Cronaca

DISCARICA DI CASTELLINO - Non aprite quella porta. Con belle *FOTO*

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LA CAVERNA DEL NANNI ORCO
- A sei anni dalla chiusura della discarica, la cronistoria che non fa dormire sonni tranquilli. Fate attenzione alle date.

NIENTE ALLARMISMI MA BISOGNA SAPERE COSA C’E’ SOTTO “CASTELLINO” (*)

A sei anni dalla chiusura della discarica, la cronistoria che non fa dormire sonni tranquilli. Fate attenzione alle date.

disca2Davvero, non c’era bisogno alcuno di aspettare le rivelazioni di un pentito di camorra per scoprire quanto il territorio italiano sia stato abbrutito dai veleni attraverso il “ciclo dei rifiuti”. Ciò è successo nel napoletano, nel casertano e – ha rivelato - un po’ dappertutto, Salento compreso.
Saranno le indagini (in ogni caso, tardive), ad appurare per la nostra provincia, attraverso riscontri che a questo punto dovranno essere immediati, la veridicità di tali affermazioni, Che, purtroppo, c’è stata per l’area campana, con la cosiddetta “terra dei fuochi”, tanto da poter parlare di una situazione compromessa e non reversibile, sotto l’aspetto ambientale e sanitario. L’allarme, dunque, è stato lanciato e prontamente raccolto anche nel Salento se a Casarano, Cutrofiano, Presicce, Supersano, Gallipoli sono sorti Comitati per scoprire cosa c’è nelle viscere dei rispettivi territori.

A cominciare dalla recente scoperta, sempre nell’area di Presicce, Acquarica, Ugento e Taurisano, di centinaia di bidoni di policlorobifenile, sostanza altamente tossica proveniente dalle aziende del Nord.

Basta? Certo che no, perché sull’argomento registriamo un paio di sottolineature. Negli anni novanta il comune di Gallipoli fu sciolto per mafia proprio sul tema dei rifiuti e oggi il sindaco di Casarano (!)Gianni Stefàno si spinge a chiedere alla Procura e al Noe di effettuare carotaggi alla discarica di Castellino perché – dice - “lo sanno tutti che lì c’è qualcosa di oscuro e malefico, sicuramente rifiuti radioattivi”.

Supponiamo, ben informato, ma sinceramente, speriamo che si sbagli. Vale come auspicio. Perché, poi, nelle battaglie campali che hanno impegnato per anni la popolazione neritina con Comitati di Lotta, denunce a tutte (veramente tutte!) le istituzioni spicca, tra le tante, quella del 24 agosto 1992, presentata da centinaia di neritini al Prefetto di Lecce (per parte sua, già nel febbraio 2001 il sottoscritto aveva portato dinanzi al giudice la Mediterranea Castelnuovo 2 Srl), nella quale oltre a lamentare i cattivi e persistenti odori provenienti dalla discarica, si denunciava il “continuo andirivieni (durante la notte e il primo mattino) di pesanti automezzi con targhe ROMA, NAPOLI, CASERTA ecc.” e mettendo in dubbio il genere di rifiuti trasportato. Clamoroso. Se non fosse blasfemo, data la gravità della materia, potremmo escludere con convinzione che trasportassero bucce di … anguria.

Denuncia caduta nel vuoto, eppure circostanziatissima. Come nella denuncia ai Carabinieri di Nardò del 15 gennaio 1997 nella quale veniva dichiarato: “il 14 gennaio 1997 ho visto transitare per via Galatone del comune di Nardò un camion targato (AB4…omettiamo il resto, ndr) che trasportava materiale ingombrante e ferroso quali frigoriferi domestici, cucine, reti metalliche. Il suddetto veicolo si dirigeva verso la discarica di Castellino…
Ho seguito il mezzo fino alla succitata discarica dove effettivamente lo stesso ha fatto ingresso carico e ne è uscito scarico dieci minuti dopo. Dell’accaduto ho perentoriamente avvisato telefonicamente i Carabinieri di questo Comando che sono intervenuti sul posto”.

Altra importante denuncia, evidentemente sottovalutata e che, invece, avrebbe dovuto scatenare tutto l’allarme possibile. No, non è successo nulla. Perché (altra data) già nel lontano 2001 i medici di Nardò lanciavano altri allarmi, sottoponevano a visita centinaia di cittadini e firmavano il “Manifesto antidiscariche”. E sempre, en passant, si viene oggi a scoprire che i calzaturifici del Basso Salento (oggi, crollati, ma sino a qualche anno addietro, polo produttivo tra più importanti in Europa), non avevano un registro di carico e scarico dei rifiuti (quelli, sicuramente“speciali”), con la deduzione che si può trarre. Come si vede, il fronte da esaminare è piuttosto vasto e a questo punto ogni ritardo è colpevole rispetto al fatto di dover rassicurare le popolazioni.

A tal proposito, ancora una volta, è intervenuto il professor Giuseppe Serravezza, responsabile di Oncologia negli ospedali di Gallipoli e Casarano e presidente della LILT che, a chiare lettere, ha riferito che “bisogna dare agli amministratori le armi per poterci difendere”, citando cifre allarmanti sull’aumento di patologie e lanciando un’accusa (non nuova) verso i Noe “ che non sono stati in grado di delimitare un’area critica perché, come da loro stessi affermato, qui è tutto pieno di rifiuti tossici”. Impotenti ma chiari. Vecchia storia, sempre comunque poco ascoltata in Puglia, di frequente sotto pesante accusa per la sua industria di veleni, per il superamento di tutti i limiti di Kyoto. Si ricorda (altra data, 2007!), il dato fornito sull’inquinamento durante l’assemblea nazionale degli pneumologi: “Bari e Taranto (Ilva docet) sono tra le città più esposte d’Italia, rispettivamente ai rischi dell’amianto (mesotelioma, tumore polmonare e della pleura) e della diossina”.

Ma in tutta la vicenda, quello che più colpisce è lo scaricabarile e l’annacquamento delle responsabilità che pure ci sono state. Gravi, ma allo stato di cose, mai perseguite. Dichiarazioni anche importanti, cui puntualmente non c’è stato alcun seguito. Proprio come per la discarica di Castellino che, a sei anni di distanza dalla cessazione dell’attività (ma dopo aver angustiato per oltre un quindicennio la popolazione), non registra l’inizio della bonifica e messa in sicurezza e, dunque, della sua chiusura definitiva.
Ah, dimenticavo, sulla mobilitazione anche Nardò ha battuto un colpo, con la convocazione della Commissione Ambiente del Presidente Salvatore Antonazzo alla presenza, tra gli altri, dello stesso professor Serravezza. Argomento da dibattere era precisamente quello dei rifiuti tossici. Com’è andata? Così e così. Cioè, non benissimo. Con l’assenza dello stesso assessore e di un gran numero di consiglieri che, prima dei lavori, hanno abbandonato l’aula. A fare, evidentemente, cose più importanti.

(*) In forma didascalica, ecco l’elenco degli “attori” coinvolti nella vicenda della discarica di Castellino da parte della popolazione di Nardò, con la discarica “a pieno regime”:

Prefetto di Lecce, Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Lecce, Presidente Usl Le/1, Sindaco Comune di Nardò, Carabinieri di Gallipoli, Carabinieri di Nardò, Presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto, Presidente della Provincia di Lecce, Nucleo Ecologico Carabinieri di Bari, Ministero dell’Ambiente, Ministero della Sanità, Legambiente, Italia Nostra, Rangers d’Italia, Fare Verde, Medici di Nardò e loro “Manifesto antidiscariche, ”Pronto Soccorso Ospedale di Nardò, Comitato di Lotta per la difesa della salute del cittadino, Gazzetta del Mezzogiorno, Quotidiano di Lecce, Radio e Tv locali e nazionali.

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