NARDO' - Il picchetto d'onore, comandato dal capitano Nicola Dell'Angelo, è immobile ma le lacrime dei colleghi luccicano al sole.
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Il trombettiere intona il silenzio d'ordinanza e Ernesto se ne va, scortato dai suoi amici in alta uniforme.
Sono solo cinque le motociclette presenti al funerale del maresciallo maggiore della polizia municipale Ernesto Alfieri, una è rimasta ferma. 38 anni spesi per il Corpo della Pm e sempre in sella alla Guzzi o, ultimamente, allo scooterone.
E' la prima volta che scompare un agente in servizio e il protocollo è commovente: i colleghi, molti trattengono a stento le lacrime, formano una cortina davanti alla sua abitazione. Le moto rombano in suo onore: magari si tratta di ex ragazzi terribili che lui ha più volte inseguito perché indossassero il casco. Poi il feretro viene portato a spalla per un centinaio di metri fino alla chiesa dei Cappuccini.
All'uscita il silenzio, il saluto e poi l'ultimo addio.
Che dire altro di Ernesto? Che erano memorabili i suoi confronti con il comandante al quale ribadiva che sarebbe salito in moto fino all'ultimo dei suoi giorni. Così è stato.
Il maresciallo era conosciutissimo per il suo carattere gioviale ma anche per la sua condotta, rispettosa delle regole e irreprensibile. Non molti ricordano che alcuni anni fa due mezzi di sua proprietà vennero dati alle fiamme sotto casa: i delinquenti di sicuro non lo amavano.
Ma lo adoravano i bambini e gli anziani, per i quali sotto quel folto baffo ormai bianco riservava sempre un sorriso. Negli ultimi anni era diventato famoso per i suoi interventi “animalisti”: aveva salvato da morte sicura cani, gatti, un grosso papero, un pony, un maialetto, addirittura uno sciame d'api. Scherzava su questo. Come scherzava spesso quando si parlava della morte. Fa impressione vedere le immagini registrate da un sistema di videosorveglianza: alle 19.32 entra in un negozio e poi va via. Dopo solo un paio d'ore lo stanno portando in ospedale, già in condizioni disperate.
Per ironia della sorte qualche settimana fa l'Amministrazione gli ha piazzato il circo sotto casa, proprio sotto i balconi, e lui ha richiesto un articolo sul giornale: “va bene che io ami gli animali da compagnia – disse al giornalista – ma il raglio di un asino alle quattro del mattino e i versi e gli odori dei cammelli sotto la mia finestra sono davvero troppo”.
Così era Ernesto: arguto, simpatico e intelligente. Ci mancherà moltissimo.