NARDÒ - "Tra le sette meraviglie del mondo c'erano anche i giardini pensili di Babilonia! Non saranno certo grandi come quelli, ma l'idea c’è, e i terrazzamenti (piccoli) pure. Dove? A Santa Maria al Bagno di Nardò".
Se invece del termine piattaforma usassimo il termine terrazzamento? Quante cose cambierebbero? In effetti, quanti sono i ‘terrazzamenti’ intesi come giardini o spazi pensili, o piani già pronti, da attivare a S. Maria al Bagno? O lungo la costa? Perché equiparare il “terrazzamento” solo e brutalmente ad uno luogo, magari adibito a parcheggio, e non ad uno spazio con servizi, sul quale godere di una meravigliosa vista sul mare?
La città, come stiamo sperimentando giorno per giorno, ha bisogno di continua manutenzione. Si chiama così il complesso apparato di operazioni, attuate nel tempo, per conservare, o meglio, far funzionare con efficienza quella macchina complessa che è la nostra Nardò.
Le lungaggini, dovute alle discussioni interne degli organi amministrativi, che con il bilancino ‘dosano’, oggi, speranze di sviluppo e domani, restrizioni di spesa, causano sbalzi percettivi e confusione nei cittadini. Condizione che non può assolutamente essere ammessa come strategia. Il ‘tirare a campare’ non porta certamente benefici a nessuno.
Specialmente in questo periodo dove la grande consapevolezza delle enormi potenzialità del nostro territorio si ‘scontra’ e impatta con la razionalizzazione dei capitali, maggiore dovrebbe essere l’attenzione a ciò che, in effetti, potrebbe migliorare la quotidianità dei cittadini. Come abbiamo sostenuto in altre occasioni e in interventi, nelle diverse sedi associazionistiche (in tempi assolutamente non sospetti), diverso doveva essere l’approccio alla fase dei lavori di riqualificazione della ‘percezione’ della città. Queste sono le occasioni dove il coinvolgimento della città diventa determinante e i mezzi per attuarlo ‘qualitativamente’ si basano su una serie di iniziative, semplici, chiarificatrici in questo senso, utilizzando incontri-mostre-dibattiti aperti alla cittadinanza, per evidenziare i lavori che saranno fatti, oppure delle conferenze sulla qualità e sui tempi dei cantieri, discutendo sui sacrifici richiesti da parte dei cittadini e dell’Amministrazione che provvederà alla tempistica per non creare lungaggini, ma soprattutto evidenziando i grandi risultati che si possono raggiungere e a quali costi.
Avendo, dunque, maggiore consapevolezza dei tesori che possediamo e che possono trasformarsi nel nostro elemento trainante per lo sviluppo e il turismo, scopriremmo che Nardò dovrà opportunamente dotarsi di regole “speciali”, proporzionali alla sua “speciale” ricchezza, variegata e ‘diversificata’, siano essi aspetti naturali, paesaggistici, artistici, architettonici e urbani.
Un regolamento snello, dinamico ma assolutamente concreto anche capace di ‘sperimentare’ per esempio, una soluzione urbana, quindi controllarne la qualità e deciderne la scelta, magari riposizionandone diversamente la destinazione: un esempio?
Guardiamoci attorno e immaginiamo. Le foto sono chiare; deve forse l’Osservatorio sulla città, procedere come sempre, a farvi vedere dei renderings di ‘quegli’ spazi terrazzati, già esistenti, magari già arredati con sedie sdraio e tavolini, ringhierine, rampe, camerieri che portano da bere ai cittadini o turisti ‘occupati’ solo, a prendere il sole?
La struttura inoltre fungerebbe da contrafforte alla muraglia che sostiene la grande curva di livello della collina di Mondonuovo. La scelta progettuale costituirebbe un valido sostegno a ‘vassoio’ o terrazzamento, ridisegnando il profilo della grande ansa tra spiaggia e spiaggetta di S. Maria al Bagno, in un unico intervento.
Infatti, pensate davvero che quell’angolo della spiaggetta (insenatura piccola, ormai denaturata e senza forma, insicura, pericolosa, posta sotto la farmacia di S. Maria al Bagno) che tutti i neritini fanno finta di non vedere, dilaniata, degradata, rotta, deformata e urbanisticamente disomogenea, possa ‘rappresentarci’ ancora per molto?
Certo, non è uno dei migliori spot per l’amministrazione della gestione pubblica di una città d’arte come Nardò, ma perché non pensare a dei terrazzamenti degradanti organizzati a giardino ed a spazi per prendere il sole? E la stessa situazione non esiste forse a S. Caterina nella parte adiacente alla scala di discesa alla spiaggetta? Anche quella nascosta e negletta, isolata e degradata.
Slarghi a terrazza, quindi, pronti, raggiungibili dalla stessa scala di discesa in spiaggia, o solo deviando a piedi, dal percorso di piazza Nardò?
Allora guardiamo le foto ed iniziamo ad immaginare.
Cose dell’altro mondo!!! Nessuno sembra accorgersi o proferisce nulla o meglio avanza ipotesi, anche progettuali per discuterne, eppure in tempi di crisi l’opera di riqualificazione potrebbe partire proprio da questi piccoli ‘ritocchi’.
Che ne dite, sarà possibile pensare ad un ‘ambiente’ diverso? …. almeno immaginare!
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)
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