Cronaca

Conservazione del seme dei pazienti oncologici: in ambito privato, e proprio a Nardò, sono trent'anni che si pratica. Una lettera e bei *DOCUMENTI* dell'epoca

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NARDO' - Riceviamo e pubblichiamo, con alcuni preziosi documenti "d'annata", una lettera del professor Lamberto Coppola.

 

Gazzetta 1985 Banca del semeCarissimo Biagio,
ho letto con sincero interesse la notizia pubblicata da Porta di Mare riguardo i passi in avanti fatti dall'Ospedale di Nardò in termini di interventi volti alla preservazione della fertilità dei pazienti oncologici in ambito pubblico. In qualità di Andrologo ed in veste di Segretario Nazionale dell'Associazione Andrologi Italiani (AssAI) e di Consigliere Nazionale della Società Italiana della Riproduzione (SIdR) non posso che complimentarmi con i colleghi ospedalieri i quali hanno finalmente raggiunto tale traguardo.
Vorrei, però, condividere con te e con i lettori di PDM alcune riflessioni in merito al contenuto di quell'articolo che così come è stato proposto lascia spazio a qualche mal interpretazione, sicuramente non voluta da parte tua, e che ha suscitato in me qualche perplessità.
Da vecchio fisiopatologo della riproduzione di Nardò che da anni lavora in ambito privato, il fatto che nella nostra città ci sia una struttura pubblica che eroga servizi nel campo della medicina della riproduzione, in qualche modo mi rende indirettamente orgoglioso. Quando nel 1977 iniziai ad occuparmi di questo settore, la questione riproduttiva e sessuale della coppia non riceveva alcuna attenzione istituzionale nel nostro Paese. Non era immaginabile in quegli anni che il Servizio Sanitario Nazionale potesse farsi carico di questi aspetti. Per ragioni culturali figlie di quel tempo, la questione riproduttiva non era considerata meritevole di attenzioni, e quel poco che scientificamente si poteva fare era anche mal visto.
Pensa, caro Biagio, che negli anni '80 il Vescovato di Nardò espresse anche una dura posizione di disapprovazione nei confronti del Centro di Fisiopatologia della Riproduzione Umana che avevo fondato da qualche anno.

Non voglio annoiarti raccontandoti, così come fanno i vecchi tromboni, di tutte le successive tappe della medicina della riproduzione in Italia e delle tante lotte politiche, scientifiche e sociali portate avanti per dare dignità ai pazienti infertili. Voglio solo sottolineare il perché sono orgoglioso nel vedere che oggi la medicina della riproduzione si fa anche negli ospedali. Perché da questa piccola cittadina del sud Italia, in questi lunghi e faticosi 37 anni di attività, sento di aver contribuito fattivamente all'evoluzione storica, scientifica e istituzionale della medicina della riproduzione in campo nazionale.
E se oggi i pazienti possono rivolgersi anche alle strutture pubbliche italiane per avere un figlio, lo si deve anche all'opera di sensibilizzazione che noi vecchi professionisti del settore, lavorando pioneristicamente nel privato, abbiamo portato avanti nei confronti delle istituzioni per far capire che l'infertilità è una malattia sociale e come tale merita risorse da parte delle istituzioni. Poi c'è chi, come me, ha deciso di continuare a lavorare nel privato e chi ha intrapreso la strada del pubblico quando ciò è diventato possibile.

Sabato scorso, però, leggo quell'articolo su PDM in cui si dice che fino ad oggi "i prelievi di sperma da malati oncologici si potevano fare solo a Bari" e che i pazienti oncologici salentini fino ad oggi erano privati del sacrosanto diritto di preservare la fertilità nel proprio territorio. Sono rimasto sorpreso da tale affermazione dal momento che proprio nella nostra Nardò è da ben 30 anni che mi adopero per la preservazione della fertilità, anche dei malati oncologici.

Già nel 1985 congelavo spermatozoi di pazienti oncologici, proprio a Nardò. Ne parlò la Gazzetta del Mezzogiorno in un articolo che ti allego. Tale attività venne formalmente autorizzata dopo un anno, nel 1986, grazie alla lungimiranza di qualche sensibile amministratore locale di allora (ricordo con piacere l'entusiasmo del Sindaco Giovanni Però per quella realtà nascente). Autorizzazioni che poi sono state sempre confermate negli anni da tutte le istituzioni locali e nazionali che oggi controllano e regolano questa particolarissima attività sanitaria. ECCO IL DOCUMENTO ORIGINALE: pdfPrima_Autorizzazione_Banca_del_seme_1.pdf112.05 KB26/03/2014, 13:35

Non senza un pizzico di orgoglio voglio ricordare che questa di Nardò mi risulta essere la prima autorizzazione formale italiana all'apertura di una "Sezione di Criobiologia e Fisiopatologia della Riproduzione umana", ovvero di una Banca del Seme. Ritornando quindi all'articolo, io credo di aver interpretato bene il messaggio che Porta di Mare ha voluto inviare ai suoi lettori, ovvero che finalmente oggi a Nardò c'è anche un centro ospedaliero dove poter preservare la fertilità dei pazienti oncologici.

È una notizia di interesse pubblico che, ripeto, condivido pienamente nel contenuto, ma sento il anche bisogno di precisare che proprio a Nardò questa possibilità esiste già dal 1985, sebbene in ambito privato. Ben vengano quindi i programmi di collaborazione tra centri pubblici di Oncologia e Fisiopatologia della Riproduzione del nostro territorio.

È una forma di collaborazione che noi andrologi chiediamo da anni nell'interesse dei pazienti e che forse è stata limitata proprio dal fatto che gli Oncologi ospedalieri avevano comprensibili difficoltà a "dirottare" in un centro privato il paziente oncologico per poter accedere al deposito del seme prima di trattamenti radio-chemioterapici. Non si dimentichi però che in tutti questi lunghi anni di latitanza istituzionale e di carenza di servizi pubblici i pazienti hanno comunque avuto un aiuto dai centri privati che hanno assicurato loro la preservazione della fertilità durante la malattia oncologica. In questi anni sono stati tantissimi i "camminatori" che hanno raggiunto Nardò, e da ogni parte del meridione di Italia.

Queste mie riflessioni sarebbero rimaste confinate solo nella mia testa se non avessi avuto la sensazione - condivisa da tutti i miei collaboratori - che l'impostazione dell'articolo avesse potuto lasciar spazio a qualche dubbio relativamente all'operato del nostro centro di Nardò. Devi sapere infatti che le strutture sanitarie che si occupano di Fisiopatologia della Riproduzione (pubbliche o private che siano) sono oggetto di continue ispezioni da parte di diversi organismi di controllo, cui poi fanno seguito le specifiche autorizzazioni per l'esecuzione di tecniche riproduttive e crioconservazione del seme. Allo stato attuale si può operare in questo settore solo se se il personale possiede i requisiti previsti dalla legge e se le strutture rispondo a specifici requisiti strutturali ed organizzativi, indipendentemente che siano pubbliche o private.

Se è vero che a Nardò fino ad oggi non si poteva crioconservare il seme e che i malati oncologici potevano recarsi solo a Bari - così come riportato ingenuamente nell'articolo - cosa ho fatto io in questi trent'anni? Qualcuno potrebbe ritenere che abbiamo lavorato nell'ombra, senza autorizzazioni, senza essere riconosciuti dalle istituzioni. Per questi motivi, caro amico mio, ho ritenuto opportuno condividere con te queste riflessioni, anche in qualità di Direttore Sanitario del Centro Tecnomed di Nardò struttura che si dedica proprio alla criobiologia della riproduzione, e non solo a Nardò, ma anche a Lecce e a Roma. È una precisazione che sento di dover fare nel rispetto dei tanti pazienti oncologici che sono transitati dai nostri laboratori per preservare la fertilità, i quali, leggendo semplicemente che "a Nardò fino ad ora non si poteva fare", potrebbero pensare di aver affidato il loro futuro riproduttivo ad una struttura fantasma.

Puntualizzare tutto questo è un dovere anche nei confronti di tutto il personale sanitario (medici, biologi, tecnici di laboratorio) e amministrativo che lavora presso la struttura privata che dirigo. Tutti, con impegno e dedizione, contribuiscono quotidianamente affinché questo servizio sia sempre all'altezza dell'evoluzione scientifica in materia di Banche del Seme e perfettamente rispondente alle esigenza normative. Il nostro centro, così come anche tutti gli altri che operano nel pubblico e nel privato, è continuamente sotto i riflettori degli organismi di controllo: ASL, Regione, Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale Trapianti, Nucleo Ispettivo Regionale, NAS. Non passa anno che non vi sia una verifica del nostro operato da almeno una di queste istituzioni ai quali periodicamente rendicontiamo il nostro operato. A noi di Tecnomed, in particolare, non mancano neanche i riconoscimenti da parte di importanti istituzioni scientifiche, quali ad esempio l'Università del Salento (con i quali da anni si collabora nella ricerca e nella formazione di Biologi esperti in seminologia), la Società Italiana di Andrologia che certifica ogni 2 anni la nostra attività (siamo stati il primo centro italiano certificato), e la Società Italiana di Conservazione della Fertilità che da qualche anno ha avviato un'indagine presso i centri di procreazione assistita per disegnare una mappa aggiornata delle strutture in grado di offrire anche servizi di preservazione della fertilità nei pazienti oncologici e con standard di qualità elevati. In questa mappa, per la Puglia, ci siamo anche noi (in verità solo noi) di Tecnomed di Nardò e Lecce (http://profert.org/i-centri-di-crioconservazione).

Ti ho voluto scrivere tutto questo consapevole che nel tuo articolo non c'era alcuna intenzione di escludere dal panorama sanitario locale la serietà della nostra struttura o di non tenere in considerazione anche il settore della sanità privata. Sono certo che nelle intenzioni vi era solo quella di informare la cittadinanza sul fatto che da oggi a Nardò i pazienti oncologici possono accedere ad un servizio così importante ANCHE in ambito ospedaliero, poiché fino ad ora quel servizio ero fruibile solo in una struttura privata. Mancava forse solo il concetto insito in quella congiunzione copulativa positiva: ANCHE.

Ti ringrazio per avermi permesso di ricordare in questa occasione gli entusiasmi di trent'anni fa, la mia prima crioconservazione oncologica e la grande gioia vissuta nel veder diventare papà quel giovane di cui avevo preservato la fertilità. Quel "mio" primo bambino venuto dal freddo oggi ha 25 anni e con affetto mi chiama "zio Lamberto".
Con amicizia e stima nei confronti tuoi, di Porta di Mare e dei colleghi dell'Ospedale di Nardò ai quali porgo i miei più sentiti complimenti per l'obiettivo raggiunto.

Lamberto Coppola