NARDO' - Fra le tante prese di posizione che si susseguono da mesi sul Piano Paesaggistico Regionale, sorprendenti e preoccupanti appaiono le recenti dichiarazioni di autorevoli esponenti politici neretini che denotano scarsa consapevolezza dei reali problemi del territorio.
Al di là delle questioni generali che incideranno su tutti i Comuni, a partire dalle norme di salvaguardia e dal mancato riconoscimento dei diritti acquisiti, che provocheranno innumerevoli contenziosi, su Nardò, che, come altri Comuni, ha un piano regolatore ormai vecchio e superato con previsioni ormai improponibili soprattutto sulle zone più sensibili della fascia costiera e con tipizzazioni e norme di attuazione non corrispondenti alla loro effettiva utilizzazione su vastissime porzioni del territorio, il PPTR determinerà situazioni di forte criticità.
Emblematico in merito è il caso delle zone agricole. E’ sacrosanto che la normativa del PPTR stabilisca che nelle zone agricole si possano realizzare solo interventi finalizzati all’uso agricolo del suolo. Ma questo va bene nelle zone che hanno reali caratteristiche e destinazione agricola! Viceversa non ha significato su vaste porzioni del territorio (vedi Mondonuovo, S. Maria al Bagno, Quattro Colonne, S. Isidoro, Torre Squillace, ecc. a Nardò, ma anche la Padula Bianca sul litorale di Gallipoli) che sono ancora tipizzate come zone agricole, pur essendo urbanizzate e edificate, spesso con alte densità.
E’ la vecchia piaga degli insediamenti costieri nati abusivamente, poi in parte condonati, ma mai riqualificati, di vastissime proporzioni, grossa palla al piede per lo sviluppo turistico, perché la riqualificazione e il riordino degli insediamenti costieri sorti abusivamente e poi condonati dovrebbe essere un’azione preliminare a qualsiasi forma di sviluppo. Ebbene quest’azione di riqualificazione dell’esistente, su cui mai il pubblico è riuscito a fare alcunché nonostante i ripetuti tentativi (varianti di recupero ex L 47/85, PIRT, ecc.), si e’ avviata i di recente sotto la spinta dell’iniziativa privata, che sarebbe quantomai opportuno incentivare, ma che viceversa rischia di rimanere bloccata.
Nel mentre sarebbero quantomai necessarie norme di attuazione che prevedano misure premiali volte a incentivare gli interventi di ristrutturazione edilizia e urbanistica, attraverso gli agili meccanismi del PUG con cui si potrebbero persino eliminare i disordini più stridenti e colmare la carenza cronica di zone a servizi, viceversa la rigida normativa delle zone agricole del PPTR, cui sono soggetti questi suoli, di fatto a residenzialità rada ma impropriamente tipizzati “E” dal PRG vigente, ovviamente ha altre finalità e, quindi, non consente questo processo di rigenerazione quantomai necessario sia per mettere ordine sul nostro litorale, sia per dare un minimo di respiro al settore edilizio già prostrato dalla situazione economica.
Ovviamente tutto questo non è certo imputabile al PPTR, ma alle annose inadempienze dei Comuni che non si decidono a fare i PUG adeguando le destinazioni dei suoli all’uso reale del territorio e non si rendono conto che il riordino e la riqualificazione delle periferie cittadine e degli insediamenti costieri sorti abusivamente devono costituire l’obiettivo primario dei prossimi anni, propedeutico a qualsiasi forma di sviluppo del territorio.
E qui si innesta un altro problema. Molti Comuni come Nardò hanno lo strumento urbanistico generale vecchio e superato (Lecce prova a fare il PUG da molti anni, Taranto ha un PRG che risale al 1970, Bari ne ha uno ancora più vecchio), per cui si verifica che Regione e Comuni si muovono su piani diversi e del tutto scollegati tra loro. Tutta la virtuosa, brillante e avanzata politica urbanistica condotta dalla Regione negli ultimi anni rischia di rimanere un esercizio intellettuale fine a se stesso, che avrà un’incidenza positiva sul territorio sicuramente non proporzionata all’enorme sforzo prodotto, se i Comuni non si muovono in sintonia con la Regione, adeguando la propria strumentazione urbanistica generale allo stato di fatto attuale del proprio territorio e alla rinnovata sensibilità nei confronti della salvaguardia ambientale, ma soprattutto adeguando le proprie forme di gestione del territorio a tutta la nuova filosofia e metodologia sopravvenute negli ultimi anni, a partire dal Documento del DRAG in poi fino all’attuale PPTR.
Se si vuole raggiungere quest’obiettivo l’urbanistica deve avere un ruolo diverso e prioritario, i Comuni devono riservare nei propri bilanci le risorse economiche per darsi i PUG e uffici tecnici adeguati, la Regione deve fornire per tale finalità aiuti economici e al contempo fissare severe sanzioni per i Comuni inadempienti.
Mario Gaballo
Ingegnere