Cronaca

Caduta e morte dopo i lavori in una villa alla "Cucchiara". L'ipotesi è di omicidio colposo

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NARDO' - Muore nell’ospedale di Copertino, nove giorni dopo essere caduto nel cantiere in cui lavorava. Si tratta di Cosimo Damiano Ronzino, 53 anni, di Nardò. Ieri sono state sequestrate le cartelle cliniche dei reparti di Urologia, Ortopedia e Chirurgia.

La morte risale al 26 dicembre scorso, ma l’altro giorno i familiari hanno presentato un esposto in Procura che, adesso, è all’attenzione del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone.

La figlia e la vedova dell’uomo, attraverso il loro legale, l’avvocato Giuseppe Bonsegna chiedono che si faccia chiarezza sulle cause della morte. Una prima conseguenza c’è già stata: è stato aperto un fascicolo d’inchiesta che ipotizza, al momento contro ignoti, l’accusa di omicidio colposo.

Gli accertamenti sono stati delegati ai carabinieri della tenenza di Copertino, al comando del luogotenente Salvatore Giannuzzi che, ieri, si sono recati nel nosocomio per acquisire le cartelle cliniche del 53enne nei reparti di Urologia, Ortopedia e Chirurgia.

Tutto è iniziato il 17 dicembre, quando Ronzino è stato trasportato d’urgenza al «San Giuseppe» da un’ambulanza, dopo essere caduto mentre stava effettuando dei lavori in muratura in un’abitazione in contrada «Cucchiara» a Nardò. Al pronto soccorso è stato sottoposto ad una radiografia e, poi, ricoverato nel reparto di Ortopedia. Qui gli è stata applicata una fasciatura per bloccare il braccio destro.

Sin dalla prima notte in ospedale - stando alla ricostruzione dei fatti esposta nella denuncia - il 53enne ha lamentato forti dolori alla parte bassa della spalla e in corrispondenza del bacino dove, tra l’a l t ro, sarebbero comparsi alcuni ematomi.

Tre giorni dopo è stata eseguita un’operazione all’omero. L’intervento ben riuscito, però, non ha messo fine alla sofferenza di Ronzino che, a causa delle forti difficoltà ad urinare, è stato sottoposto, stavolta nel reparto di Urologia, ad una piccola operazione necessaria per l’applicazione di una sacca con apposito drenaggio delle urine.

Ma il dolore è andato aumentando, così come la presenza di ematomi ormai diffusi su tutta la parte posteriore sinistra del corpo. Così l’uomo è stato sottoposto a nuove radiografie da cui, stando a quanto sarebbe stato riferito ai parenti, sarebbero emerse alcune altre fratture del bacino e del femore.

Il giorno di Santo Stefano, poi, le condizioni del 53enne si sono aggravate fino alla morte. La sua famiglia ora vuole vederci chiaro. E, attraverso le cartelle cliniche, il pm potrà individuare il personale medico che è intervenuto e decidere se disporre l’eventuale riesumazione, per effettuare l’autopsia sul corpo della vittima.