NARDO' - Ecco la lettera al Presidente Vendola in relazione alla visita del governatore alla Pista di Nardò. Tale lettera esprime tutto il disappunto della sottoscritta O.S. e degli ex collaudatori delal Pista di Nardò in relazione a tale visita durante la quale non è stata affrontata la notissima e drammatica vicenda di questi lavoratori. Buona lettura.
Le scrivo in rappresentanza ed insieme a un gruppo di ex collaudatori della Pista di Nardò.
Martedì 11 giugno u.s. Lei si è recato presso la Pista di Nardò e siamo rimasti scioccati dalla rappresentazione che ne è venuta fuori. Tutta edulcorata, tutta immagine, sembrava di essere in un eden! Grande immagine che nasconde una realtà diversa fatta di problemi drammatici che vive questo gruppo di lavoratori sottoscriventi che da ben tre anni si battono con tutte le loro forze contro le discriminazioni attuate nei loro confronti per richiedere un loro sacrosanto diritto: il loro ritorno al lavoro.
La storia di questi lavoratori quel giorno sembrava la “spazzatura” messa sotto il tappeto (magari persiano originale e lussuosissimo), “spazzatura” che, nel giorno del grande ed ipocrita “barnum” fatto di lustrini, nessuno può, vuole e deve vedere. Ciò che ci fa specie è che Lei, per primo, ha ignorato questa vicenda, (e già qualcuno ha iniziato a farglielo notare), sebbene come detto questa vicenda dura da 3 anni: ma adesso tocca a noi diretti interessati dirLe qualcosa
In questo momento di grandissima e legittima rabbia dei lavoratori le domande sorgono spontanee: ma è possibile che il Presidente Vendola non sappia nulla di questa vicenda che in questi lunghissimi tre anni è sorta ripetutamente agli onori della cronaca e non solo locale per la sua drammaticità e la sua palese violazione dei diritti elementari di cittadini e lavoratori? E’ possibile che nonostante sia interessata la task force regionale per l’impiego, con il notevole impegno della stessa, Lei non sappia niente? E’ possibile che nonostante siano state interessate istituzioni come la Prefettura Lei non sappia niente? E’ possibile che nonostante siano state interessate ripetutamente le parti politiche locali, e non solo, bipartisan (che per la verità arrivate al “quid” si sono defilate e non a caso il problema è irrisolto!) Lei non sappia niente? E’ possibile che Lei che tante volte si è detto paladino degli ultimi e dei diritti elementari negati, oggi di fronte una situazione drammaticissima non abbia sentito il bisogno di mettere i puntini sulle “i” consentendo di risolvere questa vicenda quasi kafkiana?
Vede Presidente, dopo questo accadimento dell’11 giugno, si è rafforzata una convinzione tanto amara quanto foriera di rabbia: La pista di Nardò, chiunque ne sia il proprietario è un sorta di luogo di intoccabili dove tutto può accadere in spregio alle più elementari norme di diritto, e quando ci si avvicina è come avvicinarsi ai fili dell’alta tensione.
Per Sua opportuna conoscenza e per chiarezza qui rammenteremo in grandi linee i passi salienti di questa vicenda.
Questi lavoratori operavano alle dipendenze di due cooperative (All Service ed Italian Job) come collaudatori nella Pista di Nardò. E qui già il primo elemento di contraddizione. Operavano come collaudatori (con regolare autorizzazione regionale che non si dà a tutti data l’alta pericolosità del lavoro) esattamente come i dipendenti diretti della Pista di Nardò, solo che essendo dipendenti di cooperativa, dunque a fortissimo ricatto occupazionale, prendevano 4 (quattro!) euro all’ora, avevano turni massacranti (talvolta addirittura di 24 ore!), in condizioni di mancanza di sicurezza per portare bolidi a 300 orari in Pista (e non solo……). Nonostante ciò tutte le case automobilistiche per il collaudo delle proprie auto e moto preferivano questi lavoratori ai dipendenti diretti per l’altissima professionalità. L’uso delle cooperative è evidente che fosse finalizzato al massimo profitto da parte della Pista di Nardò, dati l’irrisorietà dei salari, le turnazioni massacranti, etc. etc.. Dunque questi lavoratori hanno contribuito notevolmente, sebbene in condizioni di assoluta precarietà, allo sviluppo industriale ed alla ricchezza materiale di quel luogo di lavoro.
Nel giugno del 2010 la Prototipo (ex proprietaria della Pista di Nardò) dichiara lo stato di crisi e rompe unilateralmente l’accordo di programma con le cooperative mandando fuori ciclo produttivo i lavoratori, come fossero sacchi di immondizia. I dipendenti della All Service vanno in cassa in deroga (che gli è anche scaduta ed oggi sono disoccupati), mentre quelli della Italian Job sono disoccupati dall’inizio 2011. Un gruppo di questi lavoratori non ci sta ed inizia un percorso di riconoscimento di rapporto di lavoro diretto con la Pista di Nardò sostanziato da una serie di circostanze, attraverso il ricorso legale (ma i tempi purtroppo biblici della magistratura li conosciamo tutti). Questo tentativo di riconoscimento dei propri diritti ha provocato vere e proprie forme di ritorsione e discriminazione verso questo gruppo di lavoratori. Prova ne sia che, grazie anche ad un accordo sindacale vergognoso con le rappresentanze interne alla Pista di Nardò, per i picchi di lavorazione (quello che effettuavano le cooperative) bisognava passare attraverso le agenzie di lavoro interinale. E, guarda caso, nessuno di questo gruppo di lavoratori è stato mai chiamato.
Per Sua opportuna conoscenza deve sapere anche che la Pista di Nardò ha chiesto ed ottenuto un finanziamento pubblico dalla regione Puglia di 9 milioni di euro a fronte di 23 assunzioni e di un certo tipo di sviluppo industriale. Quello che ci ha lasciato interdetti alla lettura dei provvedimenti è che l’erogazione dell’ultima tranche del finanziamento è datata agosto 2010, dunque in piena dichiarazione di crisi! Ma non solo, perché a tutt’oggi non è stato completato il piano industriale e tantomeno sono state effettuate le assunzioni a fronte del finanziamento pubblico ed ogni anno la Pista chiede il rinvio (puntualmente concesso) per il citato completamento: Presidente Lei sapeva di questo?
Quando nel marzo del 2011 questi lavoratori contattano il sottoscritto in rappresentanza della scrivente O.S., si inizia un percorso che ci porta alla situazione attuale. Per brevità vogliamo dirLe esclusivamente che in fasi e momenti successivi sono stati coinvolti la Prefettura di Lecce, la task Force regionale per l’impiego, ragguardevoli politici territoriali bipartisan attraverso anche momenti di lotta e scontri durissimi (non certamente determinati dalla volontà dei lavoratori). Abbiamo molto apprezzato lo sforzo di parte delle istituzionali, molto meno abbiamo apprezzato il defilarsi della parte politica bipartisan (tranne lodevoli ma rarissime eccezioni) che ha dato la sensazione (e più di una sensazione) di essersi schierata a senso unico e non certamente dalla parte dei lavoratori. “Ingenuamente” ci chiediamo: perché? Addirittura in alcuni casi abbiamo assistito a forme di scarso rispetto verso le istituzioni, e anche in questo caso non certamente da parte dei lavoratori. Alcuni brevissimi esempi. Circa un anno fa presso la Prefettura di Lecce e presso la task force, e grazie alla mediazione delle stesse, ci furono vari incontri fra alti e bassi con il Dott. Ruocco rappresentante della Prototipo (allora proprietaria della Pista). Finalmente nell’ultimo incontro si determinò il prossimo avvento di una nuovo cooperativa (la Copat ) che avrebbe dovuto gestire attraverso accordi di programma i picchi di lavorazione ed assumere dal bacino di questi lavoratori. In cambio i lavoratori pur con molte perplesità legittime dati gli sviluppi-) avrebbero rinunciato ai loro legittimi ricorsi giudiziari come forma di mediazione. Ma la sorpresa era dietro l’angolo: un paio di giorni dopo quest’ultimo incontro la notizia bomba: la Pista di Nardò è stata venduta alla Porsche! Ovvero mentre si trattava gli obiettivi dell’allora proprietà erano diversi e chiari: evitare di fare brutte figure con i nuovi acquirenti togliendo i presidi dei lavoratori davanti l’azienda. Si immagini Presidente quanta rabbia e sorpresa per l’ennesima presa in giro nei loro confronti e crediamo, a buona ragione, che non meno meravigliati siano rimasti sia la Prefettura che la Task Force. Ma non ci si perde d’animo perché l’acquisto della Pista da parte della Porsche aveva dato aspettative (allo stato ancora disilluse!) a questi lavoratori. Ciò in quanto, stando alla conoscenza degli stessi lavoratori, non aveva mai sgarrato sui diritti (almeno in Germania…..) e conosceva benissimo questi lavoratori, dei quali più volte aveva esplicitamente chiesto l’intervento per il collaudo delle proprie auto, preferendoli ai diretti dipendenti della Pista. Purtroppo un primo segnale negativo era arrivato quando la Porsche ha mantenuto il vecchio management della Pista, che come qui accennato e come dimostrabile, era stata la causa delle drammatiche vicende di questi lavoratori. E non a caso si è dovuti tornare alla durissima lotta per tornare a trattare. Trattativa che in questo ultimo anno circa ha visto coinvolta la task force ed anche in questo caso fra alti e bassi e continue prese in giro. Infatti troppe volte quando in sede task force sembrava essere giunti ad una buona mediazione, la stessa veniva puntualmente disattesa. Brevi esempi: la Copat (la nuova cooperativa) che avrebbe dovuto essere il braccio operativo della Pista per i picchi di lavorazione, in realtà ha avuto in affidamento pochissime lavorazioni; nessuna discriminazione avrebbe dovuto esserci da parte dell’interinale nei confronti i questi lavoratori, ma nessuno di loro è stato chiamato; più volte la task force ha provato a riconvocare incontri al fine di capire il perché della mancata realizzazione degli impegni presi, incontri puerilmente (e diremmo spocchiosamente) disattesi con la motivazione di “altri impegni”. Insomma ad oggi la situazione è la seguente:
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La Copat ha potuto assumere solo saltuariamente un paio di questi lavoratori; lavoratori ai quali peraltro (cosa inaudita!) viene fisicamente impedito dalla vigilanza interna di uscire dal recinto Copat, anche per prendere un caffè e trattati quasi fossero degli appestati,e/o animali da tenere in gabbia, e non come chi, per almeno un decennio, si è massacrato di lavoro in quel posto
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L’interinale ha chiamato una parte di questi lavoratori per chiedergli il curriculum (e già questo farebbe ridere, se non ci fosse da piangere). Siccome poi non sono stati chiamati a lavorare, alle rimostranze dei lavoratori l’interinale ha risposto che aveva perso il curriculum e glielo richiedevano: questo si è ripetuto numerose volte senza che alcuno di questi lavoratori sia mai stato chiamato!
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Tutto ciò accade mentre in Pista c’è lavoro da scoppiare, al punto che addirittura si parla di assunzioni dirette per soddisfare le esigenze lavorative; senza contare che l’interinale sta chiamando a frotte altri lavoratori (forse amici degli amici…) spessissimo a digiuno di una lavorazione pericolosissima per sé e per gli altri, cui viene fatto eseguire uno stage di pochissimo tempo,perché bisogna produrre. Inoltre si hanno notizie di assunzioni in servizi altri in Pista, servizi cui questo gruppo di lavoratori, avendoli già svolti quando lì lavoravano, avevano dato la disponibilità in task force. Guarda caso, nonostante c’era impegno a prenderli in considerazione, anche in questa occasione non sono stati tenuti in conto.
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Questa situazione esasperante unita al lastrico cui sono ridotti questi lavoratori, hanno indotto due di loro al tentativo reale di darsi fuoco durante un presidio, fortunatamente sventato. Ed intanto il Sig. Nobile che certamente L’ha accompagnata nel Suo tour in Pista, ha avuto anche la faccia di bronzo a fronte di una domanda di giornalista di dire che questi lavoratori non vogliono lavorare! Ovviamente, oltre la risposta sui media, ne risponderà nelle sede opportune per questa affermazione diffamatoria!
Tutto ciò va considerato o no discriminazione e ritorsione? ed è possibile che Lei non sappia nulla?
Credo che questi lavoratori siano degli eroi del nostro tempo, la linea Maginot contro l’arroganza padronale (degna dei padroni delle ferriere), perché combattono a schiena diritta, nonostante situazione economica e sociale devastata, per rivendicare i propri diritti. Ma, parafrasando Brecht, che Lei certamente conosce, una società che ha bisogno di eroi è una società ingiusta e fallimentare!
A questo aggiungo che personalmente vivo e lavoro (nei Cobas è statutariamente vietato il “sindacalismo di professione” che tanti danni ha provocato) a Taranto e dunque conosco bene il “sistema Ilva” (che orgogliosamente ho combattuto e combatto). Un sistema che come Lei ben sa ha goduto (e gode?) di complicità politico-sindacali-istituzionali. Data questa conoscenza ed avendo seguito la vicenda di questi lavoratori posso dire che similarmente nel neretino (dove insite la Pista) con estensione a livello provinciale leccese, nonché a livello regionale ed oltre, esiste un “sistema Pista di Nardò” con gli stessi meccanismi del “sistema-Ilva” fatta di più o meno silente complicità che consente mega-profitti a scapito dei lavoratori e colpisce chi a viso aperto rivendica i propri elementari, peraltro anche Costituzionalmente riconosciuti.
Tutto questo accade nella nostra terra (che è anche la Sua). Questo è il classico esempio dei cosidetti “poteri forti” che Lei dice di voler (giustamente) combattere: noi, in questo caso, lo stiamo facendo quasi da soli da circa tre anni: Questo perché è nel nostro dna essere quotidianamente sempre dalla parte degli ultimi, dalla parte de “i dannati della terra” per rivendicare i diritti negati.
Per quanto ci riguarda è inammissibile che Lei durante la visita alla Pista di Nardò non abbia affrontato questa vicenda. L’unica ipotesi che allo stato ci viene da fare è che Lei la vicenda la ignorava: crediamo però che ciò sia altrettanto grave. E se non crede alle nostre parole basta chiedere alle istituzioni, alla task force, o basta anche la rassegna stampa da oltre due anni a questa parte. Ma Lei può fare anche di più: La invitiamo ad incontrarci per ascoltare dalla viva voce (anche giustamente rabbiosa) di questi lavoratori tutto ciò che stanno subendo da un quindicina di anni a questa parte sia dentro che fuori la Pista e che qui non potevamo esplicitare nella loro interezza e complessità, per motivi di brevità. Sarebbe questo certamente un passo avanti nella risoluzione di questa vertenza, perché desideriamo che questa terra diventi la terra dei diritti!
Nel concludere dobbiamo dare atto, per non fare di tutta l’erba un fascio, a chi si sta adoperando per la risoluzione della vicenda: parti delle Istituzioni; i pochissimi politici il cui intervento, proprio a causa del numero ridottissimo, è risultato, loro malgrado, inefficace; la quasi totalità degli operatori dell’informazione che non si sono dimostrati dei passa-veline, ma hanno operato da veri giornalisti venendo sul campo a raccontare i fatti (nonostante le immaginabili “spinte e controspinte”).
Siamo certi che questa lettera aperta verrà a Sua conoscenza e lettura.
Qualora invece dovesse rimanere lettera morta Le promettiamo due cose:
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Se non ci invita Lei ad incontrarLa per ascoltare questa pazzesca vicenda, ci autoinviteremo!
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La nostra lotta continuerà fino alla positiva risoluzione della vertenza: non molleremo di un millimetro! E a tal proposito sia chiaro anche alla Porsche che non può in Germania rispettare i diritti e qui invece adagiarsi ad un sistema clientelare-collusivo-corruttivo: non siamo terra di conquista!
In attesa di Suo rapidissimo riscontro Le porgiamo distinti saluti.
Lì 16 giugno 2013
-Per COBAS del LAVORO PRIVATO/Confederazione COBAS
(Salvatore STASI)
-Gruppo di ex collaudatori della Pista di Nardò