NARDO' - "Che strana democrazia! Com’è difficile presentarsi all’elettorato! Un elettorato militarizzato da un esercito di candidati!" esclama il candidato di Nardò Liberal.
Le persone ti ascoltano e ti salutano con un: “ti voterei con tutto il cuore, ma devo votare mio figlio, mio nipote, il fidanzato di mia figlia, mio marito, il mio datore di lavoro, il mio controllore, il mio vicino…”.
Uomini e donne morti ammazzati per consentirci di votare nostro figlio, per consentirci di vederlo brillare sui manifesti della nostra città…
Un elettorato di questo tipo non potrà che esprimere un consiglio comunale della stessa natura. Qualunque sia il risultato finale di questa competizione, nessuno si dolga: ciascuno di noi è responsabile di quanto sta accadendo. Siamo tutti cellule di uno stesso organismo.
E cosa stiamo manifestando in questa fase? Siamo al tifo da stadio. Siamo all’inaridimento del confronto. Siamo alla pochezza degli argomenti.
Non faccio altro che pensare a uomini come Pantaleo Ingusci, senz’altro sconosciuto alla quasi totalità dei candidati, che ha scritto la storia politica di Nardò. O a Vittorio Raho. Uomini capaci di mostrare autenticità e rispetto. Uomini pronti a battersi per le proprie idee. Civilmente. Con passione e mai con volgarità. Anzi! Pronti a difendere l’avversario dalle eventuali volgarità dei propri sostenitori.
Oggi siamo gladiatori nell’arena del web, delle televisioni e della stampa locale. Una lotta in cui dimostrare di essere migliori, di essere capaci di “guidare” un governo. E per farlo non si illustrano le proprie idee, le proprie competenze, la propria visione della vita e della città! No! Siamo avvolti nella sfida a chi riesca a dimostrare scientificamente che l’avversario non è “coerente”! Che l’avversario è un malfattore, un disonesto, un incapace. Un voltagabbana, un cercapoltrone.
Lo sport di puntare il dito è la causa principale di ogni conflitto.
Uomini come Pantaleo Ingusci non diffamavano né accusavano. Illustravano. Mostravano una via, condivisibile o meno.
Il primo punto di ogni programma dovrebbe essere il rispetto per ogni altra forma di vita.
Così dentro così fuori. Ad una città che ama ancora moltissimo il pettegolezzo, corrisponde una classe politica che come arma utilizza lo svilimento altrui.
Per cui, cari elettori, smettete di puntare il dito. Forse smetteranno di farlo anche i politici.
Alfredo Ronzino