NARDO' - Un retroscena di profonda umanità ha accompagnato la nascita del nuovo murale dedicato a Franco Battiato a Nardò. Protagonista di questa vicenda è Elio, un anziano neretino di quasi 90 anni che, con la sua presenza discreta, ha saputo anticipare il cuore stesso dell'opera, diventandone lo specchio vivente ben prima che fosse ultimata. Il murale, nato da un'idea del consigliere Gianluca Fedele, e realizzato dall'artista Gabriele Quarta, in arte Kabo, raffigura Battiato su una sedia a dondolo, circondato dai versi de "La cura": un’opera che parla di protezione, di amore incondizionato e di quel sentimento puro che si offre senza chiedere nulla in cambio.

Versi che si sono tradotti in un fatto concreto: mentre l’artista disegnava sul muro il concetto astratto di accudimento, Elio, senza saperlo, ne incarnava la protezione nella realtà. Giorno dopo giorno, sfidando il sole cocente, andava a trovare l'artista, spinto dalla preoccupazione di vederlo lavorare per ore sotto quella calura e dal desiderio di sincerarsi che stesse bene, offrendogli parole di incoraggiamento, sincere congratulazioni per l’opera e racconti di una vita vissuta. Chi conosce Elio, sa che la sua premura non è un gesto episodico, ma il suo modo abituale di relazionarsi con gli altri ogni giorno.
Quando il cantiere è giunto al termine, Elio non è riuscito a trattenere la commozione, non era solo la fine di un lavoro ma di un prezioso rituale, di quell'andare e venire quotidiano che, ormai, era diventato un appuntamento fisso. È stata la conferma tangibile che la cura si era fatta reciproca. Elio e l’artista hanno trasformato un angolo di strada in uno spazio intergenerazionale di puro affetto condiviso, momenti ricchi di emozioni che l’artista stesso ha voluto condividere sui propri canali social, a testimonianza di un incontro che ha lasciato il segno.
È in questo stupore sincero che si nasconde la lezione più grande: i valori più profondi non sono concetti astratti, ma si riconoscono attraverso l’esempio concreto. Sotto quel cantiere, Elio incontrava quotidianamente l’artista trattandolo come un "essere speciale", rispecchiando fedelmente i versi di Battiato. Un'espressione di autentica umanità e di quella rara empatia che non chiede nulla in cambio se non il bene dell'altro, e che ha trovato eco nella sensibilità di Kabo, dando vita a una storia che ha restituito significato concreto a quanto espresso dall’opera.
Scegliere la cura, in un mondo che troppo spesso spinge alla cattiveria e al conflitto, è il gesto più rivoluzionario che si possa compiere. Perché la vera opera d’arte non è soltanto quella che prende forma su un muro, ma quella che vive nel premuroso riguardo che riserviamo al prossimo e che trasforma la presenza, l'attenzione e la gentilezza in uno scudo contro l'indifferenza.
Su quel marciapiede, Elio e Kabo hanno dimostrato che abitare il mondo con amore non è un’utopia, basta un piccolo gesto quotidiano per tradurre in vita vissuta il senso profondo de "La Cura": «Perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te».
di Isabella Stefania Pranzo
Educatrice Professionale Socio-Pedagogica