Cronaca

Don Ciotti, Portoselvaggio, Renata Fonte e i tasselli della Storia da mettere al loro posto

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NARDO' - Da tempo avevamo in animo di aprire un dibattito su questo tema. Questa lettera ci concede la possibilità di farlo. Scrivete, se ritenete, a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Caro Direttore, in riferimento a quanto pubblicato dal consigliere comunale Pippi Mellone, mi permetto di intervenire, in quanto confuse sono diventate le mie idee intorno alla vicenda di Renata Fonte.

Prescindendo dal fatto che don Ciotti, il cui merito a favore della legalità e contro le mafie è indiscutibile e oltremodo apprezzabile, si sarebbe dovuto trattenere dallo sferrare la sua «pedata» alla popolazione di Nardò - anche perché non sa se Dio lo segue in questa crociata -, mi chiedo, in base a quanto riferito dall'amico Mellone, se Renata Fonte sia stata uccisa dalla mafia e, se lo è stata, l'uccisione sia dipesa dalla sua battaglia per difendere Portoselvaggio dalla speculazione edilizia.

Questi due aspetti vengono riportati tra virgolette, senz'altro perché son affermazioni d'altri a lui riferite.
Allora non c'è la verità o non c'è una verità condivisa?
Dopo trenta anni è auspicabile che finalmente si pervenga a far luce e a produrre qualcosa di condiviso, anche perché la vicenda, passata al vaglio della magistratura (di cui don Ciotti è un coriaceo difensore, visto che difende la legalità) e al vaglio della inconfutabile storia datata di eventi, offre elementi validi di narrazione e di analisi.

Pertanto mi rivolgo a Lei, caro Direttore, perché apra un confronto sull'argomento; solleciti a far aprire i cassetti, che ancora detengono altri elementi documentali purtroppo non noti; inviti a sviscerare tutto senza che ogni tanto vi sia una pillola di notizia, valida solo per la sua emotività ma non per la sua veridicità verificata, intorno alla figura e alla testimonianza di Renata Fonte.

Senz'altro l'Associazione «Libera», soprattutto la sezionale di Nardò, ha elementi nuovi per definire il ruolo di Renata Fonte nella storia di Nardò di quegli anni, così come li hanno tanti che da qualche tempo a questa parte, divenendo professionisti di Renata, dicono di essere stati stretti amici della stessa e di conoscerne le pieghe della sua esperienza esistenziale, professionale, culturale e politica.

In questa operazione di ricostruzione bisogna essere animati da spirito di verità e da spirito di umiltà: non è concepibile che chi ritiene di presentare gli eventi come ritiene lui di poterli presentare elargisca pedate a chi non concorda.
Ed è ingiusto ed iniquo soprattutto se, non corroborati gli eventi da fatti concreti e accertati, offendono, con il parlare di mafia, la classe dirigente del tempo, tutta collusa ad eccezione di Renata Fonte, unica rappresentante consiliare di un partito politico, che assommava 200 voti complessivi; il proprietario di Portoselvaggio; e, infine, per completezza, l'intera città, appunto Nardò, come fucina di organizzazioni mafiose o come luogo di esse complice omertoso.

Renata Fonte non avrebbe mai voluto che la sua città venisse minimamente intaccata e adombrata senza certezze e, quindi, senza motivazioni concrete.
Amava la sua Nardò visceralmente e per essa senza riserve si impegnava: Renata, donna forte, determinata e battagliera avrebbe gridato all'attacco della mafia e della speculazione; avrebbe denunziato alle autorità competenti... o ne avrebbe parlato nel segreto fiducioso dell'amicizia.

Né da viva avrebbe permesso che Nardò fosse oggetto ingiusto e ingrato di accuse tali da farla relegare, illegale e violenta, nella diffidenza e nella indifferenza.
...E forse, ora viva nei cuori autentici e in chi veramente l'ha conosciuta, stimata e amata, non lo avrebbe nemmeno permesso: i riconoscimenti, che la città di Nardò - sì la Nardò da essere presa a pedate e da essere svegliata dal torpore! - ha dedicato a Renata (targa a Portoselvaggio, tomba monumentale, denominazione di strada e dedicazione di una scuola), ammesso che siano accettati, sono voluti proprio da Renata per quello che lei è stata ma non per quello che si vuole ad ogni costo che lei appaia.

E si eviterebbe il continuo snaturamento della sua autenticità, quale fulgido esempio di impegno civile e politico, tramite i tentativi di intorpidire con la retorica, che interessa solo una schiera di viventi, la memoria dei protagonisti, la storia dei fatti e la coscienza dei cittadini!

Mario Mennonna