Cronaca

INTERVENTO - Che veleni indosso oggi?

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NARDÒ - Capi di abbigliamento tossici e danni alla nostra pelle e alla nostra salute.

Da tempo osservo che nei supermercati sempre più persone comprano alimenti leggendo dalle confezioni il valore degli zuccheri, grassi, additivi, ingredienti, mentre quasi nessuno entrando in un negozio o in un sito internet per acquistare capi di abbigliamento cerca quello che fa bene o quello che fa male.                   

Poche persone pensano che i vestiti che indossano come gli alimenti ultraprocessati che si cibano sono molto spesso un concentrato di tecnica invisibile, di scorciatoie industriali e di chimica nascosta e poco conosciuta.                                                                                                                                     

La pelle è il più esteso organo del nostro corpo e funziona come barriera contro agenti esterni: mettere a contatto qualcosa sulla pelle per otto, dieci, dodici ore non è un gesto decorativo ma può essere un’esposizione al male.                                                 

Uno studio  dalla Commissione Europea sul legame tra allergie e chimica dei tessili ha concluso che la dermatite allergica da contatto può essere indotta da tinture tessili, resine di finissaggio, ammorbidenti, idrorepellenti, ritardanti di fiamma, biocidi, antitarme, smacchiatori e solventi da lavaggio a secco.
Non parliamo di facili allarmismi, ma di un dossier tecnico costruito proprio per capire che cosa resta sui prodotti finiti e che cosa può dare fastidio alla nostra pelle e alla nostra salute.

Da poco Bruxelles  ha limitato l’immissione sul mercato del tessile, abbigliamento e calzature di 33 sostanze cancerogene, mutagene o tossiche e nel 2025 l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha registrato 72 allerte chimiche sui tessili, in gran parte legate alla salute umana, con casi di cromo esavalente e cadmio, composti chimici altamente tossici e cancerogeni oltre i limiti.
La maglietta da quattro euro che indossiamo può dare una leggera sensazione giocosa e attrattiva e contemporaneamente essere una piccola e elegante  discarica portatile.                                                                                                                              
Il paradosso è che attualmente le etichette tessili in Europa dicono soltanto in ogni indumento che indossiamo di quale fibra si tratta ( cotone, poliestere, viscosa, lana, ecc.) e la sua composizione ma non danno informazioni delle molte sostanze usatenei prodotti finiti tessili soprattutto importati, comprese varie PFAS.                  
In sostanza dello yogurt che compriamo sappiamo quasi tutto mentre della nostra  camicia molto meno.                                                                                                    
Riguardo ai PFAS, i famosi Forever Chemical, usati per respingere acqua, olio e sporco dai nostri abiti una ricerca diffusa dall’Università di Birmingham nel 2024 ha mostrato che 15 PFAS su 17 testati presentavano un altissimo assorbimento nel sangue che può arrivare  al 13,5%, con un ulteriore 38% trattenuto nella pelle per potenziale assorbimento successivo.                                                                                                                  
Da riflettere che queste sostanze chimiche non restano buone e ferme nell’impermeabile o nella tuta da palestra che indossiamo ma viaggiano nel nostro corpo attraverso il sangue, il sistema linfatico e i neuroni e regolano ogni nostra funzione vitale, dalla respirazione alla gestione dello stress e alla produzione di energia.                                                                                                                                                                                    
Uno studio sui vestiti che indossiamo ogni giorno raccomanda di lavare i capi nuovi almeno una volta prima di indossarli.                                                                                                                                                    
Una review del 2024 sulla dermatite da contatto del piede ricorda che il cromo è spesso associato agli articoli in pelle e può provocare sensibilizzazione e dermatite allergica.                                                                                                                                    
Mi chiedo spesso perché le scuole di moda non insegnano almeno nei fondamenti  anche dermatologia, tossicologia, neurologia della percezione e perché  chi progetta e produce abiti  continua a separare forma e funzione  ignorando  i numeri e la scienza.                                                                                                                     
Il consumo medio di abbigliamento in Europa ammonta a circa 19 chilogrammi  di tessile all’anno per persona, in Italia un cittadino acquista in media 42 capi all’anno, che purtroppo indossa solo 7-8 volte prima di  dismetterlo e dimenticarlo.                                                                                                                                       
Per un paio di jeans il consumo di acqua varia tra 7000 e 10000 litri, il settore tessile genera circa il 10 % delle emissioni globali di carbonio superando il totale dei voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme e circa il 46 % dei tessili raccolti in Europa viene esportato verso Paesi dell’Africa e dell’Asia dove diventano rifiuti scaricati in discariche a cielo aperto.                                                                                                                                 
Paradossalmente la sovrapproduzione di questo sistema denominato fast fashion con il suo impatto di consumo eccessivo e rapido mette in difficoltà anche la beneficenza nel donare capi di abbigliamento.                                                                                                                 
Il mio ottimismo e la mia speranza mi porta a pensare che prima o poi conoscenza e consapevolezza ci porterà a non essere costretti a scegliere capi di abbigliamento  tossici e che potremmo finalmente scegliere una  moda consapevole e sostenibile.                                                                           
Il giorno in cui guarderemo un’etichetta tessile con la stessa serietà con cui guardiamo gli ingredienti di un biscotto, forse la sostenibilità smetterà di sembrare una penitenza e diventare per tutti una forma superiore di cura  avendo la consapevolezza di collegare piacere e salute, estetica e benessere.                                                                                                          Pantaleone Pagliula