Cronaca

L'attesa, l'arrivo, la messa, il lieve malore. Ecco l'intera cronaca, *VIDEO* e commentata, della gran giornata per la Chiesa nerito-gallipolina

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NARDO' - La diocesi di Nardò-Gallipoli è in festa. Ecco il gran lavoro per voi della portella del cuore. Imperdibile.

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Sarà, necessariamente, un vescovo immerso nel sociale e sono i tempi che lo richiedono.

Un abbraccio intenso, incessante, durato tre ore e con migliaia di persone assiepate intorno alla cattedrale, tra piazza Pio XI ed il Calvario. Monsignor Fernando Filograna paga lo scotto di una giornata così intensa con un breve malore sul finire della funzione religiosa: ha un evidente mancamento, si alza dal seggio ma poi, dietro l'altare al momento della comunione, lentamente si accascia e chiede di sedersi. Immediatamente viene sostenuto dai suoi assistenti e poi basta un bicchier d'acqua e qualche decisa sventolata per fargli arrivare un po' d'aria. Il nuovo vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli si riprende in pochi minuti e porta a conclusione la lunga e complessa cerimonia che è iniziata alle 18 e conclusa dopo le 21.

Nel video, ad un'ora e dieci minuti dall'inizio, si avverte il gran trambusto con gente che corre a soccorrere il presule.

Vescovo Filograna web31Non è l'unico a provare disagio per il caldo tropicale che c'è in cattedrale: anche una anziana donna sulla sedia a rotelle ad un certo punto presenta un pallore impressionante e serve l'intervento dei sanitari del 118, presenti in piazza. I medici le consigliano di uscire ma lei si oppone con tutte le forze rimaste: vuole vedere fino alla fine la messa. “Magnetica”, infatti, è stata sin da subito l'intesa del nuovo vescovo con la gente della grande diocesi nerito-gallipolina.

Filograna arriva in largo Osanna e, ad accoglierlo tra gli applausi in piazza della Repubblica c'è il sindaco Marcello Risi, il comandante della municipale Cosimo Tarantino, l'amministratore diocesano monsignor Gino Ruperto. Per strada, davanti al teatro comunale, il primo gesto che piace ai fedeli: il vescovo nota un uomo in carrozzella (di quelle a motore, ormai una rarità assoluta da vedere lungo le strade) e si sgancia dal gruppo, gli va incontro per baciarlo e stringergli la mano. Ancora applausi.

Poi il primo bagno di folla in piazza Salandra, luminosa e splendida all'imbrunire, dove ci sono i diciotto rappresentanti dei Comuni che compongono la diocesi con tutti i gonfaloni, molti parlamentari, il presidente della provincia Antonio Gabellone e il primo cittadino di Lequile sul palco: si tratta della città che ha dato i natali al vescovo e lui saluta con evidente affetto e commozione il sindaco Antonio Caiaffa. Intanto le delegazioni dei paesi sono gioiosamente rumorose: applaudono e sono vivaci quelle di Matino e Seclì ma anche le associazioni neritine si fanno valere salutando il vescovo dai balconi affollatissimi.

Il sindaco Marcello Risi offre l'assist a Filograna con un discorso imperniato sul sociale: “per i poveri è sempre più difficile – dice il sindaco – è diffcile curarsi, è difficile pagare l'affitto della casa, acquistare i libri di scuola per i ragazzi, far la spesa per mangiare. E' difficile per loro anche prendere sonno, tali e tante sono le preoccupazioni e sentiamo costantemente il rischio che tutto si slabbri, si laceri, si spezzi e che il destino di chi è ai margini sparisca all'orizzonte del nostro sguardo”. Il senso del discorso del sindaco gravita intorno alle prime parole pronunciate dal vescovo non appena nominato: non lasciamoci rubare la speranza.

Don Fernando coglie immediatamente la preoccupazione manifestata dal sindaco – pare il filo conduttore di tutto – e dà la sua lettura sul modello di sviluppo economico che ci viene proposto: “mostra i suoi limiti, oggi più che mai. Da sole le istituzioni religiose non bastano, così come non bastano quelle civili. Ci vuole assunzione di responsabilità da parte di tutti”.

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“Apriamo gli occhi, rimbocchiamoci le maniche, ricominciamo”.

Sembrano trascorsi anni luce rispetto a tredici anni fa. I temi, i problemi, il sentire comune: è cambiato tutto. E serve orientare parabole e girare le manopole per cercare una nuova sintonia tra la Chiesa locale e il suo popolo.

Il vescovo Fernando Filograna parla continuamente della mancanza di lavoro che genera disagio, delle necessità dei padri di famiglia che bussano ai portoni delle chiese per chiedere aiuto. Ed a volte si fa fatica a dare risposte.
Anche in cattedrale, fuori dalla liturgia, il presule accenna alle famiglie degli operai della Filanto, che hanno ripreso a lavorare, fa cenno alle eccellenze del territorio neritino, come la tecnologica pista di prove automobilistiche nell'Arneo e al settore del tessile che tanto lavoro ha dato nel passato ed ora è in affanno.

E' quello che la gente attende: una prova di realismo, anzi di neorealismo ma per nulla letterario, una mano tesa. La piazza attendeva proprio questo, un vescovo che si sintonizza con la realtà più vera e quindi più dura e non si rifugia nella rassicurante ma, in questo caso fuori luogo, sequela di loghi comuni sul bene e sulla speranza.

“Apriamo gli occhi – dice Filograna - non per spaventarci ma per vedere bene. San Gregorio, Sant'Agata, San Giuseppe da Copertino – cita così i santi più noti nelle città della diocesi - ci incoraggiano e vogliono convincerci che la fede é inseparabile dalla carità. Non vogliamo essere cristiani di anagrafe e di facciata ma di costanza e coerenza. Riaccendiamo la speranza, ricominciamo”.

Filograna abbaglia quando non nasconde sotto il tappeto la polvere dei vizi atavici delle genti meridionali: “la nostra terra è solo lembo residuo di memorie antiche e utile per attirare divi dello spettacolo o è, anche e soprattutto, avamposto di civiltà che vuole vincere quell'ancestrale tendenza alla lamentela e alla fatalistica rassegnazione?”

Secondo Filograna un'area dalle grandi tradizioni come quella salentina non può trascurare l'idea di candidarsi a terra leader in nuovi processi di sviluppo. “Stiamo rischiando di diventare terra di immigrati – dice – senza smettere, però, di essere sempre terra di migranti con il nostro tessuto sociale ed economico esposto all'espansione del crimine organizzato”.

Gli auspici di Filograna sulle prospettive di uno sviluppo economico orientato dall'etica appaiono pieni di speranza. La piazza applaude e quelle finestre illuminate del palazzo vescovile, che nessuno aveva visto aperte nell'ultimo decennio, sono il segnale che tutti attendevano.