NARDO' - L’opinione pubblica, in questi giorni, dibatte copiosamente l’argomento relativo al sistema elettorale dopo l’incostituzionalità espressa dall’organo competente sul “porcellum”, dividendosi fra nostalgici e modernisti, tra fautori del vecchio metodo proporzionale e innovatori revisionisti del maggioritario.
Un dato è certo. Non è il sistema elettorale che fa uscire il paese dalla crisi profonda in cui si è cacciato da diversi anni con oltre duemila miliardi di € di debito.
A fare il punto sul dibattito in corso bisogna riconoscere che il vecchio sistema proporzionale è il più democratico in assoluto perché garantisce la rappresentatività delle idee e delle sensibilità ideologiche presenti nei gruppi elettorali e nel paese.
Tale garantita pluralità presta il fianco però a facili divisioni, contrapposizioni, ingovernabilità, discontinuità amministrativa, stagnazione delle riforme del paese.
Le compagini governative e amministrative dal dopoguerra ad oggi, infatti, non hanno offerto un radioso spettacolo di sé, infiocchettandosi di scandali e di continue cadute di governo (uno ogni nove mesi), di compravendita di voti e di centralismo nella indicazione delle candidature esterne al territorio, di rapporti talvolta strani, intessuti con gruppi bordeline.
Il passaggio al maggioritario (con Calderoli e Berlusconi) voluto per realizzare riforme, modernità, stabilità, liberalizzazione, occupazione ecc. alla prova dei fatti non ha risolto le anomalie del proporzionale anzi ha contribuito a degradare vieppiù la situazione, generando alleanze (nei poli) tra vari simboli non sempre omogenei e caratterizzando l’azione politico-amministrativa come metodo affaristico, rissoso, senza cambiamenti e senza modernità.
Né la sua applicazione è stata generalizzata ai vari livelli Istituzionali (vedi
Parlamento Europeo, Regioni, Provincia e Comuni costringendo gli elettori a un vero slalom logico e psicologico).
Il sistema maggioritario, inoltre, che doveva realizzare stabilità politico-amministrativa, riforme istituzionali, modernizzazione dello Stato, riduzione dei Partiti, morte delle ideologie, ha invece dato vita ad una miriade di “personalizzazioni”, moltiplicando liste, movimenti e incarichi.
La nuova ventata che sbandierava la lotta al carrierismo politico, all’ideologia partitica dominante, al favoritismo, ha riempito la scena con inopportune riconferme e con improvvisati personaggi stagionali, con inesperti amministratori reclamanti “visibilità personale” e retribuzioni sempre migliori.
Il nostro, tranne le dovute e singolari eccezioni, è divenuto il tempo dell’ ”aurea mediocritas”, dove tutti si intendono di tutto, ognuno ha la sua ricetta risolutiva, ognuno è chiuso nel suo “particolare”, senza confronto e dialogo!
Né il primo, né il secondo sistema sono riusciti a creare quelle condizioni di stabilità, di modernità, di riforma dello Stato, anzi si è segnato un regolare e lento declino economico sociale dell’apparato produttivo.
Oggi pur essendo consapevoli degli eccessi del vecchio sistema proporzionale come pure dei limiti del “porcellum” maggioritario, si sta cercando di proporre un metodo che eviti gli errori del passato e segni col bipolarismo una svolta definitiva verso il rinnovamento e la democrazia avanzata.
L’impellente bisogno di sbarazzarsi del “porcellum” e superare le incongruenze degenerative dei nominati sta dando vita all’”Italicum”, sistema elettorale voluto dall’intesa Renzi - Berlusconi.
L’”Italicum”, come compromesso elettorale, nasce con le intenzioni di realizzare un bipolarismo omogeneo, coeso e coerente, di conciliare la rappresentanza ideologica (idee, programmi, valori, tradizioni e costumi) con gli interessi della collettività, di ridare nuovo ruolo e voce ai partiti come filtri generalizzatori di direttive politiche e recettori reale di istanze che non siano affaristiche e personali.
L’”Italicum” è il “porcellum” corretto con alcune varianti.
Esso però non risolve il problema dei nominati e delle preferenze, perché prevede collegi piccoli con liste bloccate, sbarramenti al 4,5% , all8%, al 12% e un premio di maggioranza per la coalizione che supera il 37%, la trasformazione del Senato della Repubblica (eletto) in Senato delle Regioni (non eletto ma composto dai Governatori delle Regioni), una sola Camera legislativa.
Riuscirà tutto questo ad avvicinare la politica ai cittadini?
Molti sono i dubi in proposito soprattutto se la selezione delle candidature non avviene all’interno dei partiti della coalizione, con votazioni libere, aperte all’esterno e nel rispetto della territorialità di appartenenza.
Altra esigenza è che ogni candidato abbia una preparazione di base idonea al ruolo, un curriculum ineccepibile moralmente e giuridicamente, e la partecipazione sia in virtù delle idee, dei programmi, delle capacità reali possedute e non altro.
L’”Italicum” per rappresentare un superamento del “porcellum” va così modificato:
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sbarramento minimo al 5% in coalizione, all’8% da soli, al 12% minimo e 55% come massimo della coalizione;
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selezione e graduazione pubblica delle candidature da parte dei partiti con votazioni interne a seconda dei livelli territoriali;
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tirocinio politico- amministrativo o esperienze valide dei candidati;
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accordo di Programma e coalizione fra partiti per un bipolarismo leale e corretto, condivisione del leader;
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premio di maggioranza a chi supera la soglia del 40%;
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doppio turno per le coalizioni che non raggiungono il 40’%;
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candidature uniche strettamente territoriali, no! multiple;
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Commissioni di garanzia per la legalità, la trasparenza e la composizione delle liste, per il rispetto delle procedure e la pubblicizzazione dei finanziamenti;
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Senato delle Regioni.
Non è certamente il sistema migliore per superare i tanti difetti ma certamente con questi correttivi rappresenta un avvio deciso verso il bipolarismo e la riforma dello Stato.
Nardò, 3 febbraio 2014.
Giovanni PERO’