LA RIVOLUZIONE DEL 4 MARZO 2018 ENTRA NEI LIBRI DI STORIA
Il grave rischio è quello di non saperla leggere
Ma noi ci proviamo ugualmente a farlo, senza però voler annoiare. Dopo aver letto qualche decina di giornali, seguito decine di dirette televisive, ascoltato giornalisti in studio (perché sempre gli stessi?), eviteremo ogni sovrapposizione e non un solo concetto sarà ripetuto. Un semplice (!) racconto. Laconici.
Criterio di valutazione:
a) risultato conseguito; b) analisi del voto; c) neutralità rispetto alle forze in campo: né simpatia, né antipatia.
I VINCITORI (M5S e LEGA)
M5S - Voto 9
Troppo facile a dirsi: M5S e Lega, col primo che ha sbaragliato il campo. E con una curiosità: con queste elezioni, probabilmente, Nardò e la vicina Galatina risultano essere le città più grilline d’Italia. Da una parte la performance alla Camera di Soave Alemanno, dopo l’altra elezione di Cristian Casili alle ultime regionali. Galatina, poi, elegge ben tre penta stellati.
Primo partito il M5S come da previsione, forse non al punto da raggiungere il 32% circa, sia alla Camera, sia al Senato. Soprattutto al centro-sud, la sua terra di conquista, dove ha praticamente vinto tutte le sfide all’uninominale. Tutto ciò significa che il M5S ha fatto cappotto assicurandosi quasi tutti i seggi, indipendentemente dal fatto di chi fosse a concorrere, ottenendo in tutti i casi percentuali da capogiro, vicine al 40 e 50%. A dimostrazione del fatto di un voto anti-sistema, anti-ordinamento. Spazzatutto. Dove resta a casa tanta nomenclatura politica che ha vissuto queste elezioni come un incubo. La persistente crisi economica e un modello di società bloccata, soprattutto al Sud, ha favorito il voto plebiscitario del M5S, col significato di voler voltare pagina, di non sentire ragioni.
Le ragioni del loro successo: l’aver raccolto l’onda di disgusto che attraversava il Paese in molte fasce della popolazione e alimentato la speranza del cambiamento, attirando un non trascurabile numero di voti provenienti da sinistra, segnatamente dal Pd.
I M5S saranno chiamati a formare il governo. Lo faranno, anche se non sarà facile. E’ presto per le congetture, ma è evidente che nel futuro governo il M5S conteranno, eccome. Dovranno evitare errori. Nella nuova fase difficilmente sarebbero perdonati.
P.S. Nessuno si sogni di “far fuori” i M5S da un possibile governo (sempre che si riesca a farlo e non andare a nuove elezioni). In questo caso i M5S prenderebbero il 70% e governerebbero da soli!
LEGA – Voto 8
Obiettivamente non si è mai pensato che la Lega potesse prendere piede dalle nostre parti. Invece, è successo, con un roboante risultato nazionale e stavolta Salvini è riuscito a espandere la sua forza anche al di fuori del recinto padano. Ha agitato il tema dell’immigrazione, la paura del diverso, la sicurezza, l’antieuropeismo. Sempre in Tv. Per numero di voti oggi tallona il Pd! In Puglia sfiora il 7%. Inimmaginabile sino a qualche tempo fa. Ha ricevuto i complimenti della francese Le Pen che però, alla prova regina, ricorderete, venne messa all’angolo. Corre lo stesso rischio. Si dice che un governo M5S-Lega possa essere possibile. Da escludere, poiché Salvini, nella sua onnipotenza, mai si accontenterebbe di essere subalterno a Di Maio. Il successo conseguito lo incoraggia, invece, a lanciare un’Opa su Forza Italia, nel disegno di un presumibile smottamento e conseguente fagocitazione dell’alleato berlusconiano. In questi giorni si mostra insolitamente prudente e attendista. Se ne comprende il motivo. Come un esperto giocatore di carte (poker), punta sul fallimento di Di Maio per poi ricevere l’incarico di formare il governo. Ma a quel punto, c’è da giurarci, non parlerebbe più di flat tax.
GLI SCONFITTI (tutti gli altri)
Partito Democratico - Voto 3
Dramma di un partito che scende al minimo storico del 19% e lo espone a una concreta dissoluzione. Le prossime ore diranno del livello di scompaginamento a cui Renzi è riuscito a portarlo. Ma l’intera classe dirigente ha le sue colpe. Miope e complice. Si prospetta una sanguinosa resa dei conti. Le sue estemporanee dimissioni (le ha promesse dopo l’insediamento dei presidenti di Camera e Senato )sono servite soltanto a rendere evidente lo sbandamento di quello che è stato sempre considerato il maggior partito della sinistra. Partito arroccato, timido oltremodo quando si è trattato di difendere i ceti più deboli. In tutto questo appesantito dalla zavorra del rapporto con Forza Italia. Un patto pagato a carissimo prezzo. Infine, un “racconto” da parte del governo renziano che, soprattutto in fatto di lavoro e occupazione, non corrispondeva alla realtà.
Le prospettive sono fosche ed è quasi impossibile vedere una prospettiva. L’unica, forse, alla luce del game- over di Renzi, è rappresentata dalla “ lunga marcia” cui il partito è chiamato, senza guardare al tempo che scorre. Con facce nuove e nuova collocazione. Non si osa immaginare l’esito. Finanche quello di spaccarsi e cambiare nome.
Per la formazione del governo potrebbe esserci bisogno ancora del Pd, sia pure con la sua forza ridotta, agendo con l’alchimia dell’appoggio esterno di quella parte che cerca nell’accordo la sua àncora di salvezza.
Taluni giurano che sarebbe la sua fine.
Forza Italia - Voto 4,5
“Sostanzialmente” Berlusconi è out, scalzato da Salvini nella leadership del centrodestra.
Pare un esito irreversibile. Il sorpasso è il dato significativo di queste elezioni. Tuttavia è presto per considerarlo fuorigioco e starà attento a non farsi scippare dall’alleato parte della sua forza. Il dato elettorale lo ha deluso. Ha fatto buon viso a cattivo gioco,ritenendo di aver dato il massimo (vedi fattore-età, ineleggibilità) in una coalizione che, comunque, ha ottenuto il maggior numero di voti. Circostanza che – viene annotato – il Presidente Sergio Mattarella dovrebbe prendere in considerazione nel momento in cui dovrà dare l’incarico di formare il governo.
La legge elettorale gli dà una mano. Come nel caso del possibile coinvolgimento nel governo. La formula si troverebbe (per governo di scopo o qualcosa di simile). Vedi Pd.
FRATELLI d’ITALIA - Voto 4
Sinceramente non si comprende cosa ci stiano oggi a fare, così schiacciati tra FI e Lega. Slogan ripetitivi e una leader (Meloni) francamente inattuale. Buona verve, alti decibel e ossessione per sicurezza e immigrazione. Nella coalizione è destinata a contare come il due di briscola e ad essere risucchiata. Deludono le urne e le velleità della Meloni di diventare la prima donna Presidente del Consiglio sono da rimandare a una prossima occasione.
LIBERI e UGUALI - Voto 4,5
Voto molto deludente e non soltanto per loro colpa. Dato positivo (l’unico): l’essere approdati in Parlamento, ma la loro storia è tutta da costruire. L’operazione- spaccatura dal Pd non ha dato i frutti sperati e tutta la campagna elettorale è stata fiacca, senza caratterizzazione. Futuro molto incerto, legato alla costruzione della sinistra che, allo stato di cose, presenta ostacoli insormontabili. Nardò coinvolta ma, dato relativo, l’ex sindaco Risi consegue un discreto successo personale mentre D’Alema è al di sotto di ogni immaginabile risultato.
PIU’ EUROPA (Bonino) - Voto 4
Operazione fatta a tavolino. Senza esercito. L’elemosina delle firme. Non ha raggiunto il 3% e i suoi voti si sono riversati sul Pd. A goderne, più di tutti, Tabacci ( e altri due) che saranno in Parlamento.
FITTO - Voto 3
Per essere stata la “quarta gamba” della coalizione di centrodestra, doveva trattarsi di un tavolo molto traballante. Sconfitta secca e futuro molto incerto. La Puglia non lo (ri)conosce più! Per giunta, abbandonato da Paolo Perrone (ex sindaco di Lecce approdato a Fratelli d’Italia).
CASAPOUND - Voto 3
Formazione dichiaratasi fascista. Sotto l’1%. Ho sentito il capo Di Stefano lamentarsi di non essere mai andato in Tv (cioè, di non essere stato invitato). Cosa non vera. Eppoi, i rivoluzionari non dovrebbero dare tanto peso al tubo catodico. Irrilevanti a livello nazionale. A Nardò, invece, raccattano un migliaio di voti, Non sono pochi.
POTERE AL POPOLO - Voto 5
Trecentomila voti, ma non sono bastati a raggiungere il 3%. Si sono fermati a metà. Proseguiranno, ma il loro destino è legato complessivamente a tutta la galassia (lontana) che si riconosce in un’idea di sinistra.
LEGGE ELETTORALE - Voto 2
Una legge col trucco (voluta da Renzi, Berlusconi e Salvini e votata a colpi di fiducia!), per assicurarsi ciascuno la loro sicura rappresentanza. Si scoprirà che si trattato di una legge anticostituzionale, come le precedenti. Però, a danno fatto.
(LUIGI NANNI)