NARDO' - A qualcuno potra far tanto piacere, ad altri no. Ma un caffè col sindaco non si rifiuta mai. Ecco, integrale, che cosa ha detto ieri sera il primo cittadino agli uomini della sua maggioranza. In ballo c'è la sottoscrizione di un accordo in vista di una probabile ricandidatura al secondo mandato.
Sono passati più di quattro anni da quando, rimboccandoci le maniche, spinti dalla fiducia dei nostri cittadini, con tanta energia e con tanta passione abbiamo avviato il lavoro di questa amministrazione.
Quattro anni fa era un’altra Città: piegata, delusa, abbandonata, indebitata, depressa, stanca, senza energie. Le fontane erano senza acqua, le campane di Piazza Salandra senza rintocchi, il centro storico un deserto, le vie di accesso alla Città percorsi di guerra, il mercato settimanale un ingorgo asfissiante di bancarelle che divoravano i quartieri residenziali, la raccolta differenziata dei rifiuti un miraggio, il turismo un ritrito argomento di discussione.
Ma noi sapevamo che quella non era la vera Nardò. Quel quadro desolante che a molti sembrava la ovvia e scontata rappresentazione della nostra Città era, invece, l’effetto di un buio periodo di incuria e di trascuratezza. Il risultato di una fase in cui la spregiudicatezza e l’apatia avevano prevalso sulla buona politica.
Abbiamo avuto la forza di non spaventarci davanti a nessuna difficoltà. Tutte le volte che ci hanno dato per finiti, poi ci hanno scoperto più forte e più agguerriti. Ma la ricetta del nostro lavoro non è una ricetta misteriosa: abbiamo mescolato tenacia, competenza e i sogni di una Città che vuole essere uno dei punti di riferimento della Regione. Perché sappiamo che senza sogni una Città muore.
Abbiamo scommesso su obiettivi considerati a lungo irraggiungibili: la nuova area mercatale, un centro storico con meno auto e con aree pedonali, la raccolta differenziata dei rifiuti, l’acquario marino in una rete di musei. Accanto a realizzazioni destinate a trasformare il cuore architettonico della Città: soprattutto fra Piazza Sant’Antonio e Piazza delle Erbe. E abbiamo riavviato il rifacimento del manto stradale delle arterie principali. Abbiamo lavorato a decine e decine di opere pubbliche. L’abbiamo vinta la scommessa.
Come abbiamo vinto la scommessa di far crescere l’offerta dei servizi per le famiglie (social card, mensa scolastica). Promettemmo: la crisi finanziaria dell’Italia e il forte peso dei debiti fuori bilancio del comune non saranno mai un alibi per noi! E così è stato. Abbiamo dimostrato che una Città può crescere anche se il Pil nazionale va giù e se gli indicatori economici della regione sono negativi.
Siamo riusciti a conciliare efficaci politiche di accoglienza (penso ai lavoratori migranti stagionali) con investimenti a carico del bilancio del comune, sfidando demagogia e ciniche spinte populiste. L’accoglienza si fa con i fatti e con i soldi, non con le chiacchiere. Oggi lo riconoscono i principali capi di governi dell’Unione Europea. Ma noi per affermarlo non abbiamo avuto bisogno che ci mostrassero le immagini dei bambini morti durate le traversate. Questo fa onore alla nostra Città e fa onore a tutti voi.
Abbiamo vinto la scommessa dei conti. Ci abbiamo messo coraggio, applicazione, impegno. In tre anni abbiamo capovolto la tabella: il comune che molti davano sul ciglio del dissesto è diventato in trentasei mesi un comune con un bilancio invidiabile. Il sacrificio sulla tasi che abbiamo chiesto ai cittadini sarà una tantum: sosteniamo convinti la decisione di Matteo Renzi di abolire l’imposta sulla prima casa. Il 16 dicembre si pagherà per l’ultima volta.
Abbiamo vinto anche la scommessa dei concerti a Porto Selvaggio. Con i Negrita è stata una bellissima festa di musica e di giovani. Ha apprezzato anche la fauna.
Ora dobbiamo affrontare l’ultimo miglio. Continuando a correre. Dobbiamo fare di corsa anche l’ultimo miglio. Non ci sentiamo appagati dei risultati ottenuti. Non ci interessa fare il giro del campo per riscuotere gli applausi degli spalti. Noi abbiamo da fare un’altra cosa: domandarci cosa si attendono da noi i cittadini nei prossimi mesi e cosa si attendono dagli amministratori di questa Città nei prossimi anni.
Viviamo con la testa proiettata in avanti.
Sappiamo che il grande lavoro nel centro storico va completato destinandovi anche importanti uffici pubblici.
Sappiamo che il generoso lavoro sul piano delle coste sarà percepito come quasi inutile se non procederemo al rilascio delle concessioni.
Sappiamo che sugli impianti sportivi c’è un forte ritardo da colmare. Puntiamo sul contributo dei privati. Ma se le iniziative dei privati dovessero incontrare dei rallentamenti, toccherà al comune investire risorse pubbliche, perché non si può aspettare ancora.
Sappiamo che le periferie, soprattutto quelle più densamente abitate, reclamano servizi e sicurezza. Generosamente i nostri concittadini che ci abitano hanno compreso che il lavoro nel centro storico e sulle vie di accesso alla Città aveva in questi anni carattere di priorità. Ma ora che gran parte di quel lavoro è fatto, saranno le periferie la nuova priorità, a partire da Pagani-Cenate.
Sappiamo che il progetto del porto turistico di S. Isidoro non deve fermarsi.
Sappiamo che la mobilità reclama scelte coraggiose e finanziariamente impegnative: dai percorsi di piste ciclabili alla metropolitana di superficie.
Sappiamo che il nuovo governo regionale di Michele Emiliano deve guardare con un altro piglio ad alcune grandi questioni da anni oggetto di confronto con Bari: gli investimenti turistici sul litorale, le strategie della Porche Nardò Technical Center, il rilancio della struttura sanitaria del Sambiasi, il completamento del processo di chiusura della discarica di Castellino (la cosiddetta post-gestione).
La nostra agenda resta piena.
Vi ringrazio per quello che avete dato fin qui. Ringrazio tutti i consiglieri, gli assessori. Ringrazio i dirigenti politici dei nostri partiti e delle nostre liste. Ringrazio il consigliere provinciale Giovanni Siciliano.
Ringrazio di cuore e con riconoscenza Francesca Muci, Giuseppe Fracella, Giancarlo Marinaci e Vincenzo Renna, protagonisti di un pezzo importante di strada accanto a noi. Nei risultati che abbiamo ottenuto, negli obiettivi che sento di aver raggiunto, c’è anche il loro lavoro e il loro impegno.
In questi mesi ricominciamo da qui, da un palinsesto di progetti che si riconnette al nuovo Pug e al prezioso lavoro di pianificazione in corso per il Parco di Porto Selvaggio.
Ascoltando, confrontandoci, assumendo con responsabilità decisioni.
Ascoltando. Senza pulsioni di autosufficienza. La Città non è di questa maggioranza. La Città è di tutti. Noi siamo coloro che devono trasformare il confronto fra tutti in scelte e decisioni. Siamo gli artigiani della democrazia, non i padroni del vapore.
E la Città si governa meglio se il confronto si allarga e se la condivisione delle scelte più impegnative coinvolge più forze politiche.
Non mi è mai piaciuta la politica autoreferenziale. Non mi è mai piaciuta la sinistra professorale che si alimenta di autocompiacimento.
Non voglio guidare una coalizione spocchiosa e con la puzza sotto il naso.
Abbiamo il dovere di proporre un cammino comune alle forze politiche che finora non sono state con noi, ma che vogliono condividere con noi un progetto di crescita e di sviluppo della Città. Abbiamo noi il dovere di fare il primo passo. Abbiamo noi il dovere di dire che non ci sentiamo autosufficienti. Abbiamo noi il dovere di affermare che le appartenenze non sono gabbie chiuse. Abbiamo noi il dovere di ricordare che le divisioni e l’odio generano arretratezza. E che, invece, in questo momento di fragilità e di incertezze le famiglie, i cittadini, i giovani, le imprese chiedono speranza, coesione, stabilità.
La politica non è il terreno dei nemici per sempre. La politica è il luogo del confronto con l’obiettivo di far crescere un territorio e la comunità che lo abita.
Per quanto mi riguarda sono pronto a cominciare un cammino che vada oltre questa consigliatura. Sono pronto a guidare la coalizione anche alla vittoria delle elezioni del 2016.
Sono pronto a scrivere con voi e con le forze politiche che vorranno essere protagoniste la storia di una fase nuova.
Sono pronto a rimboccarmi le maniche ancora. Anzi, a continuare a tenerle rimboccate.
Abbiamo le carte in regola e le energie giuste per guardare negli occhi e nell’anima la nostra Città e per trasformare in decisioni i suoi sogni e i suoi progetti.
Abbiamo dimostrato di saperci fare. Ma sappiamo anche che dobbiamo correggere e migliorare alcuni meccanismi. Abbiamo il dovere di continuare a dare il nostro contributo. Il cambiamento non è finito. Non possiamo fermarlo ora.
Marcello Risi