NARDO' - Con la firma dell’accordo tra il Comune di Nardò e la Regione Puglia sulla riconversione dell’Ospedale in Poliambulatorio, il sindaco Marcello Risi ha ufficializzato la sua volontà, e della Amministrazione che lo sostiene, di rinunciare definitivamente allo nostro storico Ospedale S.Giuseppe-Sambiasi.
Incurante delle legittime istanze della popolazione neretina che negli ultimi 3 anni ha reclamato, dapprima, la non chiusura dei reparti e dell’Ospedale e poi la sua riapertura, insensibile a tutto il disagio dei malati, alle mortificazioni dei più indigenti, al danno alla salute prodotti da tale ingiusta chiusura, il Sindaco di Nardò, ha segnato, con la sottoscrizione di tale accordo, una pagina, tra le più nere, della storia civile e sociale degli ultimi settecento anni di questa Comunità, da quando cioè si ha memoria dell’esistenza di un Ospedale locale, al servizio del territorio.
A nulla sono valse tutte le manifestazioni prodotte dalla gente per rappresentare il dolore dell’intera comunità, la più popolosa della provincia (dopo il capoluogo), mortificata dalla inopinata, ingiusta e perciò inaccettabile chiusura del suo nosocomio, dettata, non già da oggettivi e condivisibili motivi, ma solo da cattiva politica che non risponde agli interessi reali della collettività.
E’ opinione di questo Comitato Civico che la Comunità neretina, lungi dal gioire o essere soddisfatta da tale accordo, è stata altamente penalizzata con tale chiusura e riconversione dell’Ospedale in Poliambulatorio, che non soddisfa le reali necessità inerenti la salute, perché non garantisce la presenza in loco di posti letto ospedalieri, indispensabili e insostituibili per coprire le esigenze dei malati acuti, dei malati cronici in fase di riacutizzazione delle patologie, delle urgenze e delle emergenze.
Va ricordato al governatore Vendola, laddove non ne fosse mai stato informato, che l’Ospedale di Nardò non è mai stato un piccolo ospedale, avendo avuto sempre nel passato più di 200 posti letto, ma che, poi, è stato progressivamente e pervicacemente depotenziato dalle varie Amministrazioni sanitarie.
Va ricordato al governatore Vendola che i servizi ambulatoriali, promessi, sottoscritti ed elencati, in bella mostra, nell’accordo, erano già e sono, in prevalenza, tutti fruibili dalla Comunità neretina, nel Poliambulatorio di piazza della Croce Rossa.
Va ricordato al governatore Vendola che l’assistenza domiciliare promessa è già in essere ed è già prevalentemente a carico dei medici di famiglia che, con il recente taglio dei posti letto, hanno incrementato sempre più il loro lavoro sul territorio con gli accessi domiciliari, sostenendo talora un peso lavorativo oltre misura.
Va ricordato al governatore Vendola che l’Ospedale di Nardò non è mai stato un ospedale che “non funziona”, dal momento che ha sempre potuto contare sul lavoro di ottimi professionisti medici e paramedici e, come è stato ampiamente dimostrato negli incontri tecnici tenuti, nel passato recente, in Regione tra questo Comitato e il dr Cuomo, ha sempre registrato indici statistici di utilizzo - nel decennio 2000-2010 – di tutto rispetto in valori assoluti e, comunque sempre superiori a quelli fatti registrare dagli ospedali limitrofi di Copertino, Galatina e Gallipoli.
Va ricordato al governatore Vendola che non c’è bisogno di siglare “atti di pace” con una comunità che non ha mai fatto la guerra a nessuno, ma che ha solo chiesto, sempre molto democraticamente e civilmente, il giusto per la propria salute e la conservazione del proprio Ospedale, costato, nei secoli passati, l’impegno, il lavoro e gli sforzi, anche economici, di molte generazioni.
Va ricordato al governatore Vendola che il suo modello di Sanità ospedaliera e soprattutto territoriale, per quanto efficiente ed attrezzato, non può, né potrà mai soddisfare le esigenze dell’urgenza e dell’emergenza, quando l’offerta dei posti letto ospedalieri sul territorio sia esigua e perciò insufficiente a coprire la domanda di salute dell’utenza. Nelle nazioni civili sono assicurati dai 5,5 a 6 posti letto ogni 1000 abitanti. Nel nostro territorio siamo a meno di 3 posti letto ogni 1000 abitanti!
E’ questa la Sanità che il sindaco Risi e il dr Vendola vogliono assicurare a noi e ai nostri figli?
Vogliamo, poi, ricordare al sindaco Marcello Risi alcune cose essenziali.
Sono sotto gli occhi di tutti le gravi conseguenze che ha prodotto la chiusura dell’Ospedale di Nardò, soprattutto nel corso della stagione estiva quando la popolazione del nostro territorio è aumentata a dismisura per gli usuali flussi turistici.
Così pure le necessità e le urgenze di carattere sanitario che il più delle volte non hanno trovato una adeguata risposta per l’assoluta insufficienza ed incapacità dei P.S. degli Ospedali attivi dei centri vicini.
Ricordiamo al Sindaco di Nardò tutti i casi di aggravamento di patologie croniche, soprattutto degli anziani, con necessità di ricovero ospedaliero, ma che non hanno trovato una risposta per carenza di posti letto negli Ospedali limitrofi o che sono state evase dopo peregrinazioni nei vari e più lontani Ospedali e/o sempre dopo estenuanti e lunghissime attese in corridoi di P.S. stracolmi di utenti e con personale medico-sanitario sempre insufficiente a fronteggiare la loro domanda di salute.
Ricordiamo al Sindaco che ormai costantemente si assiste, vista la carenza di posti letto negli Ospedali salentini, a ricoveri “lumaca” o a pazienti rimandati a casa anche se in condizioni di salute precarie, o a dimissioni “lampo” di paz. gravi e/o con patologie complesse che richiederebbero una più prolungata assistenza ospedaliera.
Ricordiamo al Sindaco la recente visita a Nardò del ministro Cécile Kyenge, per affrontare il problema dell’accoglienza e della tutela degli extracomunitari così numerosi nel periodo estivo nel nostro territorio per le attività agricole a cui prevalentemente essi sono dediti.
Ricordiamo al Sindaco il clamoroso annuncio dell’assessore regionale Elena Gentile, avallato dal governatore Vendola, che avrebbe proposto di attivare un’assistenza sanitaria dedicata agli extracomunitari di passaggio per Nardò, prevedendo per loro una location sanitaria (piccolo Ospedale? Poliambulatorio?) esclusiva da allestire.
Ricordiamo al Sindaco che probabilmente il governatore Vendola e l’assessore alla Sanità, non hanno mai letto o preso in considerazione la lettera aperta inviata loro l’1.02.2011, dal sottoscritto a nome del Comitato Civico e di tutta la popolazione neretina, circa la necessità di non chiudere il nosocomio neretino, oltre che per svariati ed indiscutibili motivi, anche per quello, non minore, di riservare un’ adeguata assistenza agli extracomunitari, per la loro “costante e cospicua presenza …. soprattutto nel periodo della raccolta delle angurie e dei pomodori”.
Oggi, dopo aver chiuso per tutti, neretini e non, l’Ospedale S. Giuseppe Sambiasi, si propone di aprire un piccolo ospedale (? o che altro?) ad esclusivo utilizzo degli extracomunitari. Se ciò fosse vero potremmo affermare di trovarci davanti ad un doppio caso di razzismo: i neretini senza Ospedale locale per le proprie cure e gli extracomunitari a cui sarebbe consentito di curarsi solo in un Ospedale a loro destinato. Ma gli extracomunitari, come tutti gli esseri umani, non possono essere curati negli ospedali già esistenti nel territorio salentino? O devono essere tenuti separati? Gradiremmo che il governatore Vendola, l’assessore Gentile, il sindaco Risi rispondessero a questa domanda.
Ricordiamo al Sindaco, infine, che oltre ai numerosi motivi, a tutti noti, sulla necessità di riaprire il nostro storico Ospedale, sempre più cogente è divenuto e diviene, giorno per giorno, quello inerente il fenomeno dell’altissima incidenza delle neoplasie nel nostro territorio. È noto ormai che la provincia di Lecce, e il territorio di Nardò in particolare, detengono il primato di tutta la Regione per la maggior incidenza di neoplasie. Ciò oltre a sollevare la prioritaria necessità di individuarne le cause, certamente dovute al fortissimo inquinamento ambientale, pone di conseguenza il problema della loro diagnosi e cura in questo popoloso territorio jonico-saentino, che vede levarsi le denunce alla magistratura di medici ed operatori sanitari di settore (v. quella recente del dr Giuseppe Serravezza) quando tagli e precarietà non consentono una pur minima risposta utile alla grande e crescente richiesta di assistenza oncologica.
E’ convinzione del Comitato Civico che la ”soluzione” individuata con l’accordo condiviso venerdì, 6.09.2013, tra Comune e Regione, non sia una “buona soluzione”: i cittadini rimpiangeranno e già rimpiangono il proprio Ospedale. Il Poliambulatorio “ che si mette in pista” di per sé non può dare una “risposta immediata alla domanda di servizi”, quando è richiesta una terapia medica e/o chirurgica urgente e indilazionabile.
Con l’accordo siglato ieri, alla città di Nardò, non “ è stata data una buona notizia”!
Lanciamo un appello alla cittadinanza perché faccia sentire civilmente il proprio dissenso e disapprovazione nei confronti del Sindaco e dell’Amministrazione che lo sostiene, per aver firmato il protocollo d’intesa con la Regione Puglia del governatore Vendola, accettando la riconversione dell’Ospedale neretino in un Poliambulatorio attrezzato di cui la città era già dotata.
Chiediamo con forza e civilmente la riapertura dell’Ospedale S. Giuseppe-Sambiasi di Nardò, con le quattro specialità di base! Continueremo a batterci fermamente fino a quando il nostro Ospedale non verrà riaperto!
Nardò, 07.09.2013 Roberto Filograna
(Presidente del Comitato Civico”Spes Civium”)