Cronaca

Nardò ha bisogno di testimoni concreti. Una lettera in controtendenza

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NARDO' - Se dovesse fallire l'esperienza Risi, perderemmo una significativa testimonianza politica e, soprattutto, un'occasione di non più ritorno... perché consegneremmo la politica alle scorie.

Nardò ha bisogno di testimoni concreti.

Ho letto con vivo piacere il documento "La discarica di Castellino non è una priorità", a firma di diversi e diversificati raggruppamenti politici e associazioni.

Quando l'obiettivo riguarda il bene comune si superano barriere e steccati: questo è positivo soprattutto in campo locale, a maggior ragione in questo clima nazionale di passaggio di repubblica in repubblica.

Auspicabili anche per Nardò sono organizzazioni identificabili e coerenti sul piano politico-culturale (i partiti di un tempo), ma mi sembra che, stando così le cose, di tempo dovrà trascorrere prima di una svolta, né qualche tentativo, come per il Pd, può offrire garanzie certe di tale processo.

Aspettando Godot, almeno costruiamo il presente e il futuro prossimo della nostra comunità neritina.

Se la contingenza del citato obiettivo unisce, perché non puntare strategicamente ad una essenziale convergenza di più ampio respiro? Insomma se nel contestare ci si ritrova uniti anche tra le più disparate culture, magari fino a ieri schifiltosamente tra loro guardatesi, perché nella costruzione non debba essere possibile?

Conoscendo i protagonisti della convergenza in questione, non penso proprio che abbiano cominciato a parlarsi solo per una impellente questione. Se così fosse, la nobile trasversalità si trasformerebbe in un meschino tentativo di impallinamento del sindaco Risi e della sua Amministrazione.

A dire il vero da più parti il sindaco Risi è attaccato: a partire da alcuni sostenitori della prima ora, nonché dagli avversari di ieri e di oggi, cioè di sempre, per finire ad amici della compagine che, per posizioni fondamentaliste e per scarsa incidenza sul piano della credibilità politica, si impongono più per posizioni di potere che per idee e intenti, contribuendo così ad alienare le attenzioni e fors'anche le simpatie verso la gestione Risi.

Tutto si sviluppa, a destra e a manca, in maggioranza e in opposizione, su una trasversalità magmatica, che non si fa in tempo a comporre in un assiemaggio che già è in fase di dissoluzione, a sua volta, però, raggrumante.

Forse non ho più la vivacità intellettuale di un tempo, ma spesso ho l'impressione che siamo in una fase di decomposizione delle idee e degli impegni, cioè siamo nella decomposizione della politica.

Il palazzo (e non solo quello politico-amministrativo, ma anche quelli di ogni aggregazione e associazione politica) si è arroccato al suo interno tra torri fatiscenti e merli forati, lasciandosi implodere giorno dopo giorno, mentre Nardò avvampa e brucia.

Si discute, si litiga, si condiziona, ci si incrocia nei corridoi, si gioca al rialzo...e Nardò brucia, come la Sagunto di romana memoria!

Di un sussulto d'orgoglio cittadino (non di rigurgiti), di un salto (non di un voli), di un progetto, anche comportamentale (non di improvvisazioni) ha bisogno Nardò.

Il sindaco Risi, nato e vissuto nella politica, forte della sua esperienza, si è trovato e si trova dinanzi ad enormi difficoltà, soprattutto per una dicotomia strutturale all'interno della classe che oggi dirige la cosa pubblica, le aggregazioni consiliari, i partiti e l'associazionismo: la politica, da una parte, e la non politica, dall'altra; il senso delle istituzioni e della progettualità, da una parte, e la presunzione della propria funzione e l'improvvisazione, dall'altra.

Quelli che stanno dall'«altra parte» sono figli non della politica, ma dalla stessa incapacità di essere quanto a se stessi essi si assegnano. Ritengono di avere un'auto a sei marce ed essi stessi non sanno usare che sempre e comunque la prima e, nei migliori dei casi, la seconda marcia!

Si tratta, insomma, della divisione in due categorie.

La prima è formata da coloro cui sta a cuore Nardò: chi intende servire Nardò in qualsiasi ruolo e condizione e anche chi ha la presunzione che la sua presenza sia indispensabile per costruire il bene della propria città e, pur a modo suo, cerca di proporre soluzioni.

La seconda raccoglie le scorie: chi si bea nel rappresentarsi politico e/o amministratore pubblico e chi pensa alla propria collocazione e al proprio «particulare».

Alla prima categoria io guardo con speranza: con qualche ambizione, presunzione e saccenteria in meno, in alcuni ambiti, i componenti rappresentano la fascia degli «uomini di buona volontà» per il bene comune.

Alla prima fascia io mi permetto di rivolgere un appello: Non si può concretizzare un patto di fine consiliatura intorno al sindaco Risi?

Chi ha intenzione di dare il proprio apporto di idee e di operare è capace di sedersi intorno ad un tavolo e, con il solo ruolo di essere operatore del bene di Nardò, contribuire a portare a compimento quanto iniziato dal governo Risi, individuare altri punti, pochi ma qualificanti, e concretizzarli?

Se dovesse fallire l'esperienza Risi, perderemmo una significativa testimonianza politica e, soprattutto, un'occasione di non più ritorno... perché consegneremmo la politica alle scorie, che da anni rallentano il cammino di questa nostra Nardò, sia smorzando gli scatti di chi si immette nella politica con entusiasmo -e non mancano consiglieri comunali di tal fatta-; sia frantumando e rimescolando cose e uomini sulla testa dei cittadini; sia facendo arrancare anche chi avrebbe le capacità e, quindi, dovrebbe essere, come il sindaco Risi, corridore da prima linea.

Nardò ha bisogno di testimoni concreti.

Misuratevi sulla convergenza e sulla buona volontà: allora si saprà chi non ama Nardò e chi ama Nardò.

Il resto sono «chiacchiere».

Mario Mennonna