NARDO'/BARI - Ostuni e persino Porto Cesareo prendono denaro da finalizzare all'abbattimento di "cadaveri" architettonici. Ecco la storia.
Quattro sentenze giudiziarie cui ottemperare, una vicenda legale ultraventennale da chiudere: il filo comune è l’abusivismo edilizio, vera e propria piaga per una regione come la Puglia che vuole imporre la propria immagine di terra di grande attrazione turistica per le sue bellezze paesaggistiche, sulla preservazione degli ecosistemi, per la valorizzazione della vocazione rurali cui inevitabilmente segue l’unicità di prodotti della filiera agroalimentare. Il motivo per cui tornare sull’argomento abusivismo sono gli stanziamenti che la regione Puglia ha appena concesso ai Comuni di Ostuni, la Città bianca, in provincia di Brindisi, e Porto Cesareo, una delle perle dello Jonio, in provincia di Lecce, per ristabilire la legalità, demolendo le costruzioni che oltraggiano il paesaggio perché non dovrebbero essere dove sono.
La delibera di giunta proposta dall’assessore alla Qualità del territorio della giunta regionale pugliese, Angela Barbanente, stanzia 73mila euro per le spese necessarie a demolire i quattro immobili individuati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce a seguito di sentenze definitive risalenti nel tempo per le quali, nel frattempo, si è giunti ai decreti per il ripristino dello stato dei luoghi. I decreti in questione portano la data 2009 (emessi tra i mesi di luglio e ottobre), ma, spiegano dalla Procura di Lecce, «il Comune di Porto Cesareo non ha ad oggi dato risposta in ordine alla possibilità di accesso ai finanziamenti della Cassa depositi e prestiti ai sensi dell’articolo 32, comma 12, della legge numero 326 del 2003. Di conseguenza viene richiesta l’ammissione all’anticipazione della complessiva somma di euro 73mila 207 alla Cassa depositi e prestito ovvero al fondo regionale di rotazione di cui all’articolo 6 della legge regionale 15 del 2012». La regione ha risposto positivamente. Ora la palla torna al Comune che, attraverso il suo sindaco, Albano, conferma: «Ci attiveremo nei tempi utili».
A Ostuni, grazie ai 110mila euro anticipati dalla Regione, verrà abbattuto invece un vero e proprio ecomostro. Sette anni dopo le immagini di Punta Perotti implosa sul lungomare di Bari, la scena si ripeterà sulla costa a Sud, in località Villanova, una delle marine della Città bianca. Il sindaco di Ostuni, Tanzarella, aveva già tutte le carte pronte e conta, dice, «di procedere entro la fine dell’anno». Poco più di una settimana fa, la Gazzetta era tornata a occuparsi dello scheletro di 4mila metri cubi di cemento con affaccio sul mare lanciando proprio dallo scempio di Ostuni la campagna contro gli ecomostri e le brutture edilizie, che funestano le nostre coste. «Cerca il mostro e segnalalo alla Gazzetta» è il titolo dell’iniziativa alla quale si può ancora partecipare inviando le proprie segnalazioni all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
I soldi stanziati dalla Regione vengono, come dice il titolo della delibera, da un fondo di rotazione e costituiscono un’anticipazione. I Comuni beneficiari, rivalendosi sui proprietari degli immobili demoliti, hanno cinque anni per restituire i soldi. Una singolarità va rilevata: nonostante il problema abusivismo sia diffuso un po’ su tutta la costa pugliese, solo due sono state le richieste di anticipazione fondi per dar seguito a provvedimenti di demolizione. Ostuni e Porto Cesareo, per quanto emblematici, rischiano di rimanere casi isolati.