sarà fatto di alti condomini, cemento e periferia.
Una scuola nuova, sì, ma con problemi già evidenti: non è recintata, e quindi sarà facilissimo entrare e uscire senza alcun controllo.
Le classi, in numero insufficiente, hanno fatto sacrificare i laboratori per ricavare le aule mancanti: un dettaglio non da poco, considerando che si tratta di una scuola a indirizzo musicale.
I bagni pare siano unici per ragazzi, ragazze, docenti e operatori. Per raggiungere le aule, si dovranno percorrere - a detta di chi l'ha già visitata - almeno cinque minuti all’interno di corridoi e spazi che hanno vie di fuga ovunque, senza che ci sia personale sufficiente per un adeguato controllo.
E poi ci sono le certificazioni: non risultavano tutte fino a pochi giorni fa. Ci sono?
Non c’è stata consegna formale della scuola, né sono state effettuate prove di evacuazione in caso d'incendio.
Senza contare i problemi di trasporto per molti alunni.
Eppure Mellone ha avuto fretta: fretta di tagliare un nastro, di scattare una foto, di fare un video dal gusto finto-malinconico, di raccontare a modo suo un successo.
La scuola di via XX Settembre va verso la demolizione, senza sapere ancora bene cosa la sostituirà, e con essa verrà abbattuta anche la palestra a servizio della scuola di via Marzano.
Mellone ha fretta di chiudere, simbolicamente e politicamente, un pezzo fondamentale della storia di questa città. Una storia fatta di cultura, comunità scolastiche, di luoghi che non sono solo muri, aule e porte, ma soprattutto relazioni, memoria, identità.
A studentesse e studenti, ai loro genitori, a tutte le lavoratrici e i lavoratori della scuola va il nostro in bocca al lupo. Perché, a loro insaputa, saranno chiamati a fare da sfondo alla propaganda dell’ormai leghista sindaco della nostra Nardò. A loro, come sempre, toccherà la parte più difficile: vivere la quotidianità della scuola, che va ben oltre selfie e titoli dei giornali.
(Nardò Bene Comune)