NARDO' - Egregio direttore, con ritardo mi inserisco nella discussione sulle parole di Don Ciotti.
Ritengo ottima la sintesi fatta da Danilo Lupo sul "caso Fonte". Anche se alla sentenza forse manca il "quarto livello" che, a detta dei giudici, non è venuto fuori ma che a detta di molti potrebbe esserci. Comunque si tratta di illazioni senza prove, restiamo saldamente ancorati alle sentenze.
Riguardo alla pedata penso che se Don Ciotti fosse stato a Lecce il 21 marzo scorso, giornata della memoria e dell'impegno, la stessa cosa avrebbe detto dei leccesi e probabilmente di moltissimi altri cittadini di luoghi diversi dove le mafie sono viste come "cosa che non ci riguarda". Nel capoluogo quel giorno era fitta la presenza delle scuole, dalle elementari in su, di tutta la provincia, mancava la cosiddetta società civile. Quasi fosse cosa d'altri.
Proiettili nelle buste, negozi che saltano in aria, auto incendiate ecc. sono episodi quasi quotidiani che sembrano banale cronaca e non episodi criminaali. Tuttavia io rimango dell'avviso che non esistano "città mafiose", Nardò non fa eccezione: non è città mafiosa!
Esistono tuttavia comportamenti (cito sempre Lupo che rende difficile l'intervenire in quanto ha già detto tutto, mannaggia a lui) di chi non vede, non denuncia, non sa, o di chi non vuole caparbiamente sapere. Tutte scelte "giuste o di comodo" che sono quotidianità. Una città non potrà mai essere mafiosa in sé, tuttavia leggendo i rapporti antimafia che mettono il Salento, in particolare, fra altre, la zona Nardò / Copertino come luoghi da tenere sotto osservazione per la vivace rinascita della criminalità ci si deve soffermare un attimo, si deve pensare, riflettere, osservare.
Partecipare al dibattito su cos'è o cosa non è mafioso, cos'è e cosa non è "mafiogeno". Il delitto Fonte, a parer mio, non fu un delitto di mafia in senso stretto, sicuramente aveva al suo interno e nella dinamica un tasso di mafiosità per come era stato concepito ed effettuato.
Il caporalato diffusissimo ed utilizzatissimo anche a Nardò (cronaca docet) non è reato mafioso in sé, tuttavia i silenzi che lo ammantano possono essere definiti conniventi (o no?). I voti acquistati e venduti a piene mani non sono ascrivibili tout court al reato di mafia, la legge non lo prevede, sono tuttavia comportamenti che risentono fortemente della filosofia indotta dalle mafie, sono "mafiogeni".
E potremmo proseguire in un rosario infinito che passa dal gioco d'azzardo legale, alle slot machine tanto diffuse quanto scollegate dall'erario e collegate alle cosche (non sono illazioni, è cronaca) a chi gestisce alcuni punti vendita, all'usura, alla gestione degli appalti da parte di alcune pubbliche amministrazioni e via dicendo.
Il "così fan tutti" non è un alibi, significa (può significare) accettazione supina, un primo passo verso l'istituzionalizzazione di comportamenti "poco virtuosi". A lezione di legalità si insegna anche che una raccomandazione a scuola o sul lavoro non è normale, il fatto che a volte diventi norma è un aiuto a chi vuole dirigere e dominare la società con connivenza e sussiego verso che può.
La pedata evocata da Ciotti forse voleva essere questo avvertimento, anche questo.
Senza nulla togliere alla Città di Nardò, alla sua accoglienza, alla sua bellezza, ai neritini tutti, importante, molto importante, è che non si voglia far passare il delitto Fonte come cosa che appartiene ad altri, magari come cosa "privata e personale". Le prime voci dopo l'omicidio di Don Peppe Diana furono: "sono cose di donne". Una macchina del fango che trova nel gossip la panacea di ogni male. La realtà uscita dai processi per Renata Fonte è invece un'altra, piaccia o meno. Il voler derubricare tutto è una forzatura che fa male alla stessa città di Nardò che sicuramente non lo merita.
Nella città di Alessandria, dalla quale provengo, qualche tempo fa arrestarono un consigliere comunale perché colluso con la 'ndrangheta che prolifera a nord. Alessandria non può essere definita città mafiosa, esattamente come Nardò, tuttavia l'attenzione deve acuirsi, farsi quotidianità. Come la denuncia, come il rifiuto delle logiche che, alla lunga, portano all'assuefazione che, a sua volta, genera mostri.
Cordiali saluti
Gianni Ferraris