Politica

Tutelare un amore non porta risultati cattivi. Nel dibattito sul registro delle unioni civili interviene Antonio Dell'Anna

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NARDO' - Ho letto con molto interesse la discussione che è stata aperta da un intervento di Pippi Mellone (http://www.portadimare.it/cronaca/10595-a-nardo-si-guarda-oltre-il-progressismo-di-pippi-mellone), cui ha prontamente replicato Raffaele Onorato (http://www.portadimare.it/91-altro/10603-via-le-etichette-e-i-pregiudizi-su-argomenti-di-grande-attualita-e-importanza-raffaele-onorato-scrive-a-pippi-mellone), sul tema del registro delle unioni civili a Nardò. Argomento questo assai delicato, perché porta spesso a ragionare anche sulla famiglia e sull'idea di società che ne deriva, andando a creare un solco tra chi crede che le comunità umane siano in costante evoluzione e chi, al contrario, ritiene che, almeno per alcuni aspetti, si sia raggiunto un equilibrio pressoché perfetto da non dover più perturbare.

 

Mi piacerebbe, però, lasciare da parte le questioni ideologiche e ragionare in maniera più concreta. La prima osservazione è che la realtà quotidiana ci offre ormai l'esistenza di coppie di fatto che per scelta (eterosessuali) o per impossibilità (omosessuali), non sono sposate. La prima domanda che consegue a questa situazione è: lo Stato se ne deve occupare? Io credo di sì. Poiché lo Stato ha il compito di regolare la convivenza civile delle persone e, laddove nuove forme di unione diventano comuni tra i cittadini, legiferare di conseguenza. Seconda domanda: garantire dei diritti a queste nuove forme di convivenza lede in qualche modo i diritti di coppie già sposate o degli altri cittadini? Direi proprio di no, almeno per quel che mi riguarda non riesco a capire come l'estensione di un diritto possa avvenire a scapito di qualcun altro che già quel diritto lo ha. D'altronde nessuno vuole abolire il matrimonio in favore di nuove forme di unione, mi sembra. Ampliare le tutele di legge per le unioni civili rappresenta, infatti, solo un segnale importante di una comunità che decide di occuparsi anche di quanti sono stati esclusi sino ad allora.
Continuando a rimanere sul campo della concretezza, vorrei anche sottolineare come ormai in tutti i paesi occidentali ci sono legislazioni che regolano le coppie di fatto, stabilendone diritti e doveri. Ogni nazione, infatti, ha legiferato cercando di rappresentare nelle proprie disposizioni di legge i valori culturali e caratterizzanti del proprio popolo.

Il ragionamento strisciante dietro chi spesso si oppone a qualsiasi modifica della legislazione sulle coppie di fatto, come accennato prima, è che "sovvertirebbe l'ordine naturale delle cose". Vorrei evitare di utilizzare argomentazioni di natura filosofica per cui tralascio di discutere il punto sulla reale esistenza di un ordine naturale delle cose oppure no -d'altronde su questo tema si è già dilettato Kant e le sue conclusioni credo siano illuminanti e più che esaustive – però vorrei soffermarmi sul timore che sia sovvertito quest'ordine. Sinceramente ho difficoltà a condividere questa paura, perché credo che semplicemente ci sposteremmo verso una società in cui l'idea di convivenza tra due persone diventerà più varia e più ricca ed in cui chi oggi non vede riconosciuta la propria unione possa farlo con tutto ciò che ne scaturisce. Non riesco davvero a capire come tutto ciò possa "eliminare, criticare, mettere in dubbio o svilire l' importanza della famiglia tradizionale". Offrire a due conviventi la possibilità di vivere nel pieno dei diritti di legge non sottrae nulla a chi ha altrettanto consapevolmente scelto il percorso della famiglia tradizionale.

Per finire vorrei chiudere il mio contributo a questa riflessione con un ultimo pensiero. L'amore si è manifestato in diverse forme sin dall'antichità, come ci testimoniano un gran numero di autori greci e latini e, nelle varie epoche, con fortune alterne, ha vissuto momenti in cui è stato consentito in tutte le sue forme e momenti in cui è stato orribilmente censurato. Le società sono state variabilmente matriarcali o patriarcali a seconda della latitudine o del periodo storico. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, ma credo sinceramente che dal tentativo di tutelare meglio un amore non potrà mai nascere niente di cattivo.