Ormai avviene di tutto con frequenti colpi di scena e sovrabbondanti schermaglie.
"Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur". E' amara la fredda constatazione di come siano in discesa il ruolo e il prestigio delle Istituzioni che sembrano in procinto di suicidarsi. Pesa su tutto il deperimento dei partiti, vecchi e nuovi, i quali non riescono ancora a darsi un’identità precisa, né producono classe dirigente formata e nemmeno un aggiornato nutrimento programmatico, frastornati, come sono, da lotte intestine, caratterizzate, a loro volta, dal dispotismo di alcuni autocrati che fanno e disfano a piacimento.
D’intralcio, vi è pure la crisi economica, ancora furente e bloccante, aggravata dalla citata, manifesta inconcludenza delle forze politiche che, al momento, si contrastano in modo fazioso. Sarà solo turbamento il nostro rispetto alle grandi analisi economiche e finanziarie di illustri professori che continuano a ripetere che senza l’euro le cose andrebbero peggio di come sono, ma anche i turbamenti contano.
Da quando fu modificato l’art. 119 della Costituzione che prevede la possibile applicazione di altri tributi impositivi locali, il portafoglio risulta di molto alleggerito rispetto a prima, oltre al fatto che con l’euro tutto è cresciuto nella spesa. La gente di fatto diventa sempre più povera ma ciò che pure preoccupa è la considerazione che tra le trappole della povertà c’è il crimine. I legami tra basso reddito e delitti sono sempre numerosi: maggiore bisogno economico, minore istruzione, maggiore disagio sociale di figli che non possono essere adeguatamente seguiti dai propri genitori, e, contemporaneamente, il sogno di un affrancamento attraverso un facile arricchimento. Per non parlare della criminalità organizzata che assolda manovalanza nei quartieri popolata dai meno abbienti.
Ma se non aumenta il benessere economico come si può ridurre il crimine molto più potente dell’impiego esibito dalle forze di polizia e dalla severità della giustizia? Risorgono antichi steccati e tornano in campo contrasti rissosi che apparivano sopiti e che, invece, nel gorgo dell’accennato dissidio globale spargono veleni, segni di invettive estremistiche. In più, sul fuoco delle discordie viene versata una cultura raffazzonata, affidata a prestigiatori improvvisati che, dal loro cilindro, mettono fuori una serie di pensieri e di intenti in nulla meditati, ma che concedono sollecitamente visibilità e accordano titoloni giornalistici.
Sono aspetti che vanno ricordati per capire che i contrasti necessari funzionano in un clima di normalità politica e se il popolo elettore si sente di divenire protagonista e, soprattutto, se su di esso non si travasano le mille questioni interne generali. (G.D’Oria)