Cronaca

ADDIO GINO - Lettera ad un padre

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NARDÒ - Alessandra Andriani scrive queste parole in occasione del funerale del suo papà, celebrato oggi. In calce il ricordo dell'amico Leonardo Giordano.20260728 145619

A mio padre

Con la scomparsa di mio padre non perdiamo soltanto un marito, un padre, un nonno, un amico.

Perdiamo un uomo che ha attraversato quasi un secolo di storia italiana e che quella storia ha scelto di viverla non da spettatore, ma da protagonista della vita della sua comunità.

Chi vive novant’anni non attraversa soltanto il tempo: attraversa la storia.

Mio padre ha visto cambiare l’Italia e, nel suo piccolo, ha cercato di cambiarla in meglio. Questa è l’eredità più bella che lascia non solo a noi, ma anche alle comunità che ha servito con passione, prima nella sua amata Montalbano Jonico, in Basilicata, e poi anche a Nardò.

Ha conosciuto l’Italia della ricostruzione, gli anni delle grandi trasformazioni sociali e politiche, le speranze e le contraddizioni di un Paese che cresceva insieme a lui.

Da uomo profondamente legato ai valori della sinistra comunista, ha vissuto la politica come un servizio e mai come un privilegio. Credeva che amministrare significasse prendersi cura delle persone. Non ha mai cercato vantaggi personali. Ha cercato, semplicemente, di essere utile.

Era un uomo che non aveva ereditato privilegi.

Tutto ciò che è diventato lo ha costruito con il lavoro, con il sacrificio, con lo studio, con una straordinaria forza di volontà e con quella tenacia silenziosa che lo ha accompagnato per tutta la vita.

Ripensandoci oggi, mi accorgo che tutta la sua esistenza è stata un continuo costruire.

Ha costruito la propria strada.

Ha costruito una famiglia.

Ha costruito relazioni fondate sulla fiducia.

Ha cercato di costruire una comunità migliore.

E costruiva anche con le mani.

Se si metteva in testa di imparare qualcosa, ci riusciva sempre. Che fosse realizzare un mobile, dipingere un quadro, allenarsi con costanza anche in età avanzata, affrontava ogni sfida con metodo, precisione e pazienza. Studiava, osservava, provava e riprovava finché non raggiungeva il risultato che desiderava.

Senza saperlo, ci stava insegnando che non esistono traguardi impossibili quando si affronta la vita con disciplina, perseveranza e fiducia nelle proprie capacità.

Ma il suo insegnamento più grande non è stato quello che ci ha detto.

È stato quello che ci ha mostrato vivendo.

Ci ha insegnato l’onestà. Non come una parola da pronunciare, ma come un modo di stare al mondo.

Ci ha insegnato che la dignità vale più della convenienza e che il rispetto per gli altri vale più di qualsiasi ruolo.

A noi tre figlie ha lasciato un messaggio che continua a guidare le nostre vite.

Ci ha sempre detto di credere nelle nostre capacità, di costruire il nostro futuro con lo studio, il lavoro e il merito, senza aspettare favori o scorciatoie.

Molto prima che fosse naturale parlare di emancipazione femminile, lui ci ha educate a essere donne libere, autonome, capaci di scegliere la propria strada contando sul proprio valore.

Aveva capito che lo studio sarebbe stato la nostra libertà.

Sapeva che la cultura ci avrebbe dato gli strumenti per comprendere il mondo e la forza per trovare il nostro posto al suo interno.

È stato uno dei doni più grandi che potesse farci.

Ma, sopra ogni cosa, ci ha insegnato l’amore.

L’amore profondo per mia madre Annarita, compagna di una vita.

L’amore con cui ha cresciuto noi figlie.

L’amore infinito per i suoi nipoti, che erano la sua gioia e il suo orgoglio.

Credeva profondamente nella famiglia.

Ci ha insegnato che una famiglia resta unita non perché non conosca le difficoltà, ma perché ogni giorno sceglie di volersi bene, di rispettarsi e di ritrovarsi.

La vita gli ha chiesto anche la prova più dura che un padre possa affrontare: la perdita di un figlio.

Ha portato dentro di sé quel dolore con una forza e una dignità straordinarie, senza mai smettere di esserci per chi aveva accanto.

Oggi ci piace immaginare che abbia finalmente riabbracciato Giancarlo e la nostra mamma Annarita.

Tra tutti i ricordi che porto nel cuore, ce n’è uno che conservo in modo particolare.

Da bambina aspettavo il suo ritorno dal lavoro.

Mi nascondevo sotto il tavolo mentre mia madre, sorridendo, gli diceva: «Gino, ma dov’è Alessandra?».

Io trattenevo il respiro fino all’ultimo, poi uscivo all’improvviso e mi lanciavo tra le sue braccia.

Ancora oggi, quando penso alla felicità, penso a quell’abbraccio.

Perché, prima ancora dell’uomo impegnato, del politico, dell’amministratore, lui era il luogo in cui mi sentivo al sicuro.

Oggi lo salutiamo con il dolore di chi perde una persona amata, ma soprattutto con la gratitudine di chi ha avuto il privilegio di condividere un tratto di strada con un uomo come lui.

Un uomo per bene.

Un uomo che ha attraversato la vita con discrezione, senza mai fare rumore, sempre in punta di piedi.

Eppure, proprio perché ha vissuto così, ha lasciato impronte profonde nel cuore di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo.

Caro papà,

ci hai insegnato che la dignità vale più del successo, che l’onestà vale più della convenienza, che il bene fatto agli altri non è mai tempo perso e che l’amore si misura dalla presenza.

Ci hai insegnato che il vero valore di una persona non si misura da ciò che accumula per sé, ma da ciò che lascia negli altri.

Questo è il patrimonio più grande che ci lasci.

Noi promettiamo di custodirlo.

Continueremo a vivere cercando di essere all’altezza dell’esempio che ci hai donato.

Grazie per tutto quello che sei stato.

Grazie per averci insegnato, con la tua vita, cosa significa essere una persona giusta.

Ti vogliamo bene.

Ciao, papà.

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RICORDO DI GINO ANDRIANI
Ho appreso da Fb della scomparsa di Gino Andriani. Gino Andriani è stato per decenni consigliere comunale e segretario politico del Partito Comunista Italiano di Montalbano Jonico. Un avversario dunque, ma leale , con cui confrontarsi ogni volta era una sfida. Abilissimo e intelligente, specie nelle trattative volte a sfasciare e ricostruire maggioranze amministrative, anche inedite ed anomale. Fu lui l'artefice dell'ingresso del Pci in una giunta in cui aveva il vicesindaco (Elio Rodolfo) con una sorta di "compromesso storico" sul piano locale (1988). Fu lui tra i promotori di un'altra esperienza amministrativa del tutto inedita che metteva insieme Rifondazione Comunista, tronconi del Psi, il Psdi, il Pri e il Movimento Sociale Italiano (1992-1994).Durante i consigli comunali, all'epoca molto seguiti ed infuocati, egli giocava di stiletto. Difficilmente con lui si finiva , a differenza che con altri, sul terreno dello scontro polemico ed acceso. Lui giocava di stiletto e su quel piano, con l'ironia e la battuta, bisognava batterlo.
L'ho avuto anche a scuola come collega di lavoro (era responsabile del laboratorio). Il compianto Giancarlo, suo figlio, fu mio allievo e scomparse tragicamente in un incidente stradale prima degli esami di stato.
Era di Nardò, provincia di Lecce, e si trovò a Montalbano insieme a tanti altri salentini venuti nella nostra città per la coltivazione del tabacco. Fu un ottimo rappresentante di quella comunità e ha dato un fattivo contributo alla emancipazione della comunità dei salentini che, a loro volta, hanno dato tra anni '50 e '70 un grande contributo allo sviluppo di Montalbano. Onore a Te Gino, riposa in pace e Dio voglia che tu possa incontrare in Cielo Giancarlo e la tua adorata consorte.