NARDO' - Conosciamo tutti il potenziale che Nardò potrebbe generare a livello occupazionale se solo orientasse il suo interesse alla sua naturale vocazione ambientale, così particolare e paesaggisticamente differenziata. Sappiamo anche, che le regole potevano essere state scritte già da una quindicina d’anni.

CHI DIFENDE L’OSSERVATORIO SULLA CITTA’
Tra tante parole e promesse, ciò che notiamo intorno a noi, rimane l’unica conferma alle supposte e, da sempre auspicate, strategie di sviluppo. La domanda per l’ OSSERVATORIO SULLA CITTA’ però rimane sempre la stessa: “QUANTA CITTA’ CI MANCA ?”
Conosciamo tutti il potenziale che Nardò potrebbe generare a livello occupazionale se solo orientasse il suo interesse alla sua naturale vocazione ambientale, così particolare e paesaggisticamente differenziata. Sappiamo anche, che le regole potevano essere state scritte già da una quindicina d’anni.
Sappiamo da tempo, e per mille volte abbiamo ripetuto, come questo evidente ‘potenziale’ poteva, e ancora potrebbe, inserirsi in un reale programma per la valorizzazione ambientale e che, con la didattica e l’educazione per la bellezza, possa alimentare quei circuiti virtuosi capaci di indurre, le svariate ‘economie di scala’, a formare un nuovo tessuto connettivo per la ripresa.
Tante volte ancora abbiamo ripetuto che le “difese immunitarie” e la ripresa delle attività vitali di questo territorio si possono benissimo basare sull’incremento culturale supportato da una forte dose di applicazioni tecnologiche.
Siamo a metà gennaio del 2013 e, fra un solo mese, saremo alle soglie della primavera e occorrerebbe organizzare già la stagione estiva che (attenzione), funzionerà da indicatore e avvertirà come questa nostra zona, sarà in grado di affrontare la fase di crisi mondiale. Sena buone premesse, non si va da nessuna parte.
Nella situazione disorganizzata e palesemente immobile della città, le uniche domande che rivolgiamo ai suoi rappresentati sono in queste foto, realizzate nella prima decina di gennaio. Allora ci chiediamo se davvero, queste immagini possano davvero rappresentarli e rappresentarci testimoniando la cieca e paludosa strategia di sviluppo che, sia chiaro, storicamente rimarrà (con i suoi interpreti) come testimonianza del nostro tempo per il futuro della città.
Il bieco tentativo di far passare Nardò come bellissima città, solo elencando ‘virtuali speranze’ di miglioramento, non può trovare più applicazione. Gli sforzi dei gruppi sociali e culturali sono tanti, ma perlopiù, vengono isolati e privati di energia o nel peggiore dei casi (molto frequenti) vengono ‘contrapposti’ i loro interessi perchè si annullino a vicenda (è così evidente ormai !
Se governa uno, l’altro gli fa terra bruciata attorno per fargli fare brutta figura. Se governa l’altro, il primo lo circonda di un fossato e crea paludi, per non concedergli vantaggio. Ed in questo scambio, tanto puerile quanto, perverso e schizzofrenico, il nostro territorio e a noi, come cittadini (molti), rimangono terre bruciate fossati e paludi. Ad altri (pochi), invece brillanti carriere politiche! Ma a quale prezzo? Un immobilismo eterno che sta consumando la città, ora dopo ora.
Noi francamente, dopo aver dato prova di passione, dedizione, volontà, aver prodotto e divulgato le immagini di tante bellezze e, per la maggior parte delle volte, aver fatto finta di non vedere, magari deviando i percorsi e le escursioni turistiche, per altre strade, temendo di fare brutta figura, ci staremmo, se ci concedete l’eufemismo, iniziando a vergognare!
Questa, per adesso, è una città lontana, ‘separta’ … da ogni realtà
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)