Cronaca

30 anni con Renata Fonte tra memoria e impegno: Riflessioni del giorno dopo nello spirito della Pasqua

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NARDO' - Una lettera lunga, ma davvero molto interessante, che apre nuovi spiragli di discussione.

1° aprile: uno sguardo ai giornali locali e titoli a lettere cubitali come "Poca gente per Renata – Don Luigi Ciotti ha detto che i neretini vanno presi a pedate", suscitano perplessità, stupore, il sospetto che si tratti di un scherzo relativo alla giornata e infine l'amara costatazione di come si possa travisare il significato delle parole e dare una visione riduttiva dei fatti.

"La pedata di Dio", efficace metafora, di una filosofia di vita che per primo ha abbracciato don Ciotti, quando scelse come parrocchia "la strada", è diventata nel 2011 il titolo di un film che racconta quel cammino straordinario che tutti conosciamo e che il fondatore di Libera ci invita a condividere da anni, con toni anche provocatori, in ogni occasione.

Uno stile di vita che, superando l'individualismo, l'indifferenza, la rassegna-zione diventa partecipazione attiva alla vita pubblica, cittadinanza responsabile, promozione dei diritti umani e dei valori di libertà e giustizia sociale, impegno che si addice ad ogni cittadino degno di questo nome. Sicuramente si tratta di una scelta scomoda, per cui "dobbiamo chiedere, oggi più che mai, la 'pedata di Dio' per guardare avanti con vera speranza, perché anche quelli più impegnati sentano tutti, dentro, il morso di fare di più", monito che don Luigi continua a ripetere nei suoi numerosi discorsi.

Con queste presupposti ha fondato nel 1995 l'associazione Libera per combattere la criminalità organizzata affiancando al "braccio militare dell'antimafia quello "sociale e culturale" come ha bene sottolineato il magistrato Gian Carlo Caselli nel suo intervento del 31 marzo scorso nel Teatro Comunale di Nardò, di fronte ad una platea numerosa e attenta.

Renata, intraprendente, attiva, con una straordinaria sensibilità ha avvertita la 'Pedata di Dio' e ha scelto di vivere l'impegno sociale e politico a favore della legalità nella corresponsabilità, nella continuità e nella condivisione, dandone testimonianza sino in fondo. Per questo l'assemblea degli iscritti neretini di Libera ha deciso nel 2011 di intitolare a lei il Presidio di Nardò alla presenza di don Ciotti e di numerosi presidi e scuole di tutta Italia che portano il suo nome, con la motivazione di cui segue uno stralcio.

"Renata ha scelto di non stare alla finestra, di vivere il presente assumendosi le sue responsabilità, di progettare insieme un futuro migliore. Giovane moglie e madre, docente impegnata, a capo di un gruppo di giovani – Il Comitato per la salvaguardia del Parco Naturale di Portoselvaggio – lotta strenuamente per difendere quel prezioso patrimonio storico/naturalistico dalla lottizzazione e dalla speculazione edilizia; con l'opera di sensibilizzazione svolta, è stata sicuramente motivo di incoraggiamento per gli amministratori locali e regionali promotori della legge 21/80, che ha sancito la nascita del Parco Naturale Attrezzato di Portosel-vaggio il 24 marzo 1980.

Una partecipazione attiva e concreta la porta in Consiglio Comunale nelle file del partito repubblicano sull'esempio dello zio Pantaleo Ingusci, fervente mazziniano e coraggioso antifascista, con l'incarico di assessore alla Pubblica Istruzione e alla Cultura.

Determinata e coraggiosa, con capacità di scelte anche difficili, ma sempre trasparenti, con grande passione e spirito di servizio, ha voluto incidere su un territorio che presentava sofferenza e ingiustizie, (ricordiamo il suo impegno a favore delle donne contadine) e purtroppo si è scontrata con una realtà ambigua e contraddittoria, con logiche clientelari, con una mentalità mafiosa, che è radicata nel nostro Salento, come continua a ripetere il procuratore antimafia Cataldo Motta, e che pur di arrivare al potere e al profitto, trova legittimo qualsiasi mezzo... e la sua vita è stata spezzata nella notte del 31 marzo 1984.

Ora Renata lascia il testimone a noi e noi andiamo avanti, la memoria diventa impegno, impegno di un Presidio che ha una funzione importante nel nostro territorio, perché Nardò non brilla per spirito di partecipazione.

Nardò va svegliata, perché è un grande paese ricco di una gloriosa storia, di testimonianze artistiche e bellezze naturalistiche, preziose risorse di cui i cittadini si devono riappropriare. Il Presidio 'Renata Fonte' Libera - Nardò, in rete con diverse associazioni locali e con le scuole del territorio – ha individuato diversi percorsi: lavorare per la salvaguardia dell'ambiente e la sua fruibilità, vigilare sulla speculazione dei rifiuti, focalizzare l'attenzione sul fenomeno immigrati a Nardò, sulla tutela dei loro diritti perché non c'è solidarietà senza giustizia, e ... soprattutto continuare a investire nel settore formazione".

Su questa posizione e con queste finalità il presidio ha continuato ad operare in questi anni. Nel pomeriggio del 31 marzo scorso le scuole di Nardò e paesi limitrofi erano lì in piazza Salandra a presentare lavori articolati e approfonditi, che spaziavano dalla memoria di alcune vittime di mafia, da loro adottate: dalle riflessioni sul loro insegnamento, ai propositi di impegno sul cammino della legalità, anche relativamente alla difesa dell'ambiente e all'utilizzo sociale dei beni confiscati.

Grazie a loro e alla preziosa opera di dirigenti e insegnanti sensibili, la piazza si è animata di colori, di entusiasmo e di speranza, speranza alimentata ancor più dalla successiva testimonianza forte della Chiesa con la presenza del Vescovo, di tanti sacerdoti e fedeli e dalla partecipazione interessata al dibattito con il magistrato Caselli, svoltosi in serata nel Teatro Comunale.

Tutto questo, al di là delle polemiche del giorno dopo non sempre costruttive, ci porta a vedere il bicchiere mezzo pieno e a lanciare un appello alla comunità neretina: a 30 anni di distanza, facciamo in modo che il sacrificio di Renata non resti vano. Se condividiamo la sua figura di amministratrice impegnata nella difesa della legalità e uccisa nel pieno svolgimento del suo compito, allora superiamo le polemi-che, basandoci su date e fatti che mettono a posto i tasselli della storia, di quella almeno che si può documentare.

Lasciamoci toccare dalla "dolce pedata di Dio" e iniziamo ad "abbattere muri e a costruire ponti", (don Tonino Bello) per favorire la crescita democratica della nostra città, così orgogliosa della sua storia passata, un po' meno di quella recente. Riscopriamo il nostro codice di appartenenza, l'orgoglio di essere neretini, consapevoli delle nostre radici e artefici del nostro destino e lavoriamo per costruire percorsi che diano dignità e vita ai nostri giovani.

Con questo spirito auguriamo a tutti i soci dei Presidi di Nardò, Casarano, Maglie, del Coordinamento di Lecce e alla comunità neretina una santa e gioiosa Pasqua.

Responsabile del Presidio 'Renata Fonte' Libera - Nardò
Clara De Braco