NARDO' - Arriva il Risi che non t'aspetti. A poco più di un anno dalla traumatica sconfitta subita ad opera di Pippi Mellone (... e più di qualcuno dei suoi) l'ex sindaco parla a tutto campo. E, per restare sul pezzo con la metafora calcistica, rivela di non aver appeso le scarpe al chiodo e di essere pronto a nuove sfide.
Ma il Pd, il suo partito sin dalla costituzione dello stesso, non è più la sua stella polare. Resta un alleato valido per le future battaglie del centrosinistra. Intanto arrivano anche le elezioni Politiche e Risi spiega che la Sinistra dovrà recitare la sua parte da protagonista. Non solo, ovviamente: la mente vola già alle prossime Amministrative ed al dopo-Mellone.
Risi, può essere Pisapia il nome giusto per il nuovo centrosinistra?
Credo di sì. Ha da poco chiuso la sua esperienza di sindaco di Milano con risultati eccellenti. E’ l’interprete e l’immagine di un centrosinistra pragmatico, che non annacqua la sua azione quotidiana nel brodo di un civismo senza identità, ma che si alimenta continuamente dei principi e dei valori del riformismo e della sinistra. Ha voglia di unire e sa come si fa.
Articolo 1 il movimento di D’Alema, Bersani e Speranza sosterrà Pisapia?
Si lavora ad una lista unitaria per le prossime politiche. Potrebbe chiamarsi “Insieme”. La manifestazione del 1° luglio a Roma ha un po’ rappresentato la prova generale. Direi ben riuscita. L’alleanza va ora allargata alle aree del cattolicesimo democratico e della sinistra desiderose di svolgere un ruolo fondamentale nell’Italia che verrà. L’on. Tabacci è uno dei fondatori. Mi piacerebbe ci fosse anche Vendola.
Da quanto non ti senti con Vendola?
Da poco prima che scadesse il suo secondo mandato di governatore. Non sempre il confronto con lui è andato liscio e non sempre ho condiviso le sue scelte. Ma non ho alcun dubbio sul fatto che sia stato il miglior governatore che la Puglia abbia mai avuto. Ha enormemente pagato le chiusure di tanti ospedali nella regione. Gli sprechi di tanti decenni e le esigenze condivisibili di una riorganizzazione più efficiente non hanno lasciato in questi anni grandi margini di manovra. Quando i nodi arrivano al pettine, se tiri forte strappi tutto e ti fai male.
Con Emiliano non c’è più dialogo?
No, purtroppo no. Emiliano ha avuto interesse a dialogare con me solo durante la sua campagna elettorale per le regionali. Il suo gruppo mi contrasta dal 2011. Ha scelto strategicamente l’alleanza con l’attuale sindaco di Nardò Mellone, camuffandola da collaborazione istituzionale. Il presidente della regione ha meno coraggio di quanto non voglia dimostrare. La verità è che il Pd è ormai alleato di Mellone. Si è consolidato un rapporto nato nel 2010. Il Pd si alleò con Mellone, contro di me, già alle comunali del 2011. Massimo d’Alema provò ad intervenire per impedire quella bizzarra alleanza, ma Emiliano fu irremovibile. Trascinò nella scelta quasi tutto il Pd leccese. Si distinsero solo Loredana Capone (allora emergente assessora di Vendola), Ernesto Abaterusso e Giuseppe Taurino. Il Partito Democratico pugliese cominciò a snaturarsi così. Ora è diventato una poltiglia di potere. Renzi e Orlando fanno malissimo a sottovalutarlo. Chi scherza con i princìpi e con i valori si brucia.
E’ per questo che hai lasciato il Pd?
Principalmente sì. L’alleanza del Pd pugliese con Mellone, con la muta acquiescenza dei vertici nazionali del partito, ha ridotto il Pd ad un terreno melmoso e impraticabile. Il progetto di Articolo 1 e di Pisapia mi appare molto più coerente con la natura del centrosinistra e con le esigenze vere del Paese. Senza un centrosinistra autentico e innovatore l’Italia muore.
Ha pesato nella scelta la tua vicinanza a Massimo D’Alema?
Per D’Alema ho stima a e gratitudine. Sono sentimenti che contano.
Ma il Pd di Nardò non è allineato su Emiliano.
Molti degli iscritti rimasti disapprovano l’alleanza con Mellone. Ma nelle prossime settimane aderiranno al partito i sostenitori dell’attuale sindaco di Nardò. Dei quattro consiglieri comunali eletti con la tessera del Pd solo uno, Paolo Maccagnano, ha deciso di aderire al nuovo corso imposto da Bari. Il consigliere Roberto My è passato con Articolo 1. I consiglieri Daniele Piccione e Lorenzo Siciliano sono coerentemente rimasti in minoranza. Come l’ex vicesindaco Carlo Falangone, dell’area “La Puglia in più”. Sono in quattro, ma stanno svolgendo un lavoro generoso e prezioso, per qualità e per quantità. Il loro sforzo deve essere particolarmente apprezzato perché operano senza sostegni finanziari e con pochissimi aiuti.
Restando al panorama cittadino. Quali prospettive per il centrosinistra?
Il centrosinistra a Nardò ha vinto le comunali nel 2002, nel 2007 e nel 2011. Nel 2016 ha perso per una manciata di voti, dopo aver stravinto al primo turno. Ci sono tutte le condizioni perché possa presto tornare ad essere la coalizione di governo della città. Ma bisogna rimboccarsi le maniche e costruire un’alleanza forte e larga fra sinistra riformista, liste civiche e centro moderato. Un’alleanza che si nutra di passione politica e di contatto con i cittadini. Per immaginare e realizzare la Nardò degli anni che verranno. Il destino di Nardò non può essere il degrado al quale Mellone la sta condannando. Nardò è un capoluogo di cultura, di sviluppo, di laboriosità, di arte, di civiltà. Mellone punta a conquistare la pancia della Città più inquieta, però non sa ascoltarne l’anima più autentica. Ma chi non è in sintonia con l’anima di questa Città, con la sua sensibilità, con i suoi sogni e con le sue sofferenze, non la può amministrare.