NARDO' - Nota della redazione: ci piace molto la nota del consigliere Presta e anche noi, nei giorni scorsi, abbiamo espresso parole di solidarietà nei confronti dell'imprenditore cui sono stati sequestrati gli stabilimenti. In ogni caso sentiamo la necessità di fare un monito a quanti sbandierano la necessità di fare impresa ad ogni costo in tempi di crisi. La nostra vera, forse unica, risorsa è il cosiddetto "bene comune". Con i beni comuni l’indignazione dei cittadini vede una luce in fondo al tunnel, qualcosa di importante per cui lottare perché si tratta si una garanzia di futuro, di lavoro e di ricchezza reale. Quindi ben vengano cento note come quella di Presta ma guai a chi intende allentare le maglie dei controlli sulla gestione da parte di un privato di ciò che è un bene non alienabile, come il mare o una scogliera. Non è il caso di una piattaforma di legno ma ben venga questa discussione. Come spiega in maniera straordinariamente lucida Ugo Mattei - che teorizza i beni comuni come riconquista di spazi pubblici democratici, fondati sulla qualità dei rapporti e non sulla quantità dell'accumulo - i beni comuni non sono una merce declinabile in chiave di avere. Sono una pratica politica e culturale che appartiene all'orizzonte dell'esistere insieme. Quindi che gli imprenditori portino sì avanti la propria mission ma che lascino agli enti pubblici e territoriali (e quindi ai cittadini) il ruolo di custodi e controllori.
Sono giorni che non faccio che pensare a quanto paradossale sia quanto accaduto ad un imprenditore come me nonchè mio amico, che nella propria azienda mette quotidianamente sogni e sacrifici, per vederli poi da un giorno all'altro vanificati per una legge rifinita forse da tecnici che non conosco bene le necessità dei luoghi o i luoghi stessi, con bellezze da tutelare certo, ma anche con le innumerevoli problematiche paesagistiche da gestire quotidianamente.
Queste le parole al vetriolo di Alessandro Presta, consigliere FI d'opposizione al comune di Nardò, ed imprenditore neretino che non accetta quanto accaduto in questi giorni ad un giovane imprenditore come lui.
In seguito a dei controlli sulla costa, infatti lo stabilimento balneare Beija Flor, si è visto mettere dei sigilli poichè al termine della stagione estiva avrebbe dovuto rimuovere le strutture che su misura e secondo tutte le direttive vigenti e previste dal piano coste, erano state realizzate.
Stabilimento sito in uno dei tratti costieri più suggestivi del litorale ionico che, nel giro di un mese e mezzo, si ripopolerà nuovamente. L'unica contestazione fatta al titolare della stabilimento, dalla guardia Costiera, è stato quello di non essersi attenuto alla normativa vigente, trasgredendo le scadenze imposte.
Trovo assurdo quanto accaduto - commenta il consigliere Presta - bloccare ed arrecare un danno così importante ad un imprenditore che ha investito nel proprio territorio creando una risorsa turistica unica e dando ed alimentando annualmente prospettive di lavoro.
Nel caso specifico, tutta la struttura è stata realizzata tenendo conto delle direttive imposte dal piano coste, nessun abuso, se non quello di non aver smantellato ciò che tra pochi mesi si sarebbe dovuto rimontare: chiedo all'Ass. Maglio ed all'ass. Leuzzi, assessori che con l'ufficio tecnico hanno realizzato il piano coste in oggetto, se si rendono conto di quanto possa costare smantellare una struttura di quel tipo, realizzata su misura per poi rimontarla dopo pochi mesi.
Credo che da tutelare sia anche il lavoro e gli investimenti dell'imprenditore coraggioso che nonostante la crisi crede ancora nell'opportunità di investire nella propria zona. A tal fine, chiedo agli assessori competenti, di aprire un tavolo di confronto per poter rivalutare quanto stipulato nel piano coste, tenendo presenti le particolarità della nostra costa e le esigenze dei nostri imprenditori, che con i fatti hanno dimostrato di meritar fiducia ed appoggio- conclude Presta.