NARDO' - Dal 20 febbraio verrà meno la disponibilità, nel Pronto soccorso di Nardò, della guardia attiva di Anestesia e Rianimazione. Una direttiva della direzione generale, giunta ieri negli uffici del “San Giuseppe – Sambiasi”, ha gettato nello sconforto gli operatori sanitari perché questo processo che sta progressivamente impoverendo il nosocomio di risorse è come la “goccia cinese”: ogni tanto va via un pezzo.
Intanto l'ultima notizia appare pericolosa e definitiva: la limitazione della guardia attiva significa che gli specialisti saranno sul posto solo dalle 8 alle 14 mentre dal pomeriggio e fino al mattino successivo i medici saranno reperibili. Significa che bisognerà chiamarli per telefono e dovranno arrivare sul posto in un tempo commisurato alla percorrenza dal loro luogo di residenza. Il problema, se così si può definire, è che al San Giuseppe – Sambiasi ci sono i reparti ancora attivi di Medicina, Geriatria e Lungodegenza con molti ammalati ancora ricoverati. Significa che periodicamente, ma anche con urgenza e senza una programmazione, c'è bisogno di interventi in seguito a insufficienze respiratorie o cerebrali. Situazioni, insomma, per le quali il ruolo dello specialista in rianimazione è essenziale.
Le rassicurazioni di Vincenzo Pomo date al sindaco, insomma, di una maggiore attenzione all'ospedale di Nardò sembrano sciogliersi sotto le “procedure” di chiusura che vanno avanti senza sosta e non pare possano fermarsi nemmeno grazie all'attività diplomatica del sindaco Risi. Un'attività che, per la verità, il comitato “Spes Civium” bolla come poco incisiva: “il sindaco a Bari è stato ininfluente – dice il presidente del comitato, Roberto Filograna - perché non è intervenuto nel dibattito e nella difesa dei dati favorevoli all’Ospedale di Nardò”.