Cronaca

Portami, o divo, un porto divino. La nostra attività di intelligence con *FOTO*

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NARDO' - Che porto sarà? La riunione a palazzo Personè con i progettisti di una grande darsena, giunti a Nardò per illustrare un progetto faraonico, persino esagerato, lascia molti consiglieri entusiasti ma anche tante perplessità. Siamo in grado di riferirvi tutti, o quasi, i particolari.

 

fotodarsenaIl “volume” dell'impianto, infatti, è parso eccessivo: 65 milioni di euro di investimento complessivo, 600 posti barca per natanti fino a 26 metri di lunghezza, 36 ettari complessivi di insediamento, gli hangar per ospitare le imbarcazioni anche d'inverno con un sistema di stoccaggio modulare, come se si impilassero le canoe su una rastrelliera. E queste sono solo le prime caratteristiche.

Quelle ancora più interessanti, se vogliamo, riguardano un grande albergo di lusso con duecento posti letto a disposizione, poi un grande parcheggio a monte nella zona della Sarparea e una imponente viabilità di servizio con rotonde e piste ciclabili che conducono alla darsena e la collegano con Sant'Isidoro da cui dista un colpo di schioppo. La singolarità, infatti, è che la darsena sorgerebbe su uno stabilimento per la cura di molluschi e mitili che è rimasto in attività fino a pochi anni fa. Le vasche per la stabulazione – che appaiono come enormi recinti o piscine in mare – verrebbero riempite e conquisterebbero spazio utile in mare per poter edificare il porto che avrebbe le banchine con una conformazione a raggiera così da allungarsi verso il mare aperto grazie alla protezione di un grande “pennello” (un molo di protezione) a forma di mezzaluna proteso verso l'isolotto.

Tra i progettisti c'è la garanzia del professor Alberto Ferruccio Piccinni, originario di Taviano, professore ordinario di Costruzioni idrauliche presso la facoltà di Ingegneria di Bari. Ma la presenza più “particolare” della riunione dell'altro giorno a palazzo Personè è stata quella del geologo Pino Calò, noto in città per essere stato direttore tecnico della discarica di Castellino. Una persona legata fortemente alla città, insomma.

Perplessità si sono colte nelle domande dei presenti, su tutte quelle della consigliera Antonella Bruno che ha chiesto come avrebbero, gli ideatori, inteso acquisire i terreni necessari per la megastruttura. Non è apparso chiaro, in effetti, questo aspetto anche perché la risposta ha argomentato di acquisizioni ed espropri, entrambe pratiche complesse. L'area della Sarparea, ad esempio, è edificabile (quindi molto costosa) ma, al momento, assoggettata ad una lottizzazione milionaria che non sta riscuotendo consensi e (necessari) nulla-osta per la realizzazione a causa di una foresta primigenia secolare di olivi. E il Pug? Come si può disancorare un progetto così importante, che cambia il profilo della costa ionica, da una visione complessiva dello sviluppo del territorio? Infine con quale strumento finanziario verrebbe garantita la fattibilità dell'idea? E come la collettività verrebbe ristorata dai privati per una tale disponibilità da parte dell'ente comunale?

Le perplessità riguardano anche l'albergo che, necessariamente, dovrebbe sorgere sulla costa ed entro la fascia di rispetto: una “particolarità” urbanistica che porterebbe ad una straordinaria, così come lo è il progetto, congestione della località.