NARDO' - Crolla il sacrario dei mutilati e invalidi di guerra. Una parte del solaio si è letteralmente sbriciolata sotto il peso dell'incuria e dell'abbandono. La struttura, pericolante da qualche anno, si avvia verso l'ultima fase di un indecorosa trascuratezza.
A nulla sono serviti gli appelli e le denunce dei mesi scorsi ad opera di Franco Muci, presidente dell'Appal, l'associazione dei panificatori provinciali, figlio di un invalido di guerra i cui resti sono conservati nel cimitero di Nardò.
Blande e inconcludenti le promesse di Totuccio Calabrese e Giovanni Siciliano, intervenuti nell'ultima riunione pubblica del gennaio scorso. Il consigliere comunale e il rappresentante provinciale avevano garantito massima attenzione e impegno per risolvere un problema che si trascina ormai da diversi anni. E proprio per invertire questa rotta di desolazione che ha caratterizzato l'ultimo periodo del tempietto nel camposanto di Nardò, circa cento neritini hanno chiesto un intervento concreto all'Amministrazione comunale. Prima del crollo degli ultimi giorni servivano 11mila euro per i lavori più urgenti. Un preventivo di spesa con un progetto di recupero è stato inviato agli uffici competenti del comune tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013 ma nessuno si è mai degnato di rispondere.
Eppure le finalità dell'associazione, di recente trasformata in fondazione, potrebbero essere largamente condivise e sostenute. Dal 1917, anno della costituzione spontanea, l'Anmig accoglie ed unisce i mutilati e gli invalidi di guerra d'Italia e nel perseguimento delle sue finalità socialmente rilevanti, si propone di ricordare, come riporta il primo articolo dello statuto, "il comune sacrificio, esempio d'amore e di dedizione alla patria, monito operante per l'eliminazione delle guerre, auspicio per pacifiche relazioni tra i popoli e gli stati".
Il disinteresse totale rischia di cancellare il sacrario di Nardò. Cosa succederà al patrimonio di ideali, di valori e di testimonianze di cui i mutilati ed invalidi di guerra sono portatori?
