NARDO' - Il comune di Nardò si risveglia e prende posizione sul caso dei due marò trattenuti in India: posizionato uno striscione sulla torre del comune. Da Nuova Delhi nessuna reazione.
I primi a muoversi su questo fronte, paludoso e pieno di insidie, sono i ragazzi di "Andare Oltre". Correva il 20 gennaio. Tre giorni dopo, con il supporto di CasaPound Italia - Nardò, i militanti della lista civica organizzano un banchetto di informazione pro-marò. In occasione del consiglio comunale del 24 gennaio, i due movimenti consegnano l'invito a partecipare al banchetto. Il 26, però, nessuno, oltre al consigliere comunale Pippi Mellone si presenta sul posto prestabilito. Ammutinamento?
Il 3 febbraio, il consigliere comunale Oronzo Capoti riprende una proposta di delibera regionale di Erio Congedo e propone ai suoi colleghi in consiglio la mozione per "l'incredibile vicenda che sta ancora bloccando in India i due fanti di marina pugliesi Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, rei di avere fatto il loro dovere di soldati in territorio italiano qual è una nave battente la nostra bandiera in acque internazionali".
Sempre il 3 febbraio Pippi Mellone sposa la proposta di Capoti e sottolinea come Ao sia stata la rima a parlare di Marò nel silenzio delle istituzioni neritine.
Nel consiglio comunale del 18 febbraio, la proposta di Oronzo Capoti viene approvata all'unanimità. E dopo dieci giorni, allo scadere di febbraio, sul torrione del comune è stato posizionato uno striscione: "Salviamo i nostri marò".
Detenuti da due anni in India, dopo ventisei rinvii, le autorità indiane non hanno ancora formulato un capo d'accusa per i due italiani.
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