NARDO' - Ai modelli di partito/movimento costruiti e gestiti “ad personam” che ormai imperversano anche nella nostra città, vogliamo costruire e proporre un partito che fonda la propria proposta politica sui valori della partecipazione orizzontale, condivisione, trasparenza e responsabilità pubblica. Nei prossimi mesi, in vista del Congresso cittadino, sottoscriveremo un patto di comunità aperto per condividere un progetto di trasformazione del PD, orientato ad aprire quei confini identitari che rischiano troppo spesso di diventare barriere difensive, guardando alle competenze e alla passione civile di chi si impegna ogni giorno nella dimensione pubblica e associativa pur restando ancora diffidente nei confronti della militanza in un partito. Occorre un partito che formi i propri rappresentanti, senza la pretesa di produrre solo dentro le proprie mura qualunque ricetta amministrativa e di governo, ma che sia capace di trasferire anche dall’esterno le competenze e le passioni che già vivono nella società civile: luogo, quest’ultimo, che non può più essere inteso come il campo delle virtù contrapposto ai vizi della politica ma con il quale il PD possa sviluppare una virtuosa correlazione, col fine di rinnovare il primato della politica e riscoprire la vera ragione del nostro stare insieme.
I grandi momenti di democrazia, come tutti i livelli di Congresso, servono come carica per ritrovare unità e attraverso le persone e il Partito continuare a lavorare per la città.
Il documento allegato che apre la campagna congressuale per la mozione di Matteo Renzi è sottoscritto da: Daniele Parisi (delegato alla Convenzione nazionale Pd), Daniele Piccione e Lorenzo Siciliano (gruppo consiliare Pd) Lorenzo Durante (segreteria regionale Gd) on. Gregorio Dell'Anna, Antonio Tiene, Maurizio Leuzzi, Giovanni Siciliano, Alberto Calignano, Giovanni Portorico, Sandro Crisogianni, Anna Spenga, Marisa Sambati, Francesco Russo, Salvatore Falconieri, Antonio Pinna, Salvatore Vangelio, Francesco Polo, Lorenzo Potenza, Diego Marchese, Maria Grazia Zacchino, Agnese Manca, Maurizio Fachechi, Matteo Rizzo, Fernando Pusterla, Francesco Russo, Gianpiero Chirivì.
In questo ultimo periodo negli italiani è profondamente cresciuta la sensazione di essere in balia di situazioni e fenomeni incontrollabili capaci di ridurre la possibilità di influire sulle circostanze della propria vita. In molti si tratta di preoccupazioni di carattere economico, ma spesso questo sentimento di insicurezza va anche al di là ed investe la sfera della cultura, dell’identità e dello stile di vita. Le vicende di questi giorni ci consegnano infatti un’immagine dell’Italia stanca, impaurita, rassegnata. Sembra che il nostro tempo migliore sia alle spalle e che cambiare sia uno sforzo più impossibile che difficile. Per chi crede nella politica, nel valore e nella dignità della politica, sa che non è così, non può essere così. Ci meritiamo di più. Ed allora tocca cambiare verso, affrontare la paura con il coraggio, la stanchezza con l’entusiasmo, la rassegnazione con la tenacia. Spetta alla politica il compito di immaginare e realizzare una via di uscita. La politica però sta tardando a dare una risposta e di conseguenza il pragmatismo si sta trasformando in fatalismo agli occhi di una fascia sempre più crescente dell’opinione pubblica. Se l’investimento simbolico nella politica non è più vivo e forte come una volta ci si deve interrogare su quali debbano essere le nuove forme di organizzazione della militanza e delle competenze pubbliche, di quali strumenti rinnovati ma stabili di organizzazione di partito è indispensabile dotare la democrazia italiana. Una delle ragioni per cui si stenta a intravedere un’alternativa credibile all’avanzare della contestazione populista dipende proprio dal fatto che l’investimento simbolico nella politica e nella storia non è più vivo e forte come una volta. Per vincere queste preoccupazioni è indispensabile mettere in campo senza alcun indugio forze politiche popolari, capaci di elevare la qualità, la trasparenza e la responsabilità delle scelte democratiche. Per combattere i populisti che di fronte a un problema cercano subito un colpevole e non la soluzione, è necessario farsi portavoce di un riformismo empatico e popolare, che “senta” i problemi ancor prima di risolverli. La nostra sfida, oggi, è dimostrare che investire sul futuro, sul lavoro, sull’ambiente, sull’integrazione sociale, sulla cultura e sul capitale umano, è l’unico modo per restituire ai cittadini il controllo del proprio destino, anziché precipitare in una spirale di risentimento destinata a ridurre inesorabilmente ogni possibilità di essere protagonisti.
Di fronte all’insicurezza e smarrimento che serpeggia anche nella nostra Città non si può e non si deve rispondere chiudendosi nel proprio recinto. L’unico modo per farlo è riscoprire le capacità di governare un cambiamento. Per fare ciò serve una forza politica che guarda al futuro senza complessi e che sia all’altezza delle sfide del suo tempo: costruire una comunità più giusta ispirata ai valori della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà. Serve anche a Nardò un partito popolare che nell’epoca della delegittimazione dei partiti sia uno strumento di autentica partecipazione in grado di tradurre la rappresentanza politica in buona amministrazione, un partito aperto, innovativo e radicato sul territorio capace di prendersi cura del futuro delle persone e del territorio; un partito costruito sui valori della partecipazione dove essere democratici significhi interpretare i bisogni dei nostri cittadini. Per raggiungere tale obiettivo è necessario registrare una larga partecipazione di neritini alle primarie del PD del 30 aprile a sostegno della mozione di Renzi.
Contiamo insieme a te di riuscirci.