NARDÒ - Stamattina il gip del tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, ha rimesso in libertà il 24enne operaio modificando, di fatto, l'impianto di accuse nei confronti del giovane.
Derubricata anche l'ipotesi di reato: da tentata rapina a violazione di domicilio aggravata e minaccia grave.
IERI: Arrestato dai carabinieri un giovane di Nardò, il 24enne operaio Pierluigi Romano: una donna di 72 anni, che abita in un palazzo in via Pacinotti, lo accusa di essersi infilato in casa sua per rubare mentre lei si trova in un'altra stanza, seduta davanti al televisore col volume al minimo.
Sul posto giungono i carabinieri che, dopo un inseguimento lungo le vie del quartiere – che si trova dietro l'ospedale - riescono ad arrestarlo.
La storia è complicata e va ricostruita grazie ai verbali redatti dai carabinieri e consegnati al magistrato di turno che ha formulato il capo di imputazione come tentata rapina: il giovane si sarebbe intrufolato nell’abitazione intorno alle 19, smontando le lamelle in alluminio, una ad una, della persiana della camera da letto. Poi scardinando una porta-finestra. Ma la donna lo scopre e lui la minaccia di non avvisare nessuno, altrimenti sarebbe stato peggio per lei, e si dà alla fuga. L'anziana, però, non gli bada: chiama la figlia che, a sua volta, avvisa i militari della locale stazione i quali, giunti subito sul posto, riescono ad individuare il giovane, ad inseguirlo e fermarlo. Ora il 24enne, dopo le formalità di rito, si trova agli arresti domiciliari in casa di alcuni parenti ma già oggi, durante l'interrogatorio di garanzia, il suo legale, Luigi Maria Vetere, tenterà di avvalorare la versione della provocazione.
Romano, infatti, sostiene che le cose siano andate diversamente e cioè che il parapiglia sia nato dopo che la donna, dal suo balcone, ha lanciato giù un vaso di fiori colpendo la nipote quindicenne, figlia della sorellastra, che è poi stata accompagnata all'ospedale, prima al pronto soccorso di Nardò e poi in quello di Lecce. La lite sarebbe stata l'ultima conseguenza dell'esito di una causa civile in corso, sorta per problemi legati all'appartamento nel quale i parenti del giovane abitano e che è proprietà della settantenne.
OGGI: Il giudice, in maniera molto equilibrata e ascoltando le due versioni contrapposte - quella dell'anziana che accusava il giovane di aver tentato di rapinarla e dell'operaio che riferisce come la donna abbia lanciato un vaso di fiori colpendo la nipote quindicenne - riconduce la vicenda nell'alveo di una profonda e radicata lite tra le famiglie.
Non esclude l'assalto del govane all'abitazione dell'anziana (c'è un'impronta di scarpe sul muro e la persiana smontata) ma non ritiene fondata l'ipotesi che l'operaio volesse rapinarla. Resta, ovviamente, "forte" la frase pronunciata dal giovane alla donna: "stai zitta altrimenti ti taglio la gola" che dà vita alla formulazione del reato di grave minaccia.
Appare, dai fatti, più probabile una reazione inconsulta in seguito alla tensione tra i due gruppi familiari che avevano in corso una lite riguardante uno sfratto.
Sull'altro piatto della bilancia il giudice pone anche il lancio del vaso da fiori dal primo piano da parte della donna che colpisce la nipote quindicenne del giovane operaio.
Insomma, il Gip decide per l'immediata scarcerazione del 24enne ed auspica anche un componimento della vicenda secondo le regole del buon senso. Infine ritiene che l'estraneità del giovane dalla vicenda giudiziaria che riguarda le due famiglie (la sorella e l'anziana) gli consentirà di astenersi da analoghe condotte violente.
Romano è assistito dagli avvocati Renzo Rizzello e Luigi Maria Vetere.