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Il 4 dicembre voto SI perché... Sei punti tutti da leggere

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NARDO' - 1. Viene superato il bicameralismo paritario con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei Deputati e Governo.

Il bicameralismo perfetto concepito nel dopoguerra, dopo vent’anni di dittatura, come parte di un sistema che si cautelava dalla concentrazione dei poteri con una  serie di contrappesi, si è rivelato imperfetto, lento ed inefficiente: sono trent’anni che tutti indistintamente , di ogni schieramento politico, parlano di riformare questo  bicameralismo.

La riforma,oggetto del referendum, non è ovviamente perfetta, ma è  comunque un passo in avanti. Oltre alla trasformazione del Senato, che assume la  funzione di rappresentanza delle autonomie locali e di raccordo tra Stato ed UE,  introduce anche nuovi meccanismi volti a snellire i lavori parlamentari. Non se ne puo più di un Paese che sa dire solo no. Siamo un popolo conservatore e poco  lungimirante che a parole chiede riforme ma che al dunque trova sempre un modo  per affossarle. Chi vota no, nella maggioranza dei casi, non intende votare contro  la riforma costituzionale, ma contro il Governo in carica o  confonde la riforma costituzionale con la legge elettorale privando in questo modo il Paese di un  tentativo di riforma. Molti  di coloro che guidano oggi il no sono in malafede  essendo stati (quasi tutti) a favore delle modiche nelle votazioni tenute nei due  rami del Parlamento. Solo adesso, per opportunità politica, ritengono di poter  cavalcare il dissenso portando a casa qualche vantaggio; sono tutti sconfitti  rancorosi e professionisti consumati del no.Non va trascurato inoltre che i  padri  costituenti avevano previsto che la Costituzione si potesse modificare, con le  opportune garanzie. Le affannose dichiarazioni di questi giorni  “la Costituzione non  si tocca”  sono affermazioni vuote ed espressioni di un populismo fuori luogo.

2. La riforma del Titolo V della Costituzione ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2001.

La riforma tipizza quelle materie, di particolare  rilevanza per il Paese, che meritano una disciplina omogenea ed indifferenziata, che solo una legislazione statale può  permettere di conseguire e quelle proprie di competenza regionale. Per la prima  volta, non si assiste ad un aumento dei poteri del sistema regionale e locale,  bensì ad una loro razionalizzazione e riconduzione a dinamiche di governo  complessive del Paese. La soppressione della legislazione concorrente non è  prodromica tuttavia all’azzeramento delle competenze regionali ma punta  solamente a razionalizzare in un’ottica duale il riparto delle materie.

Inoltre,  l’impianto autonomistico delineato dall’art. 5 della Costituzione non viene  messo in discussione perché la riforma pone le premesse per un regionalismo  collaborativo più maturo, di cui il nuovo Senato (Camera delle autonomie  territoriali) costituirà un tassello essenziale. Con la riforma, peraltro, non viene  meno il principio di sussidiarietà e dunque la dimensione di una  amministrazione più vicina al cittadino rimarrà uno dei principi ispiratori della Costituzione.

3. I poteri normativi del Governo vengono riequilibrati.  Nell’articolo 77 della Costituzione sono stati introdotti una serie di più  stringenti limiti alla decretazione d’urgenza per evitare l’impiego elevato che si   è registrato nel corso degli ultimi anni e la garanzia di avere una risposta   parlamentare in tempi certi alle principali iniziative governative tramite il   riconoscimento di una corsia preferenziale e la fissazione di un periodo  massimo di settanta giorni entro cui il procedimento deve concludersi.

4. Il sistema delle garanzie viene significativamente potenziato.

Sono rilanciati gli istituti di democrazia diretta attraverso il rafforzamento   dell’iniziativa popolare delle leggi e il referendum abrogativo e con l’introduzione, per la prima volta in Costituzione, di quello propositivo e   d’indirizzo,compreso anche il ricorso diretto alla Corte sulla legge elettorale. 

5. Viene operata una decisa semplificazione istituzionale. Si abolisce il Cnel e si sopprime qualsiasi riferimento alle Province quali enti   costitutivi della Repubblica realizzando una significativa semplificazione della  macchina amministrativa.

6. Si realizza un contenimento significativo di alcuni costi della politica    Si introduce un tetto all’indennità dei consiglieri regionali, parametrata a quello dei sindaci delle città grandi, il divieto per i consigli regionali di   continuare a distribuire soldi ai gruppi consiliari, viene ridotta di 220 senatori la rappresentanza parlamentare,si realizza la fusione degli uffici delle due   Camere e il ruolo unico del loro personale.  Il testo non è, né potrebbe essere, privo di difetti e discrasie.

E’   necessario però essere  consapevoli che, in Italia come in ogni altro   ordinamento democratico,le riforme le fanno necessariamente i  rappresentanti del popolo nelle assemblee politiche, non comitati di  esperti.   Lungi dal tradire la Costituzione, si tratta di attuarla meglio, per dare   risposte valide alle sfide di una competizione europea e globale che  richiede istituzioni più efficaci, più semplici, più stabili. 

La grande ed appassionata discussione nazionale che si sta tenendo al  centro e nelle periferie in queste settimane e che continuerà fino alla   vigilia della consultazione referendaria darà ai cittadini di conoscere   meglio le modifiche costituzionali che si vogliono introdurre e della loro   utilità per realizzare un governo migliore del Paese. Nel progetto di riforma non c’è forse tutto, ma c’è molto di quel che  serve, e non da oggi.  Il SI potrà garantire meglio di qualsiasi altra scelta tutto questo. 

Rino Dell’Anna
(Già sindaco di Nardò e deputato)