Politica

Le unioni civili nel Comune di Nardò: opportune, utili, convenienti?

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NARDO' - Il consigliere Pd interviene su un argomento d'attualità e l'intervento è interessante, chiaro e ben scritto. Dispiace non aver avuto, in questi anni di consigliatura, altri contributi sulla stampa da un giovane esponente del Partito Democratico e della politica cittadina che ha evidentemente qualcosa da dire e idee e convincimenti da proporre e difendere. Ma, come si comprende dalla sua premessa che pubblichiamo in testa, Parisi afferma che il luogo deputato per le discussioni è quello istituzionale: il Consiglio comunale. Nulla quaestio, dunque: c'è chi - appartenendo allo stesso o ad altri range generazionali - appare su manifesti, social network e giornali (telematici e di carta) e chi decide che la politica vada fatta in altri luoghi, fisici o virtuali che siano. Questo cappelletto ci è parso obbligato perché alcuni cittadini, anche giovani, hanno criticato (con messaggi e mail al portale) il "profilo basso" di alcuni rappresentanti la politica locale. Ma come si è visto è questione di scelte.

Dopo la richiesta pervenuta da alcuni attivisti del M5S, provvedo a inoltrare il mio parere circa l'istituzione del registro comunale delle unioni civili, che altro non è che il testo dell'intervento che ho letto durante i lavori dell'ultimo Consiglio Comunale prima di abbandonare poi l'aula.
Riscontro che l'assenza al Consiglio del 27 novembre di chi chiede il mio intervento oggi,non ha consentito una grande completezza di informazione, dato che mai avrei compiuto un'azione, come quella di uscire dall'aula, senza apportare una motivazione che mi appartiene totalmente.
La posizione espressa non ha avuto ovviamente nessuna pretesa di convincere o di impedire un atto, ma era per me indispensabile esprimerla liberamente da uomo, da cittadino, da amministratore.

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Sig. sindaco, colleghi consiglieri,

intervengo a titolo personale su questa proposta di delibera circa l’istituzione di un registro cittadino delle unioni civili.

Una questione senza dubbio di grande attualità e alla quale mi accosto con sensibilità e grande attenzione.

Tuttavia nutro delle importanti riserve sull’opportunità, l’utilità e la convenienza di questa istituzione.

Ad oggi nella nostra legislazione nazionale manca un preciso riferimento, sintomo chiaro di una difficoltà oggettiva nell’affrontare un argomento così delicato.

Ed uno dei motivi che genera in me dubbi riguardo questa delibera è proprio la paternità politica di quest’atto, che se si ritiene debba essere discusso, credo debba trovare come terreno di confronto, esclusivamente o per lo meno prima di ogni altro, quello parlamentare, anche solo per non rischiare che una cosiddetta unione civile possa essere riconosciuta a seconda della fortuna o casualità di essere nati o residenti a Nardò piuttosto che in una qualsiasi cittadina limitrofa, eventualmente sprovvista di un tale registro. Quando i diritti, che tutti dicono di riconoscere tali, sono poi riconosciuti in base alla casualità territoriale, mi sembra sempre un grande paradosso.

Tuttavia, espressa questa considerazione, non posso non riscontrare la scarsa utilità di un procedimento che, citando recenti studi, nelle città dove è stato già adottato, resta in gran parte deserto o con pochissime iscrizioni, segnale che le urgenze della collettività potrebbero essere altre.

Oggi come oggi lo Stato italiano mette a disposizione dei suoi cittadini l’istituto del matrimonio civile, ove la legge lo consenta, invece per ogni altra forma di convivenza, per la scelta di assistenza sanitaria, per un subentro in un contratto di locazione, per ogni forma di diritto patrimoniale o di successione, per ogni altra volontà individuale, il nostro Diritto garantisce la possibilità di fermare le proprie scelte attraverso dei normali e legittimi atti di diritto privato.

Il nostro diritto individuale precede e supera di gran lunga ogni richiesta di diritto da condividere con un'altra persona. Esiste già un fondamentale diritto personale di ogni singolo uomo, a tutela e a garanzia che ogni nostra scelta si possa concretizzare in un sacro diritto di cui godere pienamente.

Per me basta questo.

Se in uno Stato di Diritto, ogni singolo cittadino può esprimere liberamente le proprie legittime scelte, ambizioni, aspirazioni, conducendo la propria vita pubblica e privata, come ritiene di doverlo fare, non ritengo opportuno oggi ingarbugliarsi in nuove terminologie, contenitori e strategie che rischiano di trasformarsi in unioni di comodo (che hanno nella precarietà la caratteristica principale) piuttosto che in consacrazione di diritti.

Se riteniamo che esistano dei diritti individuali non ancora tutelati e che è giusto tutelare, allora serve un mirato intervento di diritto privato; non vedo la necessità di dover ricorrere ad un riconoscimento pubblico di uno status giuridico di più persone.

Per tali considerazioni e perplessità, non posso accogliere favorevolmente questa proposta di delibera e come preannunciato all’inizio del mio intervento non reputando questa la sede idonea a legittimare o meno un’unione civile, al momento del voto abbandonerò l’aula. Grazie.

Daniele Parisi