Cronaca

“Voi fate i carabinieri che io faccio il delinquente!” Ma il giudice lo assolve perché si trattava solo di una imprecazione

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NARDO' - Si conclude a favore di un neritino di 37 anni la disavventura giudiziaria.

 

“Voi fate i carabinieri che io faccio il delinquente!”

Ma le parole, pronunciate con veemenza dal neritino 37enne Mirko Verdoscia sono state considerate dal presidente della corte di appello di Lecce (sezione distaccata di Taranto) Andrea Tronci, prive di forza intimidatoria e per questo l'uomo è stato assolto anche in secondo grado dall'accusa di aver usato violenza e minaccia per opporsi ad un pubblico ufficiale mentre quest'ultimo era intento nel proprio ufficio.

I fatti avvengono nel maggio del 2009 a San Marzano di San Giuseppe, nel tarantino, mentre un appuntato dell'Arma sta scrivendo un atto di denuncia a favore, non contro, Verdoscia. Ma appena il carabiniere avvisa il giovane neritino che non gli sarebbe stato possibile rilasciare copia dell'atto questi avrebbe “incominciato ad inveire contro il militare – si legge nella citazione a giudizio – con atteggiamento irato, pronunciando la frase “voi fate i carabinieri ed io faccio il delinquente” e allontanandosi dagli uffici e rifiutandosi di firmare l'atto”.

Il processo è stato celebrato nella sua prima fase davanti al giudice monocratico del tribunale di Grottaglie. Sentenza a favore del neritino che, però, è stata impugnata sia la parte civile che il procuratore generale della Repubblica. E qui si innesca l'acrobazia dialettica del legale dell'uomo, l'avvocato Lucio Calabrese, che ha motivato il fatto che Verdoscia abbia sì perso le staffe ma solo per il disappunto e il fastidio rispetto al ritardo prospettato dai militari nella prestazione del servizio loro richiesto.

“Dalle risultanze istruttorie – dice l'avvocato Calabrese – emerge con grande chiarezza che le parole pronunciate dal Verdoscia fossero prive di quella forza intimidatoria richiesta dalla norma incriminatrice. Valutato il contesto in cui erano state pronunciate, oltre ad una manifestazione di disappunto, non vi era stata alcuna manifestazione di altra natura sorta atta a palesare la volontà di minacciare”.