NARDO'/GALATONE - In cenere l'automobile del “sindacalista dissidente” come si firma ormai da un paio d'anni. Maurizio Maccagnano, artefice di mille battaglie, anche molto scomode, è amareggiato.

La vettura in uso a suo figlio, parcheggiata sotto la sua abitazione di via Ferraris a Galatone, è stata incendiata intorno alle due e il proprietario è stato avvisato da un collega che rientrava dal proprio turno di lavoro.
Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri e questi ultimi stanno già seguendo una solida traccia. Che l'incendio sia doloso è fuor di dubbio: a poca distanza è stata trovata una bottiglia vuota.
“Insieme alla macchina, una Fiat Punto scura, è stata distrutta anche una finestra di una nostra vicina e buona parte del prospetto – dice, amareggiato, il sindacalista – e il gesto vigliacco e vile mi appare come inspiegabile perchè mio figlio non ha rapporti con nessuno di gente collegata al mondo dell'illegalità o dei reati, al contrario di quanto è stato scritto sul web subito dopo l'attentato”.
La lettura di Maccagnano è un'altra: “fosse stato diretto alla mia auto, forse me lo spiegherei”. Maccagnano è un “combattente” e non si fa passare la mosca sotto il naso. Tante le sue guerre in seno alla Asl dove lavora ed ha anche in preparazione un libro-documento sui tagli sconclusionati della Sanità, a partire dal “suo” ospedale di Nardò.
“In passato ho subito minacce di morte dirette alla mia persona per la mia attività di sindacalista dissidente. I protagonisti sono stati individuati e processati ed hanno anche pagato. Con alcune persone ho una causa penale in corso e la prossima udienza sarà proprio venerdì prossimo. Ma a mio figlio no: è una una persona tranquilla e moderata a differenza di me, a lui non riesco a spiegarmelo. Ma chiedo giustizia – conclude - e credo che già in queste ore le forze dell'ordine stanno facendo un ottimo lavoro per individuare i responsabili dell'attentato. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia perchè, come sempre ho detto, è lenta ma inesorabile”.