In un piccolo paese della provincia italiana, ogni cinque anni, se tutto va bene, si tiene una grande sfilata. Non di moda, non di forze armate, non di santi; si tiene una grande sfilata di carri. Direte voi “ma Carnevale non si festeggia ogni anno?”, e avreste ragione. Solo che stiamo parlando di un altro evento.
C’è addirittura un premio in palio, che il carro vincitore deterrà fino allo svolgimento della prossima sfilata. Dopo cinque anni, se tutto va bene. Fino ad ora molto poco è andato bene, e soltanto in una occasione il carro vincitore è riuscito a rimanere tale per l’intero periodo che, da regolamento, è previsto che passi tra una sfilata e l’altra. Statistiche, ogni tanto ci vogliono.
Ogni anno partecipano carri e carretti, di grandi e piccole dimensioni; l’importante è che riescano ad organizzarsi e a iscriversi alla gara per tempo. Da circa una ventina d’anni a questa parte, i carri più grandi sono stati circa quattro: uno di colore azzurro, che ha anche cambiato nome almeno un paio di volte; uno verde, molto pittoresco e da cui si levano urla e grida di gente con copricapi gallici e un accento un po’ strano; uno che potremmo definire bicolore, un po’ rosso e un po’ bianco, ridipinto quasi ad ogni sfilata modificando continuamente le porzioni di colore a seconda della tendenza del momento; uno di un colore indefinito, una cosa tra il grigio/bianco e giallo, entrato nella competizione da poco e quindi un po’ alle prime armi. Gli altri carretti hanno partecipato saltuariamente alle ultime edizioni, senza mai riscuotere particolare successo.
Un carro, per vincere, deve riuscire ad attirare l’attenzione e la simpatia di quanta più gente possibile. Ognuno si attrezza nel migliore dei modi, con strategie differenti, per vincere il premio e diventare il carro preferito (ma non per questo per forza “il più bello”) del paese. La cosa più simpatica di tutto questo strano circo è che, decretato il carro vincitore, tutti vogliono salirci sopra. E lo fanno e glielo lasciano fare. “Forza, salite! - grida il capocarro con voce metallica attraverso un megafono - c’è posto per tutti sul nostro carro, sarà una grande festa e tutti ne sarete contenti!”. La folla, manzonianamente, non se lo fa dire due volte: senza farsi troppi problemi, sempre più persone salgono sul carro. Ancora, e ancora, e ancora. Quasi tutti i presenti, anche quelli che sembravano preferire altri carri, raggiungono i propri concittadini su un carro ormai stracolmo di gente.
Il problema è che, purtroppo, nel piccolo paese della provincia italiana la tecnologia e l’innovazione sono ancora un po’ arretrate, e tutti i carri sono fabbricati con materiali non esattamente di primissima qualità, raffazzonando pezzi di legno e chiodi storti qua e là, risultando spesso (molto/troppo spesso) anche un po’ grotteschi. Più gente sale sul carro, più è facile che questo si rompa. E infatti, ogni anno, tra lo stupore generale, il carro vincitore prima o poi si rompe.
Che fare? Sono in tanti a chiedersi come rompere questo ciclo, questa maledizione. Nessuno ha ancora trovato la risposta. O chi ce l’ha forse non la vuole dire. Noi nel frattempo restiamo qui a braccia conserte, con l’espressione un po’ perplessa, seduti su una panchina accanto ad un lampione, ad assistere e ad osservare attentamente quello che accade. Sperando nella prossima sfilata, sperando che qualcosa cambi. Provandoci magari, anche.
In linea di massima, però, che sia domani o che sia fra tre anni, l’impressione è che per ancora un po’ di tempo saprete dove trovarci.