NARDO' - All'anonimo di "Non siamo una generazione di merda" arriva una lettera da un neritino che si firma e rivela.
Spiace che abbia voluto rimanere anonimo. La sua analisi è senz'altro condivisibile. Certamente molto più meditata e sofferta di chi pur avendo la massima rappresentanza della nostra comunità si è limitato a frasi di circostanza che lasciano sconcertati per la loro banalità.
Come cittadino e soprattutto come genitore sono rimasto profondamente colpito da questa vicenda e anch'io mi sono posto molti dei quesiti dell'anonimo: che cosa abbiamo insegnato a questa generazione ? cosa gli abbiamo fatto sognare? Troppe cose che oggi non sono più a portata di mano.
Noi che siamo stati adolescenti negli anni settanta non possiamo esimerci da un serio esame di coscienza perché per decenni – quando avremmo potuto e dovuto insegnare un'etica diversa ai nostri figli - abbiamo pensato che fosse un imperativo categorico fargli avere tutto perché " a mio figlio non deve mancare niente !". In questo modo ci siamo messi la coscienza in pace e fa niente se la scuola non aveva i mezzi finanziari per educare e se le amministrazioni comunali non offrivano luoghi di aggregazione, di svago e di cultura. Poi quando è arrivata la catastrofe economica siamo rimasti spiazzati: che cosa gli raccontiamo a questi ragazzi ora che non è più possibile garantire il superfluo ed il futuro è quanto mai aleatorio?
Nella misura in cui non abbiamo il coraggio di fare autocritica e di ammettere il nostro fallimento siamo proprio noi genitori "la generazione di merda".
Giuliano Rizzo
Nardò