NARDO' - La verità sull’omicidio del pastore sardo Gianpiero Murinu, 39 anni, freddato a pochi passi dalla sua abitazione, è attesa per lunedì 25 febbraio.
Tra poco meno di una settimana, dunque, si conosceranno i risultati della prova dello stub (un accertamento che permette di rinvenire le tracce della polvere da sparo), che la Polizia Scientifica di Roma ha eseguito sul cadavere della vittima; sulla moglie, Katia Vagliani; e sul presunto killer Diego Alfieri, barista 31enne di Nardò.
I fatti risalgono al 2 giugno scorso. Murinu fu assassinato con quattro colpi di pistola. Tre lo raggiunsero alla schiena ed uno alla nuca. A sparare sarebbe stato il 31enne, che da qualche tempo intratteneva una relazione extraconiugale con la moglie della vittima.
L’indagato, assistito dall’avvocato Giuseppe Bonsegna, in sede di interrogatorio di convalida ha raccontato di averlo fatto per legittima difesa. Il 39enne - ha spiegato Alfieri - aveva scoperto il loro rapporto clandestino e voleva dargli una lezione.
Molti interrogativi rimasti sospesi avvolgono di mistero questo delitto. A partire dal messaggio partito dal telefono del figlio della vittima verso l’utenza di Alfieri, nel quale si comunicava che le forze dell’ordine erano già arrivate sul luogo del crimine, poco dopo la sua fuga.
E poi il fatto che, secondo quanto ha raccontato Alfieri, sarebbe stata proprio l’amante a consegnargli la pistola qualche giorno prima, nel timore che il marito potesse commettere qualche gesto azzardato. Che ruolo ha avuto la donna nel delitto?
Ad oggi non risulta iscritta nel registro degli indagati. Il sostituto procuratore Paola Guglielmi, titolare dell’inchiesta, sta valutando la sua posizione. Per saperne di più bisognerà attendere poco più di una settimana.