NARDO' - La palude del Capitano, zona incantevole dal punto di vista paesaggistico, diventa un lager.
Da qualche giorno, infatti, le maestranze di una ditta di Gravina di Puglia, che s'è aggiudicato l’appalto, stanno recintando l’intera area umida a partire dal confine con la masseria Bellimento e fino all’ingresso dell’abitato di Sant'Isidoro. Chilometri di recinzione effettuata con pali scortecciati infilati nel terreno con un escavatore e raccordati tra loro con quattro giri di grosso filo spinato. Una soluzione che ha lasciato senza parole i visitatori e che, per la verità, aveva destato molte perplessità anche nell’Ufficio Ambiente del Comune di Nardò al tempo della presentazione del progetto.
La questione, infatti, risale al 2009 quando il parco di Portoselvaggio venne scelto dalla Regione Puglia per un affidamento diretto di circa 300mila euro in “tandem” con il parco regionale «Palude la vela» di Taranto per la messa in sicurezza delle due aree protette. Quando il progetto venne poi presentato dal tecnico Vito Crisanti, la soluzione di recintare con il filo spinato lasciò molto perplessi i responsabili neritini ma l’approvazione definitiva spettava alla Regione dalla quale ci si aspettava una correzione «in corsa».
Che non è mai arrivata nonostante ci siano, in tutta la Puglia, regolamenti edilizi che vietano soluzioni che possano arrecare danno a persone o animali: filo spinato per recinzioni, vetri infranti sulla sommità dei muri perimetrali, cancelli con le lance acuminate. I proprietari, gli enti o le pubbliche amministrazioni responsabili di soluzioni che arrecano danno potrebbero risponderne in sede di richiesta di risarcimento dei danni. Ora c'è chi protesta perché il filo, appena messo in opera, presenta già ovunque ciuffi di pelo e pelliccia lasciati da animali in transito.
E siamo solo agli inizi, perché il filo spinato è nuovo: immaginiamoci che rischi per il tetano ed altre infezioni quando sarà arrugginito. In ogni caso si tratterebbe di una recinzione, diciamo così, provvisoria perché dovrebbe proteggere i filari di siepe (pioppi) che saranno messi a dimora successivamente. Intanto, però, e chissà per quanto tempo ai frequentatori sembrerà un brutto e pericoloso lager.
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