
NARDO'- Paolo Zacchino ci manca già. Vogliamo ricordarlo a quanti hanno amato questa terra intensamente e con passione, come lui.
I funerali sono oggi alle 16.30 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli

Si è spento Paoluccio, dopo il decorso di una feroce e inesorabile malattia.
Ci mancherà la sua presenza fisica, la sua voce e soprattutto il suo sguardo che, prima del saluto, pareva severo - come se volesse sempre sgridarti e richiamarti ai doveri - ma che preludeva al disvelarsi dalle sue note caratteriali più evidenti: cordialità, bonomia, simpatia. E una ironia marcata, sicuramente innata ma che spesso pareva conseguenza di anni ed anni di attività teatrale.
Lui è stato sicuramente un pioniere del teatro in vernacolo. A Nardò il primo, e questo può anche non essere un merito. Ma primo è rimasto sempre grazie ad una continuità impressionante: spettacoli, allestimenti, canzoni, poesie, iniziative culturali e la mitica "Cavalcata". Tutto quanto riguardasse Nardò nella storia e nelle tradizioni per lui era sacro, da proteggere e tutelare.
Ci fermiamo qui perché l'onda dei ricordi e delle emozioni è imponente. Continueremo a parlare di Paoluccio e della sua vita perché lo ha ampiamente meritato. E, soprattutto, merita di non essere mai dimenticato da noi contemporanei e dalle future generazioni.
Se vi va partecipate al nostro ricordo scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Nardò 9 aprile 2013
“È morto il Maestro Paolo Zacchino. Se ne è andato in un giorno che per Nardò rappresenta una pagina di storia importante perché vide protagonista il popolo dei contadini, lui che della storia e delle tradizioni della sua Città aveva fatto ragione di approfondimento, ricerca e recupero in ogni stagione della sua vita.
La sua scomparsa è una grande perdita per la comunità tutta. Per oltre cinquant’anni ha dedicato la sua esistenza al teatro, all’arte, allo studio degli usi e delle tradizioni locali.
È stato tra i più importanti ambasciatori del vernacolo e della cultura neritina in Italia ed in diversi paesi stranieri, concorrendo negli anni alla formazione artistica di diversi attori e persone di teatro. La sua attività ha riscosso apprezzamenti e consensi in tutte le città in cui le opere del “Piccolo Teatro di Nardò” sono state rappresentate.
Con Paolo Zacchino scompare uno dei testimoni più autorevoli e appassionati della Cultura delle Tradizioni locali. Il profondo amore che ha sempre nutrito per la Città di Nardò ha segnato tutti i segmenti della sua vita artistica e professionale. La ricerca delle radici e la salvaguardia dell’identità della Città sono stati cifra del suo impegno a favore di un recupero delle tradizioni mai fine a se stesso ma destinato a consegnare ai più giovani un patrimonio di valori e informazioni.
A lui dobbiamo tanto. La Città di Nardò lo ricorderà sempre con affetto. Il sorriso che ha saputo con maestria sempre regalare rimarrà dono e ricordo per la Comunità.
Alla sua Famiglia voglio porgere sinceri sentimenti di cordoglio.”
Marcello Risi
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Anche il vicesindaco di Nardò Carlo Falangone, assessore alla Cultura, ha voluto ricordare Paolo Zacchino.
"Oggi è un giorno molto triste per la Città di Nardò: se n'è andato un pilastro della storia delle tradizioni locali nonchè un operosissimo compagno di tanti percorsi culturali. Grazie a lui un patrimonio di cultura e tradizioni sono sfuggiti all'oblio. Così tante giovani generazioni hanno potuto godere dei linguaggi, dei canti e delle tradizioni che furono del popolo e dell'uomo della strada.
Al Piccolo Teatro di Nardò che Zacchino fondò nel 1974 insieme a Gregorio Caputo va riconosciuto un grande merito: quello di aver consegnato alla comunità un messaggio ed un monito affinchè non si scolorisse la parte più autentica della società neretina."

Ciao Paolo, rimarrai sempre nei nostri ricordi con tanto affetto.
Libero, Rossella, Roberta e Federica
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Navigando su internet mi è capitato di venire a conoscenza della triste notizia della scomparsa del “Maestro” Paolo Zacchino. Non a caso sottolineo Maestro, poichè è il titolo che, tra gli altri, anche il nostro caro sindaco, Marcello Risi, gli ha voluto tributare in un suo post su Fb…
Anche stavolta pare confermata la regola secondo cui il valore di una persona, purtroppo, lo si scopre sempre dopo che ci ha lasciati…
Lungi da me il voler fare polemica in questo momento, ma ricordo a tutti che Paolo Zacchino, alla sua veneranda età, ha dovuto, fino agli scorsi mesi, confrontarsi con toni accesi con il Comune di Nardò per ottenere, dopo numerosi sfratti, ciò che gli sarebbe spettato di diritto: una sede per il Museo della Civiltà Contadina.
Quindi la domanda sorge spontanea, se per Marcello Risi il caro Paolo Zacchino era una Maestro, perché non approfittare della sua immensa conoscenza e renderla patrimonio comune per i Cittadini di Nardò e non solo?
Il sindaco, dopo tante belle parole, dovrebbe passare ai fatti: intitolare il Museo della Civiltà Contadina a Paolo Zacchino, ed assegnare ai suoi “discepoli” una sede appropriata e stabile tale da poter permettere una regolare attività culturale, usufruibile dalla Comunità neretina e anche da chi, provenendo da fuori, ha cercato di visitare il Museo con non poche difficoltà negli scorsi anni.
Nelita Manno
Comunità Militante
Andare Oltre
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Parabita, 10 aprile 2013
Non conoscevo di persona “Paoluccio” Zacchino, ma occupandomi di teatro in vernacolo ne avevo sentito parlare, grazie anche a don Angelo Corvo, Parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista di Parabita, del quale ne parlava e ne parla sempre con grande ammirazione.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo l’estate scorsa quando, su insistenza di don Angelo che lo voleva a tutti i costi a Parabita, con “Il Piccolo Teatro Città di Nardò” diede la sua totale disponibilità ad essere presente presso il Parco Angelica, nell’ambito della VI^ edizione di “TEATRIAMO”, per dare la sua testimonianza in quel luogo confiscato all’organizzazione criminale e assegnato alla Parrocchia San Giovanni Battista.
In quella occasione don Angelo gli strappò la promessa di un altro ritorno a Parabita e lui accettò di buon grado, tant’è che a distanza di qualche mese, in autunno fu in Piazza Umberto I° con la sua ennesima replica di “La occa ti la gente”.
Persona squisita e disponibile; per noi in particolare, innamorati del teatro in vernacolo è una grande perdita; ma con tutto quello che Paolo ha seminato, certamente ci sarà un abbondante raccolto.
Ciao Paolo e grazie di tutto.
Pino Russo, Compagnia Teatrale “Lucia La Greca 1998”, Parabita
Don Angelo Corvo, Parrocchia San Giovanni Battista, Parabita
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La Città di Fiorano Modenese è vicina alla Città di Nardò per la perdita di Paolo Zacchino, della sua cultura e della sua umanità.
Claudio Pistoni, sindaco di Fiorano Modenese, avuto notizia della scomparsa di Paolo Zacchino, ha inviato al sindaco di Nardò Marcello Risi la partecipazione della Città di Fiorano al cordoglio della comunità neretina e la richiesta di esprimere ai familiari l’ideale vicinanza dei Fioranesi, in particolare dei tanti che a Nardò hanno le proprie radici.
“Onoriamo Paolo Zacchino, ricordando la serata teatrale che tanto successo ha ottenuto a Fiorano un anno fa – ha scritto Pistoni – presentata dal Piccolo Teatro, capace di superare le barriere del linguaggio per conquistare i cuori dei presenti che hanno gremito l’Astoria. Ci sono persone, fra loro Paolo Zacchino, che per la cultura, la capacità di trasmetterla agli altri, l’impegno dedicato alla propria comunità, la volontà di ricostruirne il passato per spiegare il presente e disegnarne il futuro, diventano ambasciatori e acuti testimoni della loro città. Sono colonne indispensabili per salvaguardare il patrimonio culturale e quindi il cuore delle nostre comunità. Ancor più alto è il loro merito se la cultura viene trasmessa attraverso il sorriso, se invita a stare insieme, a incontrarsi. Rigore scientifico, passione e piacere per la vita diventano forza e solide radici. C’è solo un modo per ricordarli degnamente: che la loro testimonianza e le loro opere continuino ad accompagnare il cammino delle nostre città, con la speranza che ancora a lungo sappiano strapparci un sorriso”.
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Ho appreso con turbamento la notizia della scomparsa di Paolo.
La mia vuole essere la testimonianza di un giovane che ha sempre visto in Paolo una persona intrisa d'amore per la sua Nardó. Non era solo passione la sua, no! Perchè le passioni passano, appunto. Quello di Paolo e dei "suoi" è amore perchè fatto di sofferenza e perseveranza e speranza per questa nostra Città. E questo mi diceva quando mi incontrava: «mi raccomando alla perseveranza "ca lu preciu mó n'cè, crai no sapimu"». Nardó gli deve tanto ed oltre al Museo da lui sognato e atteso io propongo l'intitolazione di una via e non credo sia prematuro parlarne dati i tempi della burocrazia. Se lo merita Paolo e anche la memoria di Nardó.
Caro Paolo prega per noi e diletta con la tua compagnia coloro che ci hanno preceduti con te in Paradiso da questa vita. Sono vicino alla famiglia con la preghiera.
Giuseppe Venneri
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“Da Nardò e dai neretini giunga a Paoluccio il miglior tributo possibile”
Il consigliere del Popolo della Libertà alla Provincia di Lecce Mino Frasca, il segretario del Pdl a Nardò Maurizio De Bitonti e i consiglieri comunali Mirella Bianco, Cesare Dell’Angelo Custode e Alessandro Presta, esprimono cordoglio per la scomparsa di Paolo Zacchino, grande uomo di cultura, appassionato ed esperto del vernacolo neretino.
“Siamo profondamente addolorati per la morte di Paoluccio - dice in coro il Pdl neretino - che tutti noi ricorderemo per sempre come il paladino della cultura neretina, del vernacolo, delle tradizioni, perfino di un modo di essere che lo ha accompagnato sino all’ultimo giorno di vita. Pochi hanno fatto per il teatro e la cultura locale quello che ha fatto Paolo Zacchino negli ultimi cinquant’anni. Sebbene lasci un patrimonio incredibile di ricordi, esempi e insegnamenti, la sua scomparsa priva la città del suo più saggio alfiere.
Se ne va in credito con Nardò, che probabilmente non ha restituito tanto quanto ha ricevuto dall’opera infaticabile di questo artista popolare e genuino. Per questo motivo - concludono - la città e i suoi concittadini hanno il dovere di fargli il tributo migliore possibile e magari realizzare finalmente il suo vecchio sogno di un museo della tradizione popolare”.

Oggi la mente torna alla nostra infanzia e ti ricorda paziente e spiritoso presentatore del veglioncino dei bambini al cinema moderno.
Promotore instancabile di importanti iniziative aventi lo scopo di mantenere vive le tradizioni della nostra città. Caro amico sempre disponibile a collaborare nelle varie edizioni di "Nardò in bicicletta".
Ciao Paolo
Lucio, Luigina, Antonio Santo
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Il ricordo per Paolo affonda le radici nella mia fanciullezza, da adulto ho avuto la fortuna ed il piacere di condividere sia personalmente che con il Gruppo Speleologico Neretino idee e
sentimenti. Il mio pensiero è che solo quando perdiamo qualcosa ci accorgiamo della sua mancanza e della sua insostituibilità.
Viitorio Marras
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Paolo motivo d'orgoglio per Nardó
"Nardò perde un grande Maestro e un grande uomo. La sua figura rimarrà motivo d'orgoglio per la nostra città."
Così Piero Di Gesù commenta con profonda tristezza la scomparsa di Paolo Zacchino, un Maestro della cultura e delle tradizioni popolari, che ha onorato il nome di Nardó sulla scena nazionale.
Alla sua famiglia esprimo le mie più sentite condoglianze.
Piero Di Gesù
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Caro Paolo, solo chi ha avuto la fortuna, come me, di crescere insieme a tuo figlio Pinuccio, può conoscere di te anche quelle qualità "non pubbliche" di amorevole padre di famiglia, di esempio, sostegno e punto di riferimento per i govani e, non ultimo, di onesto lavoratore, che ti avrebbero comunque reso grande agli occhi di Dio, anche se non fossi stato il "Maestro Paolo Zacchino" che tutti conoscono, apprezzano e continuano ad applaudire.
Un bacio.
Raffaele Onorato

Da sempre ho conosciuto Paolo e Gregorio, ma dal 2006, anno in cui è nata l’Associazione Culturale Centro Didattico, con loro ed in particolare con Paolo ho trascorso molte ore del mio tempo, con Lui, non ti stancavi mai di stargli vicino; con le Associazioni abbiamo sempre collaborato a raggiungere traguardi comuni. Era artista, con le sue mani e con materiali poveri, realizzava opere d’arte; i plastici della “Nardò Spartita”, palazzi, chiese, piazze e monumenti e le torri costiere, sono l’esempio.
La sua creatività era unica ed esclusiva, conosceva l’arte di lavorare la cartapesta ed era un grande maestro, perché paziente, riusciva anche ad insegnare agli altri.
Lo incontravo alla Segreteria del Piccolo Teatro, mentre era impegnato a scrivere copioni, instancabile regista di Teatro e Spettacolo; lavori richiesti da ogni parte d’Italia.
Scherzando diceva, ho chiesto al “Padreterno” di farmi vivere a lungo, per realizzare i tanti lavori teatrali richiesti ed in corso d’opera.
Abbiamo condiviso progetti e varie attività del Centro Didattico, di promozione e di valorizzazione del nostro territorio, fiero e orgoglioso, ogni volta che riuscivamo a far arrivare pullman di ospiti per visitare la nostra Città, con tutte le sue bellezze ed il Museo della Civiltà Contadina.
Dopo oltre cinquanta anni di lavoro, ed oltre ottanta anni di età, aveva ancora il suo sogno nel cassetto: ottenere una la sede da parte dell’Amministrazione Comunale per allestire il Museo degli attrezzi e della Civiltà Contadina, per esporre centinaia e centinaia di oggetti descritti e catalogati.
Confidava le sue speranze ai vari Sindaci che negli anni si sono succeduti, perché il grande sogno diventasse realtà.
Paolo non ti dimenticheremo mai, in ogni istante non hai mai smesso di amare la nostra Nardò.
Mimino Tondo
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Solo chi ha grandi sogni, può sperare di realizzarne qualcuno. Tu ne hai realizzati tanti e c'è li hai regalati!
Grazie di tutto, Paolo.
Antonietta Contaldo
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Oggi un "neritino purosangue" è volato al cielo.. con tutte le caratteristiche tipiche - nel bene e nel male - del nostro Sud. Comunque un protagonista!
I miei ricordi con te li terrò con me, per ora preferisco il rumoroso silenzio del dolore...
E faccio mio il monito del grande filosofo Amadou Hampaté Ba, che diceva che "Quando un vecchio muore è una Biblioteca che brucia".
Chapeau, caro Pauluccio! Che il sipario dell'eterna Teatralità si apra per TE e che gli angeli musicanti ti accolgano in Cielo per sorridere con te.
.. E il tuo sogno di un Museo - come saprai - sta sicuro che si realizzerà.. anzi si sta già realizzando..!! e Tu dal cielo.. lo benedirai!...
Giancarlo de Pascalis
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Avevo concluso da poco gli studi universitari quando conobbi il Maestro Paolo intento a lavorare nel suo laboratorio. Rimasi affascinato da quel luogo così interessante per me che mi avvicinavo alla conoscenza della storia neritina, delle sue tradizioni e radici. Mi mancherà molto quel luogo, ma soprattutto mi mancherà la preziosa presenza di un Uomo che ha fatto tanto per la nostra Città ma che non è stato, a mio parere, preso nella giusta considerazione. Se ne è andato senza vedere realizzato uno dei suoi più importanti progetti rivolti alla crescita della nostra Nardò: l'apertura di un Museo delle Tradizioni Popolari.
Ricordo, a tal proposito, la reazione che ebbe il Maestro quando l'allora Commissario Starordinario decise perentoriamente di buttare in mezzo alla strada l'immenso patrimonio che Lui ed il suo Amico ed immancabile sostenitore, prof. Gregorio Caputo, e tanti altri Amici, erano riusciti a catalogare in tanti anni, realizzando una delle più importanti collezioni di strumenti artigianali che la nostra città abbia mai avuto. Grazie alla tenacia di Paolo e dei suoi Amici il progetto del commissario non venne realizzato, ottenendo, dalla nuova AmministraIone, una sede provvisoria.
Credo che è giunto il momento di riconoscere i meriti del caro Amico Paolo Zacchino, dedicandogli l'istituendo Museo delle Tradizioni Popolari, che Nardò attende da tempo, affinché il lavoro di Paolo e quello di tanti altri non venga dimenticato.
Grazie Maestro.
Giovanni Montinaro

Se ne è andato Paolo Zacchino, ci lascia un maestro. La notizia mi giunge con un SMS brutale, crudele, freddo. E’ morto Paolo. Resto attonito, incredulo: non sapevo della sua malattia e la notizia è ancora più sconvolgente. Se ne va un simbolo della città, un uomo che per Nardò ha avuto un amore viscerale, forte, estremo. Un grande vecchio. Penso alle parole del suo amico di una vita Gregorio Caputo: ”Quando muore un anziano è come una biblioteca che brucia”. Ora è toccato a Paolo e con lui brucia anche la rabbia di non avergli dato in vita tutta la soddisfazione che meritava. Per la sua enorme mole di lavoro e ricerca, gratuita, per la sua passione infinita messa a disposizione della città. Meticoloso, infaticabile, ingegnoso, operoso, pieno di idee e di progetti. Una persona amabile, severa ma garbata, affettuosa ed elegante, un esempio! Lascia un vuoto perché figura insostituibile e inarrivabile per la sua esperienza e per aver vissuto nella sua adorata Nardò fra la miseria dignitosa ante seconda guerra mondiale e averla vista crescere e sbocciare nei tempi moderni, senza averne mai dimenticato le tradizioni alle quali era morbosamente attaccato. Il teatro la sua immensa passione nella quale ha catapultato da inguaribile romantico la genuinità, la freschezza, la sofferenza, l’ignoranza e la grandezza della civiltà contadina. Studioso, ricercatore, regista, critico e anche attore. Paolo era e resta un grande. Ho condiviso con Lui alcuni progetti, ho messo a sua disposizione le mie conoscenze tecniche tese al servizio della promozione della nostra Nardò e del suo territorio. Da innamorato della mia terra ho trovato qualcuno ancora più “folle” dal quale attingere sapienza e senso critico. Insieme ai componenti del “Museo di porta falsa” abbiamo dato vita a: “Portoselvaggio un prodigio di Dio”, a “Benvenuti a Nardo”, a “ A miessimieti”. Abbiamo cercato in ogni dove foto e documenti del passato. Abbiamo trascorso ore a discutere e a migliorare i particolari delle opere. Poteva apparire accigliato, musone e severo, ma quando raggiungeva il “suo” risultato si illuminava di una espressione compiacente e fiera. Quello era il suo tacito grazie e ti riempiva di soddisfazione. Ore e ore di lavoro anche nel profondo cuore della notte, ma non avvertivi la fatica, perché dietro “sentivi” Paolo e non volevi deluderlo. Inconsciamente pensavi:”se molla Lui siamo persi”. Un pensiero impossibile, ma era lo sprone a dare il meglio. Paolo ora ci hai lasciati, ma il tuo passaggio su questa terra ha lasciato una testimonianza feroce. Quella di una persona buona e giusta, quella di un uomo forte e coraggioso che ha voluto aprire la sua “biblioteca” ai giovani per dare testimonianza del suo amore per la sua Nardò. Il tuo operato è stata la vera cavalcata storica, che stai certo ti godrai nel cielo di agosto seduto in una poltrona celeste.
Spero che ti sia intitolato il Teatro di Nardò, è il minimo per renderti il nostro grazie, anche se da parte mia eri e resti un immortale.
Con affetto Fernando Pero
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Dopo l'ultima scena dell'ultimo atto, calò il sipario. Dietro quel sipario non ti rivedrò più, però sono convinto che continuerai ancora a fare il regista.
Lasci un vuoto non solo in me, non solo nei tuoi amici, non solo nei tuoi familiari... Lasci un vuoto enorme nella nostra amata Nardò.
Ricorderò sempre i tuoi insegnamenti.
Ciao Pà
Mino Presicce

Quando un amico ci lascia è difficile parlarne. Facilmente si cade nella retorica. Avendo però saputo della tua scomparsa, carissimo Paolo, leggendo PdM, non son riuscito a trattenermi dal rivolgerti un affettuoso saluto ricordando la nostra vecchia amicizia.
Ci siamo conosciuti in un particolare momento della tua vita intorno alla fine degli anni cinquanta. Eri un bravo artigiano, conoscevi bene il tuo mestiere. Conversando insieme mi resi subito conto che avevi la passione del teatro. Spesso mi parlavi delle rappresentazioni teatrali che facevi da giovane con gli amici presso la Parrocchia del Carmine con Don Emilio Mazzarella. Io ti seguivo nei tuoi discorsi e tu ci tenevi a conoscere il mio parere su quanto mi andavi dicendo. Così si instaurò una amicizia e si cominciò a parlare del teatro Comunale e di cosa si potesse fare per renderlo efficiente, di come fare per creare un museo degli oggetti del passato che avevano caratterizzato l’attività agricola ed artigianale della nostra terra. Infine venne anche l’idea di fare una ricerca su Nardò che, secondo alcune notizie, avrebbe avuta una moneta propria. Tutto ciò sembrava un sogno ma poi piano piano sei riuscito a farlo diventare realtà.
Ti ho sempre aiutato ed incoraggiato, specialmente nel periodo iniziale della tua attività, non negandoti mai la mia collaborazione. La nostra amicizia è restata sempre salda ed immutata anche se nell’ultimo periodo non ci incontravamo spesso. L’amministrazione comunale per fare una cosa gradita a Paolo assegni definitivamente un locale dove poter istituire un museo con gli oggetti raccolti con tanta fatica ed amore da Paolo e dagli amici.
Pantaleo Dell’Anna
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Ciao Paolo un saluto di vero cuore, spero che possano conservare quello che con tanti sacrifici hai costruito in tanti anni.
Franco De Pace

Grazie per essere stato sempre fonte d'ispirazione! Io ti devo tanto. Nardò ti deve tanto.
Alessandra Zacchino
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Come è difficile scriverti in questo momento! Non è facile trovare parole da dire in un momento del genere. Troppi ricordi belli che riaffiorano ai quali cerco di non pensare per paura di rovinarli a causa dei momenti di rammarico che seguono il ricordo.
Beh in ogni caso ci tengo a dirti che non dimenticherò mai i tuoi insegnamenti semplici, ma grandi nello stesso tempo, non dimenticherò mai le nostre chiacchierate, i nostri ragionamenti sulla cultura, sull'arte, sulla politica miope di questo piccolo paese, sul perchè questa città non riuscisse mai a decollare su tutto!
Ciao Paoluccio, grande amico mio.
Antonio Romeo
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Sono rimasto a dir poco allibito nel venire a conoscenza della scomparsa di Paolo Zacchino, tra l’altro non sapevo neppure della sua fulminea malattia. Conoscevo Paolo da sempre, non ho mai perso neppure una delle sue commedie. Nei due anni in cui ho ricoperto la delega di assessore al Turismo ho potuto beneficiare della sua collaborazione sincera e spontanea oltrechè gratuita ed ogni evento che si organizzava insieme era sempre un successo. Mi auguro che tutto quel “patrimonio” di cultura e tradizioni che in tanti anni è riuscito a costruire, dimostrando un amore per la propria città senza pari, continui a sopravvivere nel tempo, venga consegnato alle generazioni future, perché tutto quello che è custodito nel Museo creato da Paolo è Storia pura della nostra città.
Nardò è in debito col Maestro Paolo Zacchino, cerchiamo di farlo sopravvivere.
Giuseppe Tarantino

L' onda sale, sì, ha detto bene Biagio, poche parole perchè l'emozione adesso è incontenibile. Inutile ricordare le mille parole e le innumerevoli idee che parlando con lui si riuscivano ad innescare, ma una cosa la voglio dire perchè con tenerezza e affetto la dissi direttamente a Paolo:
"La tradizione non è la ricerca obbligata della perpetuità, ma è la base fondamentale dell'educazione alla bellezza". Lui ha saputo raccontarci con la grande mole della sua narrazione/collezione, proprio questo.
Per chi ha paura ancora di sporcarsi di terra solo guardando gli oggetti appartenenti alla civiltà contadina che Paolo ha raccolto, per chi ancora non si è avvicinato ai modelli che Paolo ha costruito con tanta cura e passione per le generazioni a venire, per chi è nella continua ricerca del proprio futuro e pensa davvero di poter vivere senza guardarsi indietro, consiglio vivamente di frequentare gli "Amici del Museo di Porta Falsa" con "il Piccolo Teatro della Città di Nardò".
Vivere e frequentare il gruppo è testimonianza di rispetto per la città e per tutto ciò che da essa possiamo ancora imparare solo predisponendoci all'ascolto. Ce l'ha indicato proprio Paolo. Costruire giorno per giorno i mattoni della bellezza, e quei modelli sono li a testimoniarci qual è e quant'è importante il risultato dopo 40 anni!
Nel "torrione degli innamorati", del nostro Castello, quei modelli, quelle foto o quegli attrezzi e tutto il materiale che i cittadini continueranno a regalare al "Museo delle Tradizioni Popolari" (uno dei più grandi, se non l'unico, del Salento per quantità di oggetti ed esperienza sul territorio italiano) sono stati e ora, più di sempre, sono diventatati preziosissimi. Ognuno di essi ha assorbito il tempo, il pensiero, la creatività e la voglia di migliorare che Paolo continuerà a trasmetterci solo osservandoli per un po'.
Intanto, continuerà, come lui voleva, l'organizzazione della "Cavalcata Storica e Fiera dell' Incoronata" che il gruppo degli amici del Museo di Porta Falsa e del Piccolo Teatro della Città di Nardò, sta preparando, e io dico che sarà la più bella. Questo è il migliore modo di salutare e gridargli un immenso 'grazie', a Paolo, per tutto quello che ci ha dato senza pretendere nulla in cambio, se non invitarci ad ascoltarlo per un po' di tempo, nei suoi racconti.
Grazie Paolo.
L'amico sempre in ascolto,
Paolo Marzano
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Ciao Paulucciu,
mi hai cresciuto insieme a Pinucco, ricordo ancora quel primo giorno di liceo quando ci accompagnasti nell'aula di fortuna della prima classe di liceo scientifico a Nardò. Come in tutti gli anni dalla prima elementare sempre con Pinuccio compagno di classe, poi compagno di banco sia nella scuola media che al liceo. Ricordo quel giorno di fine maggio del '74 con Pinuccio in rianimazione dopo l'incidente in moto, e ancora prima (1966,1965?) quando ci inseristi in giuria alle eliminatorie dello Zecchino d'oro al Cineteatro Augusteo e tanti altri episodi. E la tua trasformazione da artigiano a cultore e cantore delle tradizioni popolari della città.
Vorrei dirti tante cose altre ma le lacrime me lo impediscono. So solo che mi manchi di schianto, anche se Pinuccio mi aveva parlato prima della domenica delle Palme. Ti sia lieve la terra e ti accompagni il mio affetto filiale.
Graziano De Tuglie
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Paoluccio, amico di famiglia lo ricordo da sempre, nella mia vita, conoscevo bene il suo entusiasmo la sua forza, la sua bravura... ma anche il suo immenso dolore quando giovanna, sua figlia, ci ha lasciati, molti anni fa, riuscendo a trarre anche da quel brutto momento la voglia di dare senso alla vita... la sua... ma anche alle nostre, riempiendole di cultura e di amore per le nostre importanti radici.
Sarà impossibile dimenticarlo e vorrei avanzare la proposta di intitolare il nostro teatro comunale con il suo nome. "Teatro Comunale Paolo Zacchino"
Ciao Paolo!
Raffaella Tedesco

Un solo pensiero mi assilla: Paolo ha combattuto per decenni ma nessuna amministrazione comunale è mai riuscita a garantirgli una sede stabile per il suo museo delle tradizioni popolari.
Ora è tempo di realizzarlo in sua memoria.
Salvatore Presicce
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Non voglio spendere troppe parole perchè a lui non piacerebbero. Lascia un vuoto nella storia della nostra Città, nelle tradizioni popolari, nella cultura. Lascia un vuoto, incolmabile. Ti saluto, anche questa volta, come, nonostante la differenza d'età, mi piaceva salutarti sempre: "Ciao Paulucciu, amico mio".
Lorenzo Siciliano
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E’ facile oggi dire bene di Paolo Zacchino. Perché è stato un uomo buono e laborioso, toccato anche dal dolore più cupo che può esserci per un padre: l’essere sopravvissuto alla prematura scomparsa della figlia Giovanna. Di certo avrebbe meritato di più. Per questo, il tributo che gli dobbiamo dovrà essere grandissimo. Perché la sua tenacia, da tanti ammirata, avremmo voluto averla tutti noi, perché l’impegno della sua vita ci parla anche della nostra incostanza. Abbiamo sempre invidiato la passione per la sua città che è poi la nostra, lo abbiamo seguito in tante sue manifestazioni artistiche, forse accompagnandolo con un filo di scetticismo.
Non era certo un professore, il carrozziere Paolo Zacchino! Questo no, e lo sapeva lui stesso. Ma che importa. Del professore aveva però ogni tratto, a cominciare dall’amore che nutriva per la sua città, la qualità delle tante ricerche e progetti che pure è riuscito a realizzare con gli amici e i collaboratori di sempre. Tutto con una grande passione e insegnamento della vita, tali da caratterizzarlo come un vero “homo faber” moderno. Così mi piace ricordarlo e farlo anche per i tanti giovani che lo hanno conosciuto e seguito. Caro Paolo, Nardò non ti dimenticherà!
Luigi Nanni
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