Politica

Depuratore cesarino: c'è il ricorso al Consiglio di Stato. Risi: alla regione dirà no alla condotta a terra

Stampa

NARDO' - L'adeguamento del depuratore di Porto Cesareo è ancora possibile. L'avvocato Pietro Quinto, legale del Comune cesarino, spiega che la sentenza del Tar (di cui scriviamo nuovamente in questo articolo) non è insormontabile. Nell'ultimo giorno utile per farlo, infatti, l'Amministrazione diede incarico all'avvocato di presentare appello al Consiglio di Stato.

 

Colpo di scena? C'è un ricorso al Tar che può bloccare il collegamento del depuratore di Porto Cesareo alla condotta che proviene dal depuratore di Nardò. Entrambi i tubi, poi, dovrebbero sfociare in mare, a Torre Inserraglio, da dove parte una condotta sottomarina da un chilometro e cento metri che si inoltra in mare aperto e che serve alla dispersione dei reflui.

Sono stati Paolo Maccagnano e Mino Natalizio (del gruppo consiliare di Noi X Nardò) ad aver fornito, ieri sera, la copia della sentenza del Tar di Lecce, datata sette luglio 2010, con la quale il presidente Aldo Ravalli (consiglieri Viola e Dibello) annulla, e ne sospende l'efficacia, di tutti gli atti volti alla realizzazione di un impianto di depurazione per la fognatura nera a Porto Cesareo, proprio quello fatiscente in località Bellanova.

Il bello è che al ricorso – proposto nel 1994 da Catia Mancarella, Raffaele Carrino, Salvatore Catrini, Pasquale De Gemmis, Mario Frustaci, Cosimo Giannotta, Fernando Lecciso, Rosolino Li Greci, Renato Lodeserto, Rosalba Matino, Biagio Mormile, Pasquale Quarta, Aurelio Rosanò, Cornelio Tarantino – presentato proprio perché il depuratore sorge, ormai, in mezzo alle case di villeggiatura, è sostenuto “ad adiuvandum” dal Comune di Nardò rappresentato dall'avvocato Angelo Vantaggiato. Il Comune di Nardò, in sostanza, ha fatto causa a Porto Cesareo perché il depuratore non venga proprio realizzato, come fa ora a sostenerne il collegamento alla propria rete di smaltimento. Altro che mano destra che non sa quello che fa la sinistra.

“Ci piacerebbe sapere – dicono Maccagnano e Natalizio - come la Regione e l'Aqp intendano superare questa sentenza” che recita: "la censura di irrazionalità della scelta amministrativa appare fondata per quel che concerne la decisione di mantenere inalterata la opzione localizzativa di un impianto che, per sua natura, è dotato di forte impatto per l'ambiente circostante".

Un assist perfetto che il sindaco Risi ha preso al volo: esaminando ieri la sentenza ha tratto l'unica conclusione possibile e, cioè, che al momento l'opera di collegamento del depuratore cesarino al mare di Nardò – sei chilometri di scavi che attraversano un terzo del territorio costiero della città - non si può assolutamente realizzare. E la Regione dovrà prendere atto.

NUOVA NOTA DI NATALIZIO E MACCAGNANO

Porto Cesareo non potrà ricorrere contro la sentenza del TAR Lecce, come annunciato dal sindaco cesarino, semplicemente perché lo ha già fatto. Tale sentenza non consente l'adeguamento del depuratore in c.da "Bellanova", bloccando di fatto le intenzioni progettuali dell'AQP che prevedevano lo scarico dei reflui provenienti da quell'impianto nel recapito finale a mare di Torre Inserraglio. 

Detto questo però, l'invito che rivolgiamo al primo cittadino di Porto Cesareo, che conosciamo e apprezziamo come stimato professionista e persona ragionevole, è quello di ritirare il suddetto ricorso unitamente a quello presentato al TAR del Lazio contro la richiesta di ampliamento dell'Area Marina Protetta al tratto di mare prospiciente Portoselvaggio e di sedersi intorno ad un tavolo con il Comune di Nardò e gli altri Enti interessati, per trovare una soluzione alternativa a quella "testardamente" perseguita, finora, da Regione e AQP.

Questo, al fine di dotare Porto Cesareo di sistema fognario in modo "indipendente" dal Comune di Nardò.

Le soluzioni tecniche ci sono e i siti per una diversa localizzazione delle opere anche. 

È necessaria però, la volontà politica, soprattutto della Regione, per raggiungere lo scopo.

Del resto, anche l'Assessore Regionale Amati, appena qualche giorno fa, ha dichiarato che se si dovesse trovare una soluzione condivisa tra i due Comuni (meglio tardi che mai, visto che per quasi due anni la Regione non ha invitato il Comune di Nardò ai tavoli tecnici in cui si discuteva del progetto), c'è la possibilità  di "rideterminarsi" sulle previsioni progettuali.

Noi x Nardò

Mino Natalizio - Coordinatore
Paolo Maccagnano - Consigliere Comunale