Cronaca

Ci scrive l'avvocato Giuseppe Bonsegna, delegato dell'Organismo unitario dell'Avvocatura italiana

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LECCE - Ecco copia della delibera con la quale l’Assemblea dei delegati O.U.A., il 25 giugno 2013, sentiti gli Stati Generali dell’ Avvocatura, ha proclamato l’astensione dalle udienze per il massimo periodo consentito dal Codice di autoregolamentazione.

 

I motivi, sia di merito che di metodo, sono stati indicati nella delibera ed attengono, principalmente, alla assoluta mancanza di qualsiasi consultazione con l’Avvocatura sui principali temi della giustizia, anche quando si è trattato di riproporre improvvisamente istituti, quali quello della mediaconciliazione, bocciati non solo dalla pratica quotidiana ma anche dalla Corte Costituzionale.

E’ bene che tutti abbiano chiaro che non sono in ballo gli interessi degli Avvocati ma la tutela dei diritti di tutti i cittadini, specialmente quelli più deboli, minacciati ogni giorno di più dalla farraginosità del sistema, in cui operano pochi Magistrati, nel mentre aumenta non solo il numero delle cause ma anche il costo dei contributi per accedere alla giurisdizione; vengono azzerati gli Uffici di prossimità e si tende alla dequalificazione ed all’impoverimento dell’Avvocatura.

L’Astensione è stata proclamata per i giorni 5, 8, 9, 10, 11, 12, 15 e 16 luglio 2013, ma la durata potrebbe subire una leggera contrazione giacchè, in queste ore, la Commissione di garanzia per l’attuazione degli scioperi nei servizi pubblici essenziali ha fatto informalmente sapere di non considerare il sabato giorno festivo, sicchè gli otto giorni, consecutivi, periodo di durata massima dell’astensione, potrebbero iniziare dall’ 8 e non dal 5 luglio 2013.

La Giunta O.U.A. sta per riunirsi e decidere.

Il messaggio che l’Avvocatura ha voluto dare con l’astensione dalle udienze per il periodo massimo consentito è rivolto anche ai sottoscrittori del Patto della Giustizia, stipulato nel 2009 con il Personale di cancelleria e con i Magistrati, ai quali, in special modo, è stato chiesto di prendere sollecita posizione sulle problematiche sollevate dall’Avvocatura, pena la disdetta del Patto, che, ovviamente, è auspicabile venga mantenuto per fronteggiare adeguatamente le improvvide iniziative governative.

L’Assemblea dei Delegati OUA, riunitasi a Roma il 25 giugno 2013, preso atto del contenuto del D.L.69/2013, c.d. decreto del “fare”, sentiti gli Stati Generali dell’Avvocatura, riuniti in pari data

rileva

come il Governo abbia rinnovato la "prassi" di utilizzare illegittimamente lo strumento del decreto legge (tra l’altro differendo, per alcune norme, la efficacia a “30 giorni dopo l'entrata in vigore della legge di conversione”, così dimostrando l'assenza dei presupposti dell'urgenza e necessità).

Valuta

che l’adozione del decreto-legge, in assenza dei presupposti di necessità e urgenza, determina l’illegittimità costituzionale, oltre che del decreto legge stesso, anche dell’eventuale legge di conversione e degli eventuali emendamenti rispetto al testo del d.l..

Ribadisce

che il potere normativo spetta in via generale al Parlamento e che il decreto-legge rappresenta una deroga giustificata dai presupposti dell'urgenza e necessità, nella specie non ricorrenti.

Auspica

che il Parlamento Italiano valuti attentamente la legittimità costituzionale del proposto Decreto Legge, facendo riferimento alle motivazioni delle citate sentenze della Corte Costituzionale e si esprima sulla pregiudiziale di costituzionalità, per riaffermare, anche per non essere esautorato delle proprie prerogative, l’illegittima applicazione da parte del Governo della decretazione d’urgenza.

Esprime

contrarietà al metodo utilizzato dal Governo, affermando l’esigenza del rispetto del secondo comma dell’art.72 della Costituzione, che rinvia ai regolamenti parlamentari per la definizione dei procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.

Evidenzia

la contraddittorietà delle posizioni del Governo che, mentre, a mezzo del Ministro della Giustizia, ha dichiarato che avrebbe proceduto «con la necessaria consultazione di tutti i soggetti della giurisdizione» alle modifiche delle norme in materia di giustizia, ha, invece, assunto un decreto legge in assenza di qualsiasi confronto e informazione preventiva con l’avvocatura, il che costituisce un inaccettabile ed irriguardoso modo di procedere verso l’Avvocatura e le sue istituzioni.

Ribadisce

ciononostante, la disponibilità a confrontarsi immediatamente ed in linea con i deliberati congressuali, nel settore penale, sui principali temi irrisolti quali: depenalizzazione; riforme di alcune leggi “criminogene” (Bossi – Fini, stupefacenti); modifica del sistema sanzionatorio e della custodia cautelare; ampliamento dei limiti temporali delle misure alternative alla detenzione; amnistia e indulto; aumento del numero dei magistrati, anche mediante il recupero alla attività giurisdizionale dei troppi magistrati fuori ruolo, nonché su tutto quanto è indispensabile e urgente mettere finalmente in pratica per raggiungere l’irrinunciabile obiettivo di ridare dignità, decoro e tutela ai diritti di tutti i cittadini.

Invita

tutte le parti sottoscrittrici del “Patto per la Giustizia” a prendere sollecita posizione sulle problematiche sopra riportate, riservandosi, in difetto di adeguata risposta, di comunicare il proprio recesso dallo stesso “Patto”.

 

Ciò premesso, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura,

 

ribadisce

le mozioni Congressuali deliberate a Bari contrarie alla obbligatorietà della media conciliazione e

chiede

al Governo di stralciare i capi relativi alla mediazione ed al processo civile.

Chiede ancora

al Parlamento, al Governo e alle Commissioni Giustizia del Senato e della Camera di fissare un incontro o una convocazione immediata per esaminare le proposte dell’Avvocatura sui temi della giustizia, con particolare riferimento alle norme contenute nel D.L. del “fare” e della mediazione, rammentando che l’Avvocatura ha avanzato, da tempo, proposte alternative relative alla introduzione del procedimento di negoziazione assistita da un avvocato, nonché l’introduzione di “camere arbitrali” presso i COA, come efficace e qualificata giurisdizione alternativa di primo grado, capace di assorbire la domanda giudiziale nel rispetto delle regole di diritto e di incidere sull’arretrato.

Premesso quanto sopra

al fine di dare alle istanze di cui al presente documento massima diffusione e visibilità presso l’opinione pubblica e le Istituzioni

proclama

con riserva di revoca qualora il Ministro accetti le richieste della Categoria, l’astensione dalle udienze per i giorni 5/8/9/10/11/12/15/16 luglio 2013, invitando tutti gli Ordini Territoriali ad indire, in tale periodo, Assemblee permanenti per comunicare e rendere note le motivazioni della protesta ed i contenuti delle diverse proposte dell’Avvocatura, riservando, altresì, di indire, all’esito, ulteriori manifestazioni su tutto il Territorio Nazionale.