Cronaca

RESOCONTO KYENGE - Il ministro a Nardò per i migranti e per le carriere di qualcuno

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NARDO' - Il ministro Cécile Kyenge, domenica scorsa, ha incontrato i migranti sparsi nelle campagne di Nardò. Nel convegno che ha concluso la giornata, invece, ha spento le infuocate polemiche che avevano preceduto la sua visita nel comune neritino: "Dobbiamo lavorare insieme per trovare una soluzione che trasformi Nardò in una buona pratica da esportare in tutta Italia». La visita nell'accampamento di fortuna in contrada Arene-Serrazze dura pochissimi minuti, una delusione per chi credeva in uno slancio più partecipato del ministro. Cecile Kyenge, ricordiamo, è sempre del Pd. Partito che voterebbe a occhi chiusi la fiducia a Calderoli. La visita alla masseria Boncuri, inoltre, si è fermata dopo una ventina di metri senza mai accedere all'interno della struttura. Dopo la sua visita Scianne è rimasta vuota, i lavoratori continuano a dormire sotto le stelle. Che sia servita per spianare la strada a qualcuno della ... (indovina la rima!)  

 

L'esponente del Pd, con deleghe all'Integrazione e alle Politiche Giovanili, domenica mattina è arrivata a Nardò per una visita-lampo nel luogo simbolo della lotta per i diritti dei lavoratori, la masseria Boncuri, teatro nel 2011 della prima rivolta contro il caporalato e lo sfruttamento. Subito dopo, però, Kyenge ha insistito per vedere dove vivono oggi i lavoratori stagionali. E così dal simbolo delle lotte sindacali si è passati al simbolo della vergogna, la tendopoli posticcia in un oliveto a cinquecento metri da Boncuri. Qui, sulla terra rossa e tra gli alberi, Kyenge ha ascoltato un lavoratore tunisino: «C'è poco da spiegare, basta guardare per rendersi conto in che condizioni viviamo. Lavorano solo in pochi e molti non hanno i soldi nemmeno per tornare a casa. Per fortuna», conclude, «la Caritas ci aiuta». Ad accompagnarla gli stati generali della Cgil e le più alte autorità locali, dal prefetto Giuliana Perrotta al sindaco di Nardò, Marcello Risi. Nei giorni scorsi proprio la gestione dell'accoglienza per i lavoratori migranti aveva innescato furiose polemiche interne alla maggioranza. La scintilla parte dalla decisione dell'Amministrazione di chiudere

il simbolo delle lotte dei lavoratori, la masseria Boncuri. Il governo Risi, con la sua variegata maggioranza, ha optato per l'istituzione di una tendopoli in località «Scianne», a circa sei chilometri dal centro di Nardò e a due dalla marina di Sant'Isidoro. Una distanza che gli immigrati non possono coprire a piedi. Una scelta che ha provocato le critiche dell'opposizione e le pesanti accuse del circolo «noveaprile» di Sinistra Ecologia e Libertà.

La situazione è ulteriormente peggiorata con l'ordinanza di sgombero della «ex-falegnameria», una struttura abbandonata, occupata dai migranti, che si trova a cinquecento metri dalla masseria Boncuri e diventata
il simbolo della vergogna per le pessime condizioni sanitarie. E dopo alcuni controlli dell'Asl, il vertice in prefettura del 19 luglio, è arrivata l'ordinanza di sgombero a due giorni dalla visita del ministro Kyenge. Tutti elementi utili per gettare ulteriore benzina sul fuoco. Il sindaco Risi, nel convegno previsto dopo i diversi sopralluoghi, usa parole rassicuranti:
«Abbiamo previsto 50mila euro di interventi e abbiamo detto che per coloro che non riescono a trovare un alloggio per loro c'è un'area attrezzata con posti letto, docce, bagni chimici e anche un servizio di trasporto pubblico fino a
dieci corse al giorno. E dico di più, l'Amministrazione comunale è a disposizione per concordare nuove misure che vadano nelle direzione che questo convegno organizzato dalla Cgil auspica».

Salvatore Arnesano, segretario generale della Cgil è soddisfatto: «Ci auguriamo che questa giornata rappresenti per tutti un momento di svolta, che sia la giornata in cui tutti i soggetti interessati assumano l'impegno di voltare pagina, lavorando insieme affinché Nardò, come auspicato dalla stessa Ministra per l'Integrazione, diventi simbolo nazionale
di buone pratiche». Il ministro Kyenge sfodera tutta la diplomazia possibile nel suo intervento conclusivo: «La mia presenza oggi non deve essere fonte di polemica. Abbiamo l'opportunità di avere maggiore visibilità e quindi cerchiamo di renderla costruttiva. Questa visibilità deve portare allo stesso tavolo tutti gli attori di questo lavoro, sotto la guida del Prefetto, e cercare di guardare bene le proposte e i progetti che sono in campo e che devono andare verso l'integrazione e un progetto di accoglienza».