NARDO' - È stato identificato l’autotrasportatore che sversava dei liquidi nella centrale a biomasse in costruzione a Galatone. Il comitato «No biogas» ha presentato nella giornata di sabato un esposto, corredato di fotografie e filmati, ai carabinieri della locale stazione che hanno acquisito la documentazione, informando l’Arpa e l’Asl. Sono stati effettuati dei prelievi, ma al momento le forze dell’ordine non hanno sporto denuncia.
Intanto il comitato, a firma di Crocifisso Aloisi, Maurizio Pinca e Roberto Maglio, ha integrato l’esposto alla Procura della Repubblica, sottoscritto da oltre 500 cittadini di Nardò e Galatone, chiedendo al sindaco Livio Nisi, l’immediata convocazione della conferenza dei servizi. Per quel che concerne poi, la variante bocciata il 20 marzo 2013: «Sono già stati eseguiti i lavori e ad oggi non c’è stato alcun atto sanzionatorio». A questo punto il Sel di Galatone insorge: «Accertato l’illecito, il sindaco ha suggerito all’autore dell’abuso una sanatoria, quando è suo obbligo emanare immediata ordinanza di fermo lavori e sporgere denuncia all’autorità giudiziaria». Nell’integrazione inoltre, si rivendica il diritto del possesso dei suoli per poter accedere alla Pas (procedura autorizzativa semplificata): «La Reneawable Energy non ha alcun diritto dominicale sull’area avendo prodotto solo una proposta di acquisto perciò, si chiede l’intervento della polizia municipale per l’adozione degli atti urgenti di repressione dell’abuso edilizio e l’intervento della Procura in caso di omissione o ritardo nell’adozione degli stessi».
E riguardo lo sversamento dei liquidi invitano gli organi competenti a verificare l’eventuale sussistenza di illeciti, «se l’impianto è già in funzione e se vi sia il collaudo finale delle opere». In questi giorni, oltre a ciò, il comitato ha organizzato dei «bioconfronti» per informare la cittadinanza della realizzazione di tale impianto: il primo si è svolto domenica mattina a Galatone e l’altro si è tenuto venerdì pomeriggio alle 19 presso la sala convegni in via Leonardo Da Vinci a Nardò.
Significativo l’intervento dell’oncologo Giuseppe Serravezza che ha considerato il progetto della centrale come una «pura follia», «in primis» per la salute delle persone e poi dal profilo economico e ideologico. «In passato mi sono beccato due denunce per procurato allarme pubblico – tuona - ma ogni anno i dati di mortalità per cancro
aumentano».«Non si può non fare riferimento alla relazione dell’Arpa Puglia» ha aggiunto «nelle condizioni in cui versa il territorio, non si può accendere nemmeno un cerino». A tal proposito, Salvatore Masciullo, delle Guardie Ambientali, ha puntato l’indice contro il «biomassacro» e non è mancato l’appello di Graziano De Tuglie, presidente della consulta ambiente di Nardò e di «Fare Verde»,«dobbiamo fermare questi colonizzatori che si avvalgono di lobby potentissime». E, evidenzia: «Nel 1987 siamo stati profeti di sventura con Cerano, e a distanza di anni continuiamo a fare a dire ai tecnici di non prostituirsi per le multinazionali».
Secondo l’ingegnere Antonio De Giorgi, inoltre, bisogna valutare l’uso dell’energia prodotta: «Nella maggior parte dei casi si tratta di energia motivata sostanzialmente da obiettivi aziendali di lucro, destinata ad aumentare ulteriormente il già grave esubero di produzione elettrica regionale (l’85 per cento in più rispetto al fabbisogno)». «La mappatura delle biomasse in Puglia rivela che solo il triticale potrebbe essere adatto al nostro territorio - prosegue - ma si rischiano la crisi idrica e la trasformazione del territorio. Eppoi il biogas quando brucia potrebbe emanare sostanze, come la diossina». E per fermare tutto questo, oltre agli esposti del comitato e le denunce di vari cittadini, è in cantiere l’idea di raccogliere firme per un’azione legale. Il comitato «Biocontestiamo: salviamo il Salento!» si sta preparando a fare una richiesta danni per oltre 500 milioni di euro, ma saranno gli avvocati e i giudici a fissare il tetto. Si chiedono perciò, «conviene al Comune di Galatone e al proprietario dell’impianto subire una class action per il rimborso del danno provocato alle persone e all’ambiente di Nardò e di Galatone?».
La lotta al biogas dunque, non si arresta. Anzi, si sparge a macchia d’olio. È divenuto ancora più ampio infatti, il raggio di protesta del comitato che si oppone alla centrale a biomasse. In difesa del territorio e per rivendicare il diritto alla salute, spesso calpestato, sono entrate a far parte tutte le associazioni ambientaliste del Salento.
Riportiamo di seguito, una relazione integrale: "Biocontestiamo: salviamo il Salento".
Alcune considerazioni sulla centrale biogas autorizzata dal comune di Galatone:
Aspetti tecnici
- per creare il biogas e da qui energia l’impianto prevede di utilizzare mais e triticale (un ibrido arificiale tra segale e grano) che hanno bisogno di enormi quantità di acqua. Per coltivare queste pianteè stato richiesto di utilizzare 260 ettari di terreno che dovrà essere di prima classe, molti in agro di Nardò ma anche Galatone e Galatina, ma si parla di 700 ettari per produrre le quantità di materia prima necessaria secondo le reali rese per ettaro;
- il nostro territorio non può permettersi la coltivazione di piante che hanno bisogno di molta acqua, questo può avvenire nel Nord Italia dove vi sono condizioni climatiche diverse e fiumi;
- per coltivare 260 ettari sono necessari milioni di metri cubi di acqua attinta dai pozzi;
- a Nardò è vietato perforare nuovi pozzi perché tutto il territorio è a rischio contaminazione salina in quanto l’acqua del mare entra nelle falde;
- il sale del mare circolante in falda si mescola alla terra e crea desertificazione;
- la desertificazione si ha per la caratteristica della nostre terre chiamate “terre rosse mediterranee” che per loro natura trattengono il sale rendendo il terreno sterile. Il processo è irreversibile, cioè quando il sale entra nella terra non va più via. Non si può più tornare indietro;
- la desertificazione sconvolge i sistemi agricoli della cultura salentina e si ha la mortificazione del paesaggio;
- parte del gas prodotto dalla centrale va nell’aria provocando malattie e tumori;
- l’impianto produce il cosiddetto digestato che è usato in agricoltura come fertilizzante, ma può succedere che questo contenga il “botulino” e che può trasmettersi ad altre colture vicine e può andare a finire nelle nostre insalate causando la morte. Questo è già successo in Germania con i cetrioli;
- per la coltivazione delle piante saranno usati pesticidi che rimangono nella terra;
- oltre ad usare il mais per produrre energia saranno anche usati i liquami di cui non si conosce la provenienza poiché non abbiamo aziende zootecniche nel Salento in numero tale da soddisfare le esigenze dell’impianto. Questo arreca grave danno all’aria e puzza nelle zone limitrofe ed è già inatto;
Anomalie legislative e illegittimità
- già oggi le maglie legislative e quindi autorizzative si sono drasticamente ridotte rispetto a un anno fa quando è stata presentata la richiesta dell’impianto in lettera. Ciò è un palese riconoscimento che il legislatore si sia accorto del notevole impatto ambientale di questi impianti. Quindi, nell’immediato futuro, come già successo per il fotovoltaico, le autorizzazioni si ridurranno al lumicino e solo in quelle particolari regioni dove materie prime e liquami si trovano veramente a breve distanza come nel caso delle aziende zootecniche emiliane e romagnole che producono effettivamente notevoli quantità di liquami che altrimenti andrebbero smaltiti diversamente.
- numerosi i profili di illegittimità dell’autorizzazione edilizia, Si è contestato come siano state com pletamente trascurate le preoccupanti problematiche inerenti l’impianto e precisamente e – soprattutto - le normative urbanisto-edilizie nazionali e regionali vigenti;
- non sono stati valutati gli aspetti relativi alle emissioni inquinanti e non sono state rispettate altre leggi.
Aspetti economici e la class action
- per costruire il mostro cono necessari circa quattro milioni di euro;
- la società avrà dallo Stato quale incentivo per la produzione di energia 20 milioni circa di euro in 20 anni, il tempo della durata della concessione;
- la “class action” o azione legale collettiva per 500 milioni di euro
Conviene al Comune di Galatone e al proprietario dell’impianto subire una class action per il rimborso del danno provocato alle persone e all’ambiente di Nardò e di Galatone?
Il comitato Biocontestiamo: salviamo il Salento! si sta preparando a fare una richiesta danni per oltre 500 milioni di euro, ma saranno gli avvocati e i giudici a fissare il tetto.
- A CHI GIOVA TUTTO QUESTO? E PERCHÉ?
- QUAL È IL BENEFICIO PER IL SALENTO?
- PERCHÉ IL COMUNE DI GALATONE COMPIE UN ATTO CRIMINALE CONTRO L’UOMO E CONTRO LA TERRA?
- È UN ATTO CHE PORTA DISOCCUPAZIONE E PERDITA ULTERIORE DI POSTI DI LAVORO SPECIALMENTE IN AGRICOLTURA
- È UN ATTO CHE PORTA MALATTIE E MORTE MENTRE CONTEMPORANEAMENTE SI CHIUDONO GLI OSPEDALI
