NARDO' - "Le macchine hanno un loro scopo, fanno quello che devono fare. Per questo quando vedo un meccanismo rotto sono triste, non può fare più quello che deve. Forse vale anche per le persone, se perdi il tuo scopo è come se fossi rotto..."
NECROLOGIO - "Certo che lo aggiustiamo, siamo orologiai".
In memoria di Luigino Romano nella serata di oggi verrà celebrata una messa da don Riccardo Personè nella cappella dell'ex ospedale San Giuseppe-Sambiasi.
Non ho mai conosciuto Luigino Romano ma, oggi, sono in tanti a parlarmi di lui.
Per fare l'orologiaio, ne sono certo io che ho vissuto per anni tra centinaia di orologi nella stazione di Parigi, devi avere una marcia in più degli altri.
Devi scegliere da bambino, devi desiderare nell'età dell'incoscienza di voler entrare in quel microcosmo di ingranaggi quasi invisibili tra i quali l'alito della vita infinita, cui aspirano, si insinua sotto forma di un rosso rubino. Non può la razionalità di un adulto volerti orologiaio. Deve essere un sogno infantile che diventa passione, lavoro, realtà periodica e puntuale. Come un rintocco.
Devi immaginare mondi, costellazioni, rotazioni e rivoluzioni perfette e immense come un universo e poi ridotte così da entrare nella cassa di un orologio.
E' un mestiere romantico, proprio di artigiani metodici e ordinati che mettono in sequenza, quasi dettata da una voce soprannaturale, bilancieri, spirali, ancore, pignoni e barilotti.
Sono in via di estinzione, quelli come lui, e quando uno se ne va bisogna celebrarlo.
Oggi che scarpe e abiti vengono prodotti da stampanti 3d, che il cibo è food e comunque sempre fast, che un telefono fai prima a buttarlo che a comprargli le pile.
Giorni fa fa eravamo a tavola e ho chiesto ai presenti che ora fosse. Nessuno lo sapeva, perché nessuno aveva portato a tavola un cellulare. E' da quel giorno che indosso nuovamente il mio vecchio Omega d'oro rosso.
Lo so che tra qualche tempo, se mai gli orologi avranno ancora motivo d'esistere, saranno tatuati sulla nostra pelle e prenderanno il tempo dai nostri ritmi vitali. Ecco, quel giorno lui non l'ha voluto vedere perché il tempo, scandito dalle lancette, ci deve e ci dovrà sempre sopravvivere. E parlare agli altri di noi e delle nostre opere.
Luigino aveva 64 anni. Nonostante ormai in pochi andassero ancora da lui per riparare vecchi orologi era amico di tutti e c'era sempre un caffè da bere insieme e un episodio da raccontare: sul motociclismo, la pesca subacquea, i viaggi.
Nei primissimi anni '80 aveva aperto la sua bottega in via Lata, pochi mesi fa s'era ammalato, ieri se n'è andato.
Oggi alle 16 l'ultimo saluto, nella chiesa dei Cappuccini.
Ma Luigino, che non ho mai conosciuto, oggi è semplicemente altrove e scoprirà i segreti del Grande Orologiaio che mette a punto straordinari e perfettissimi meccanismi celesti.
"Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo.
Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono.
Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo."